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Cioccolato Venchi, degustazione alla scoperta del gusto ma anche della sostenibilità

città: Milano - pubblicato il:
cioccolato venchi

cioccolato venchiCome non amare il cioccolato, soprattutto quando un esperto gourmet ti accompagna a conoscere il prodotto e le sue svariate caratteristiche

È quanto accaduto alla degustazione del cioccolato Venchi – presso il negozio in piazza Gae Aulenti a Milano -grazie all’ospitalità e all’esperienza di GB Mantelli, direttore commerciale dell’azienda cuneense ma anche esperto gastronomo.

cioccolato venchiSiamo stati quindi trasportati tra le diverse fragranze e composizioni del cioccolato Venchi, capace di conquistare anche gli esigenti giudici parigini della Gourmet Selection 2017, che hanno assegnato al cioccolatino tiramisù il primo premio nella categoria Sapori del mondo.

Il cioccolato, si sa, è tra gli alimenti più apprezzati da grandi e piccoli e l’Italia ha una grandissima tradizione, artigianale e industriale, nella preparazione di questi prodotti.

Anche per questo, per introdurre il 140esimo anniversario della sua esistenza, è giusto dedicare al cioccolato Venchi una menzione particolare: oltre che buoni, infatti, i prodotti sono anche sostenibili e biologici.

Cioccolato Venchi: 140 anni di storia

cioccolato venchiLa storia del cioccolato Venchi inizia nel 1800 in Piemonte, grazie alla passione di Silviano Venchi che a 16 anni inizia a creare cioccolatini nel suo negozio a Cuneo.

In poco tempo la pasticceria Venchi diventa la più rinomata della città, apprezzata per la qualità degli ingredienti e per l’abilità nel presentare le sue creazioni come se fossero gioielli: una vera boutique del cioccolato.

L’azienda nasce però ufficialmente nel 1878, anno in cui Venchi lancia il Giandujotto 1878 con un minimo 32% di nocciole IGP Piemonte.

Con 140 anni di storia Venchi è oggi un’azienda che ha raggiunto una riconoscibilità internazionale: più di 350 ricette di cioccolato e 90 gusti di gelato, presente in 70 paesi, 88 negozi monomarca in tutto il mondo.

Nel 2018 Venchi festeggerà il suo 140esimo anniversario superando i 100 negozi nel mondo!

GB Mantelli e il cioccolato Venchi, passione e business

cioccolato venchiGB Mantelli è il vero deus ex machina del cioccolato Venchi: da sempre amante della cucina e delle arti, vive a Milano fino ai 13 anni e poi si trasferisce a Cuneo per aiutare il nonno a risollevare le 4 linee principali Venchi: giandujotto, nougatine, cioccolato base e cacao Due Vecchi.

A Cuneo GB è libero, a contatto con la natura e vicino al nonno, che abita proprio sopra il laboratorio e gli permette, quando vuole fare festa con gli amici, di usare questi locali a patto che sia GB stesso a creare le ricette dei dolci.

È così che ogni festa che GB organizza si trasforma in un momento magico di apprendimento dell’arte del cioccolato ed è lì che nasce la nuova anima del cioccolato Venchi.

Non solo cioccolato però: una grande passione – che si nota quando ci accompagna nella degustazione – porta GB Mantelli a combinare diverse provenienze di cacao con sali e spezie, molluschi, vini: una trasversalità culinaria in cui cioccolato è elemento di convivialità.

Cioccolato Venchi, sostenibilità oltre che qualità

cioccolato venchiPeculiarità del cioccolato Venchi, oltre alla sua qualità, è certamente l’attenzione dell’azienda alla sostenibilità.

I prodotti Venchi utilizzano materie prime coltivate da altri ma non per questo rinunciano ad acquistare materiali che garantiscano la sostenibilità della filiera.

In molti casi la materia prima è anche a produzione biologica ma, sicuramente, il focus dell’azienda è sulla sostenibilità dell’intero processo produttivo.

Tutti i prodotti sono gluten free e non utilizzano grassi animali o ingredienti artificiali.

Il cioccolato in Italia

cacao cioccolato venchiL’arrivo del cioccolato in Italia è avvolto nel mistero: si attribuisce infatti alla principessa Caterina d’Austria, figlia di Filippo II di Spagna e moglie di Carlo Emanuele I di Savoia, ma anche a Emanuele Filiberto di Savoia, capitano dell’esercito spagnolo.

Di sicuro però, nei primi anni dal suo arrivo in Italia, il cioccolato era una tradizione della sola corte sabauda, un prodotto conosciuto da pochi eletti.

E poco apprezzato, a causa dell’amarezza del cacao; solo grazie ai monaci, che crearono una bevanda liquida che ne stemperava la forza, cominciò a essere apprezzato e consumato; Antonio Ari fu il primo cioccolatiere a ricevere l’autorizzazione a vendere pubblicamente la cioccolata dalla Casa Reale Sabauda.

Torino vide quindi nascere la prima bottega specializzata in Italia, e si iniziò a gustare il cioccolato con il caffè. Prodotto che però aveva alti costi di produzione ed era destinato quindi ancora a una elite.

La svolta arrivò nel 1800 quando, abbattendo i costi di produzione, la tavoletta di cioccolato – che nel frattempo era diventata un’alternativa alla cioccolata liquida – divenne accessibile economicamente al grande pubblico.

A metà del diciannovesimo secolo la produzione di cioccolato conobbe una vera epoca di crisi, dovuta alle difficoltà di approvvigionamento del cacao.

Da questa necessità, l’ingegno e la creatività italiana diedero vita a un prodotto che in breve tempo divenne un successo planetario: il gianduiotto.

 

Piemonte: casa del cioccolato Venchi e distretto italiano del cioccolato

La storia del cioccolato non può prescindere dal Piemonte: è per questo motivo che dapprima la zona di Torino, poi di Novi Ligure e Alba, dopo l’avvento dell’industrializzazione, deve essere considerata il vero distretto del cioccolato italiano.

Qui, ogni anno, vengono prodotte più di 80.000 tonnellate di cioccolato, pari al 40% del totale nazionale.