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No al glifosato: ecco quali sono le alternative biologiche

città: Pisa - pubblicato il:
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Italia e Francia hanno ribadito il loro no al glifosato, che è un prodotto che mette potenzialmente a rischio la salute di tutti noi, dell’ambiente e della biodiversità.

E nel frattempo i centri di ricerca stanno lavorando affinché si possano sfruttare nuove forme di pesticidi. Succede anche all’Università di Pisa dove un gruppo di ricercatori di Scienze Agrarie e Farmacia è partito proprio dal prendere in considerazione l’efficacia delle sostanze naturali per combattere le piante infestanti in modo ecologicamente sostenibile.

Per saperne di più abbiamo interpellato uno dei ricercatori, Stefano Benvenuti al quale abbiamo chiesto innanzitutto i presupposti della ricerca?

Da ormai diversi decenni l’agricoltura convenzionale si basa sull’uso di erbicidi di sintesi. Purtroppo il loro impatto ambientale, nonché i relativi residui nei prodotti alimentari ottenuti, sono sempre più considerati una criticità.

In particolare l’uso del glifosato, l’erbicida decisamente più utilizzato nel mondo, ha destato crescenti allarmi sia in termini di impatto negli ecosistemi che sotto un profilo di residualità nei prodotti.

Un chiaro esempio è rappresentato negli ultimi tempi dalla birra al glifosato in quanto un uso non inopportuno di questo prodotto nella cerealicoltura ha implicato una preoccupante residualità nel prodotto finito. La ricerca di alternative, soprattutto a questo erbicida non selettivo, ha ispirato la ricerca verso l’individuazione di sostanze naturali ad azione fitocida.

Oltre alle sopraccitate esigenze nel comparto agricolo sono inoltre più richieste modalità di gestione eco-compatibile della flora urbana dal momento che l’uso di sostanze convenzionali sono assolutamente poco indicate per un loro utilizzo nelle aree abitative su cui è centrata la nostra quotidianità.

Da quale intuizione siete partiti?

La natura e i meccanismi di funzionamento degli ecosistemi lasciano spesso spunti di applicabilità agronomica potenzialmente interessanti e innovativi. Tali osservazioni sono, in altre parole, una sorta di Codice da Vinci da interpretare e valorizzare.

Gli studi, definibili preliminari alla presente ricerca, sui meccanismi di interazione allelopatica pianta-pianta (una sorta di interferenza degli organismi vegetali per prevalere sulle altre specie) ha ispirato questa sperimentazione.

In particolare, l’evidenza che gli oli essenziali siano alla base delle strategie di sopravvivenza di alcune specie spontanee in termini di auto-difesa dalle avversità ha suggerito di poter utilizzare tali virtù per scopi agronomici. In sintesi abbiamo pensato: chi meglio delle erbacce, che sanno difendersi da sole, possono offrirci sostanze naturali da utilizzare per difendere le nostre colture?

Dal punto di vista ambientale (aria/acqua) quali le ricadute positive?

Da un punto di vista ambientale l’uso delle sostanze naturali studiate non comporta alcun impatto né in termini di tossicità per l’aria né per l’acqua. Ovviamente, come per qualsiasi sostanza, entro un range dose-dipendente ma assolutamente al di sotto di qualsiasi rischiosità.

In altre parole queste sostanze non alterano la funzionalità biologica degli agro-ecosistemi, oggetto del loro utilizzo, e neppure quella degli ecosistemi naturali o antropizzati circostanti.

Va inoltre sottolineato che neppure la produzione delle biomasse eventualmente destinate all’estrazione degli oli essenziali potrebbe comportare un impatto per l’ambiente. La sperimentazione effettuata ha infatti focalizzato l’attenzione proprio su specie rustiche, vere e proprie infestanti, e pertanto poco esigenti in termini di input agronomici necessari per la loro coltivazione.

Cosa manca perché questo progetto diventi realtà?

Mancano investimenti mirati a sviluppare questo settore nonché la pazienza di mettere a punto formulati commerciali che oltre a una loro efficacia agronomica risultino sostenibili anche sotto un profilo economico.

Questo ultimo aspetto è la forte criticità di questa filiera di innovazione agronomica. Ciò dal momento che oggi i costi di produzione delle biomasse vegetali, l’estrazione degli oli essenziali e la preparazione degli ipotetici formulati commerciali sono decisamente lontani da una loro applicazione in tempi brevi.

Va tuttavia sottolineato che tutte le novità affermatesi, personal computer compreso, sono partite da una improponibilità economica che poi nel tempo è stata resa sostenibile da una ottimizzazione dei costi di produzione.

E in che tempi avremo un’alternativa al glifosato?

Sarebbe un eccesso di ottimismo ritenere che l’uso di queste sostanze possa essere vicino. Si confonde infatti spesso il mondo della ricerca con quello dell’applicazione delle eventuali scoperte effettuate. Oltre a una ulteriore sperimentazione, l’affermazione degli erbicidi naturali dovrà implicare anche i tempi necessari per una loro registrazione ufficiale come nuovi fitofarmaci attraverso le procedure previste.

Ciò sia in un contesto di agricoltura convenzionale che in un panorama agronomico ispirato a valorizzarli in sistemi colturali biologici. Tuttavia un deciso ottimismo di una concreta e non remota evoluzione del settore appare scaturire dal grande consenso che i cittadini mostrano nei confronti di novità eco-compatibili velocizzando così i potenziali investimenti in questa direzione.

I consumatori attribuiscono infatti sempre più importanza al mangiar sano in un contesto di sostenibilità ambientale a vantaggio dell’uomo e della biodiversità degli ecosistemi a lui circostanti.