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Cop23, si apre a Bonn la conferenza internazionale sul clima

città: Milano - pubblicato il:
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cop23 climate changeSaranno giorni importanti per il futuro del clima o, come negli altri appuntamenti avremo più domande che risposte dalla Cop23?

Lo vedremo nelle prossime ore con gli occhi puntati su Cina e Stati Uniti.

La conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul climaCop23 – vede quest’anno la partecipazione di oltre 190 delegati da tutto il mondo con l’obiettivo di concordare le regole per l’applicazione dell’accordo di ParigiCop21 – entrato in vigore il 4 novembre 2016.

L’accordo in questione si proponeva di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C rispetto al periodo preindustriale per limitare l’effetto dannoso dei cambiamenti climatici.

Purtroppo però la tendenza a lungo termine della temperatura media superficiale della Terra va nella direzione sbagliata: gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai registrati finora, con una temperatura media globale superiore di 1,1°C rispetto al periodo preindustriale.

E le cose non vanno meglio quest’anno visto che ad aprile si è raggiunto un picco storico nella concentrazione di CO2 con 410 ppm, il valore più elevato degli ultimi 800mila anni. A questo punto c’è una soluzione sola, tagliare drasticamente le emissioni di CO2 in atmosfera.

La Commissione Europea ha posto come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO2 del 40% al 2030 e dell’80% al 2050 rispetto ai valori del 1990 – anno in cui è stato raggiunto il picco massimo.

“Nonostante negli ultimi tre anni la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera dalla combustione di combustibili fossili sia rimasta pressoché stabile” commenta Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’Enea “la concentrazione in atmosfera ha raggiunto valori eccezionali, con livelli medi atmosferici di CO2 che hanno raggiunto nel 2016 le 403 parti per milione (ppm), il 44% in più rispetto ai livelli preindustriali”.

“Ma c’è una ragione abbastanza semplice per cui la recente stabilizzazione delle emissioni globali non si è tradotta in una stabilizzazione della concentrazione dei livelli di CO2 in atmosfera. Un pianeta più caldo rende sia la biosfera che l’oceano meno efficienti nell’assorbire CO2 dall’atmosfera. L’oceano e la biosfera terrestre assorbono attualmente solo il 50 percento delle emissioni di CO2, mentre il restante 50 percento delle emissioni continua quindi ad accrescere la concentrazione presente in atmosfera”.

Purtroppo però quanto vuole l’Europa non basta e dobbiamo osservare attentamente quanto accadrà nei fatti dall’operato di Cina e di Stati Uniti per ridurre in maniera drastica le loro emissioni: dei 36 miliardi di tonnellate di CO2 a livello globale ogni anno, infatti, il 30% è emesso dalla Cina, il 15% dagli Stati Uniti e soltanto il 10% dall’Europa.