Home Eco Lifestyle Mari di plastica, le rotte “maledette” dei nostri rifiuti

Mari di plastica, le rotte “maledette” dei nostri rifiuti

città: Olbia - pubblicato il:
mari plastica

mari plasticaMari plastica inquinamento… un circolo vizioso che nasce dal fatto che produrre plastica costa poco.

Ripulire l’ambiente dalla stessa è invece un onere enorme.

Che però è ormai fondamentale perché l’impatto ambientale su fauna, flora e uomini è quasi al limite della sopravvivenza.

Mari plastica e rotte maledette: nelle parole di Nikolai Maximenko, un oceanografo della School of Ocean & Earth Science & Technology che ha il privilegio di studiare i mari dalle Hawaii, c’è tanta preoccupazione.

Assieme al collega Jan Hafner, dell’International Pacific Research Center dell’Università delle Hawaii, forse non avrebbe mai immaginato che avrebbe messo a punto un modello, non tanto per studiare la rotta dei pesci, ma quella della plastica.

Che non solo crea isole artificiali (se ne contano orma cinque), ma sono ricettacolo di specie invasive che trasportate, anzi cullate, dalla plastica stessa, invadono territori che sarebbero stati a loro inaccessibili.

Il caso è oggi molto evidente dopo lo tsunami giapponese. Che a distanza di anni continua a far a riscontare effetti deleteri. Plastica di dimensioni variabili fino a diventare anche nano materie. Che poi diventa cibo.

“Non crediate che i pesci e i volatili siano stupidi perché mangiano la plastica” avverte Maximenko “Il fatto è che questa una volta in mare viene ricoperta da microalghe di cui gli animali sono ghiotti. E come se fossero caramelle per loro”.

Mari plastica e la situazione a livello mondiale

Ma se l’Oceano Pacifico piange, il Mediterraneo non ride certamente. Il video che segue è stato ripreso la settimana scorsa sull’Isola di Caprera. A Pochi metri dalla spiaggia in località Porto Palma.

Eppure siamo in un parco nazionale protetto, quello dell’arcipelago della Maddalena. Un tiro di schioppo dalle Bocche di Bonifacio. Come sarà arrivata tutta quella plastica? Colpa dei venti? Maleducazione delle persone?

E non è un caso unico. Nikolai Maximenko e Jan Hafner hanno annunciato che i loro studi verranno presto estesi al mar Mediterraneo grazie al supporto di Bio-on, azienda che produce plastica sì, ma quella buona.

Quella che si biodegrada e che è ottenuta da fonti vegetali rinnovabili senza alcuna competizione con le filiere alimentari. Il prossimo anno inizieranno gli studi. Saranno ben accette tutte le collaborazioni con Università locali.

Condividi: