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Inquinamento dell’aria nelle città: come contribuire per batterlo

città: Milano - pubblicato il:
inquinamento dell'aria
Immagine dallo spazio di Paolo Nespoli
inquinamento dell'aria
Immagine dallo spazio di Paolo Nespoli

La cosa più ingenua e sbagliata da dire in questi giorni in cui l’inquinamento dell’aria nelle città del Nord Italia è così elevato è “ma io cosa c’entro, la colpa è di…” facendo seguire quello che ognuno di noi ritiene essere il colpevole principale.

Così per il ciclista e il pedone la colpa sarà di automobili e riscaldamenti, per il trasportatore sarà colpa degli impianti di riscaldamento vetusti e delle industrie e così via, in un infinito e inutile scaricabarile.

La verità è invece che tutti noi abbiamo colpa ma – per affrontare in modo responsabile e positivo il problema dell’inquinamento dell’aria nelle città – soprattutto ognuno di noi può fare qualcosa.

A supporto di queste brevi righe, pubblichiamo il parere di un esperto del settore – Riccardo Bani, presidente di Teon – che ci dà un quadro sull’inquinamento dell’aria e alcune possibili soluzioni con alcuni dati relativi alla città di Milano.

Inquinamento dell’aria: cosa possiamo fare per contrastarlo

Come ormai da diversi anni, anche quest’anno si torna a parlare di inquinamento dell’aria nelle nostre città. È purtroppo troppo eloquente e allarmante l’immagine scattata dall’astronauta Paolo Nespoli che immortala stamane lo smog sull’intera pianura padana.

La situazione peraltro peggiora di anno in anno anche per la riduzione della piovosità provocata dai cambiamenti climatici. I grandi colpevoli, soprattutto nei centri urbani sono sempre i soliti: le auto e il riscaldamento.

E disarmanti sono anche le soluzioni: attesa della pioggia e limitazione del traffico ai diesel più datati.

In realtà quest’anno alcune città del nord hanno anche cercato di introdurre una campagna di sensibilizzazione per tenere le caldaie ancora spente, visto le temperature alte registrate negli ultimi giorni.

Ma è necessario e improcrastinabile lavorare concretamente per un modello di città dotata di mobilità e riscaldamento sostenibile oggi fattibile grazie alla tecnologia.

E i sindaci delle principali città metropolitane del nord dovrebbero farsi promotori di simili progetti dando dove possibile per primi l’esempio.

Si perché ridurre, o addirittura eliminare, l’inquinamento dell’aria in città è possibile. Nel riscaldamento per esempio attraverso una tecnologia semplice ed economica potremmo riscaldare i nostri edifici senza utilizzare i combustibili fossili.

Se a Milano sostituissimo la metà degli impianti per il riscaldamento a gasolio potremmo dimezzare le emissioni in pochissimo tempo.

Considerando la sola anidride carbonica, l’intervento avrebbe l’effetto equivalente di togliere dalla circolazione 134.000 auto in città (su di un parco registrato di circa 700.000 automobili): una coda più lunga della distanza Milano-Roma. Per le famiglie milanesi vorrebbe dire respirare aria più pulita e risparmiare sulla bolletta energetica.

Inquinamento dell’aria, il luogo comune da sfatare

Quello del riscaldamento è considerato, a torto, un settore nel quale è pressoché fatale l’uso di combustibili fossili e quindi per riscaldarsi è necessario emettere polveri sottili e altri inquinanti.

In realtà le pompe di calore sono molto più efficienti delle caldaie, non emettono inquinanti nel luogo d’uso e fanno ricorso al 70%-80% di energia rinnovabile.

La firma del protocollo di Kyoto ha dato l’avvio a una grande trasformazione nel settore della produzione di energia elettrica in Italia così come nella mobilità.

Oggi, per esempio, il 40% dell’energia elettrica consumata è generata da fonti rinnovabili, in particolare da impianti fotovoltaici o eolici, anche attraverso un nuovo modello di produzione rinnovabile diffusa.

La diffusione (incentivata) di veicoli elettrici e biocombustibili sta aprendo le nostre città a una mobilità sempre più sostenibile.

Nessun progresso di rilievo invece, nel settore del riscaldamento, al punto che oggi esso rappresenta la principale fonte di inquinamento delle nostre aree urbane in termini di PM10.

In media, il contributo fornito dal riscaldamento alle emissioni di particolato primario è pari a circa il 43%. Non solo; sebbene le emissioni provenienti dal settore industriale e dai trasporti su strada siano diminuite dal 2000 del 63% e del 50% rispettivamente, quelle da riscaldamento sono aumentate del 47% (e del 62% a livello nazionale).

Un andamento simile si riscontra per le emissioni di monossido di carbonio (CO). È proprio in questo contesto che si inseriscono le pompe di calore, per offrire una soluzione concreta quanto unica a migliorare la qualità dell’aria – ormai irrespirabile – nelle nostre città.

La trasformazione avviata nei mercati dell’energia elettrica e dei trasporti si può davvero realizzare velocemente anche nel settore del riscaldamento, riducendo in modo strutturale il ricorso a combustibili fossili e le loro emissioni nocive nel microclima cittadino, evitando soluzioni inefficaci e contingenti.

Le pompe di calore usano energia rinnovabile

Sono macchine intrinsecamente ben più efficienti delle caldaie perché non creano energia termica ma la estraggono da una sorgente fredda trasportandola a una destinazione calda e, visto che fanno il contrario di quello che farebbe madre natura, hanno necessità di consumare energia elettrica, anche se in quantità di molto inferiore all’energia offerta (detta utile).

Per rendere disponibile in ambiente 100 unità di energia termica, una caldaia deve bruciare circa 120 unità di energia chimica del combustibile fossile o biomassa: le pompe di calore invece utilizzano 30 unità di energia elettrica (a zero emissioni in-loco) per rendere disponibili le stesse 100 unità di energia termica utile, estraendole dalla fonte rinnovabile (acqua o aria).

Il valore per una città come Milano

Nel solo comune di Milano sono oggi presenti oltre 2.000 centrali termiche a gasolio di taglia media pari a 200kW, utilizzate per il riscaldamento centralizzato.

Durante la stagione invernale (15 ottobre-15 aprile) queste caldaie riversano nell’aria della città circa 12,7 tonnellate di PM10, 250 tonnellate di SO2, 150 tonnellate di NOx e più di 188mila tonnellate di CO2.

Sostituire, per esempio, la metà di questi impianti con la tecnologia della pompa di calore (una penetrazione dell’1,5% rispetto alle centrali termiche complessive del Comune) implicherebbe il dimezzamento di tutte emissioni sopra indicate.

Considerando la sola anidride carbonica, l’intervento avrebbe l’effetto di togliere dalla circolazione 134.000 auto in città (su di un parco registrato di circa 700.000 automobili): una coda più lunga della distanza Milano-Roma.

Non solo: la bolletta a carico dei cittadini interessati sarebbe ridotta di circa 26 milioni di euro ogni anno (ovvero del 60% della spesa indirizzata, pari a circa 43 milioni di euro) e il risparmio equivalente di carburante per auto di ulteriori 80 milioni di euro. Non consideriamo poi l’effetto sulla salute (e relativi costi) dei milanesi.

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