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Industria della canapa, in Italia c’è grande interesse sull’argomento

città: Milano - pubblicato il:

Alimentazione, bioedilizia, stoffe e abiti, cosmetica e vasi: oltre a diversi componenti di design made in Italy. E anche stampanti 3D di acciaio e componenti di… canapa.

Sì perché tutto quello che abbiamo visto al Salone Internazionale della Canapa di Milano era fatto di canapa. Coltura che racchiude in sé l’emblema della nuova economia circolare: dal campo allo scaffale della canapa si riesce a non buttare via nulla. E semmai la si può anche riusare. Sempre che la si trovi…

Tra le novità viste in fiera, spicca sicuramente la S3D Printer di tipo Fdm (con rilascio, cioè, di materiale su strati) con tecnologia Delta. A proporle è Kanesys già nota per aver ideato un refil da stampante tratto proprio dalla canapa.

Il nuovo progetto delle stampanti ha richiesto due brevetti internazionali. Nell’idea dei produttori anche un interessante progetto di fabbrica sociale. È quanto ci racconta Antonio Caruso.

Uso della canapa in edilizia

Le malte naturali – come la terra cruda – le hanno usate anche per costruire il padiglione Expo 2015 del Marocco. Ma poi i cugini Guglielmino, dell’omonima cooperativa attiva dal 1870, non si sono fermati e ora anche attraverso la collaborazione con il CNR di Messina (che sta certificando i risultati in termini di efficienza energetica) puntano all’uso della canapa a chilometro zero. Ovvero producendola in rete con gli agricoltori siciliani.

Che è poi quello che sta avvenendo un po’ in tutte le Regioni d’Italia. Potremmo chiamarlo orgoglio canapa a km zero… Così, in Campania troviamo Campanapa, una cooperativa di agricoltori che sta portando avanti anche uno studio approfondito sempre in tema di edilizia biologica.

Lo scorso luglio” racconta PierPaolo Pedicini, referente del progetto in Campanapaè stato firmato un protocollo di intesa tra Ance Benevento,la nostra associazione e l’Università del Sannio – Dipartimento di ingegneria DING, con l’obiettivo di intensificare la collaborazione tra i principali protagonisti dei processi innovativi nel settore dell’edilizia sostenibile e di unire competenze diverse in una strategia territoriale comune“.

La disponibilità di canapa da impiegare in prodotti per la bioedilizia, è esclusività di pochi o comunque la materia prima è reperibile in contesti molto limitati.

Allora, “l’idea è quella di creare una filiera a km zero” sottolinea Pediciniovvero un processo produttivo che parta dal riuso e dalla lavorazione degli scarti della canapa (fibre e canapulo) coltivata interamente dai soci di Campanapa, fino ad arrivare alla messa a punto di prodotti con prestazioni e caratteristiche tecniche specifiche e, non per ultimo, riciclabili e biodegradabili“.

Ma anche l’Abruzzo e il Triveneto non vogliono stare a guardare. Mario Leone Florian owner di Effedue di Treviso prende gli scarti di canapa e mescolati a calce ne fa vasi biologici visto che non contengono sostanze chimiche di sintesi. “L’ambiente ne beneficia due volte perché anche la pianta vive meglio in questi vasi grazie a un microclima che si crea“.

Il fatto poi che non ristagni l’acqua serve a diminuire la crescita delle larve della zanzara tigre.

Realizzare tessuti di canapa

tessuti e moda con la canapaTornare a lavorare i filati di canapa anche in Italia è il sogno di tanti. Ma i problemi non mancano.

A partire dalla concorrenza francese (che non ha mai smesso di credere in questa coltura e non ha mai smesso di valorizzarla anche nel comparto tessile), passando per il risultato: spesso la canapa – che è e rimane un filato rustico – può costare tanto quanto la seta. Questo perché la disponibilità di fibra è veramente limitata: in Italia secondo le ultime stime non si va molto in là dei 2.700 ettari coltivati a canapa (fonte Federcanapa).

Eppure, non sono poche le sartorie italiane che puntano a creare abiti in canapa dove la creatività va braccetto con la sostenibilità. Fiorella Ciaboco, per esempio, ammette di essere stata affascinata dal potenziale della canapa perché non ha bisogno di pesticidi per crescere e svilupparsi.

Per questo ho creato una mini collezione di abbigliamento con questo tipo di fibra affidandomi a un’artista che ha dipinto a mano i miei capi“.

La coltura della canapa significa anche tanta ricerca

La stessa che crede fortemente in questa coltura che è una vera e propria manna. Diversi sono i progetti incubati nei laboratori. Uno di questi fa capo a Nicoletta Ravasio dell’Istm Cnr di Milano dove si sta studiando un polimero tratto dalla canapa che avrà una tale resistenza e conformità che potrebbe dare vita a una tavola da surf o a uno snowboard. Segno che siamo in piena ricerca biotecnologica. E difficilmente si potrà sfuggire a questo richiamo.

E il Salone della canapa di Milano ne ha dato una prova concreta. “Direi che è stato un grande successo sia di pubblico che di presenze qualificate” commenta Beppe Croce, presidente di Federcanapa “Finalmente un bel salto di qualità rispetto alle solite fiere ambigue di growers“. A Croce abbiamo rivolto qualche domanda per capire meglio i perimetri di questo comparto agricolo/industriale.

Dati della canapa oggi in Italia: quanto, come e dove si coltiva?

Secondo le nostre stime, quest’anno dovremmo essere sui 2.700 ettari. Ma per l’appunto sono stime basate sulla conoscenza dei principali distributori di semi di canapa in Italia. Non possiamo escludere che altre realtà si approvvigionino direttamente di semi all’estero o seminino parte delle sementi acquistate l’anno prima”.

“Quanto alla distribuzione geografica, le principali regioni sono Puglia e Campania al sud, Marche e Lazio al centro e Piemonte e Veneto al nord. Tornando a quanta canapa si coltiva, sicuramente avremmo anche più ettari se non ci fosse il limite della reperibilità delle sementi”.

“Nel 2018 il problema sarà ancora più grave, come abbiamo già denunciato, per la mancanza di sementi di varietà italiana. In questi ultimi vent’anni, ossia da quando la canapa industriale in Italia è stata riabilitata, sulla riproduzione del nostro patrimonio genetico è stato fatto poco più che zero”.

“È una situazione intollerabile e abbiamo chiesto al CREA di non concedere più a nessun privato l’esclusiva di riproduzione delle varietà nazionali perché questo favorisce o il lassismo o speculazioni commerciali (tanto ce le ho solo io)”.

Quali sono le applicazioni più promettenti della canapa

easyjoint semi canapaIn questo momento tutto il mercato è sotto l’effetto ciclone della cosiddetta cannabis light. Sulla scia del successo di Easy Joint e Mary Moonlight moltissimi giovani oggi vogliono mettersi a coltivare canapa per produrre fiori per queste nuove aziende o per venderli direttamente sui mercati locali.

EasyJoint pagava quest’anno oltre 150 €/kg per infiorescenze di qualità.

Valutando prudenzialmente una resa in fiori buoni di circa mezza tonnellata/ettaro, fanno 75.000-100.000 euro/ettaro che vanno in tasca al produttore. Quale coltura legale può dare un simile reddito? Ci guadagnano tutti, perché poi EasyJoint vende i fiori secchi di Eletta a 17 euro per 9 grammi, mentre Mary Moonlight li vende al doppio.

Il che significa che questi fiori si rivendono sul mercato a prezzi da capogiro, ossia a 2-4.000 euro al kg. Dieci, venti volte tanto quello che hanno pagato all’agricoltore. È evidente che è un effetto meteora che ha avuto il merito di infiammare il mercato della canapa, ma che non può durare a lungo.

Sicuramente le infiorescenze di canapa, anche se a basso tenore di Thc, sono uno scrigno di biomolecole di alto valore salutistico e in parte terapeutico, a partire dal CBD, che meritano di essere apprezzate e utilizzate.

Ma non a questi prezzi assurdi. Noi vorremmo che l’uso delle infiorescenze venisse apertamente riconosciuto dalla legge italiana e che si ponessero delle regole. Perché è proprio questa incertezza normativa, questa assenza di regole chiare, che alimenta prezzi folli e usi ambigui di materiale di ambigua provenienza.

Conti alla mano quanto si può guadagnare investendo nella coltivazione della canapa a scopi industriali? Certo, dopo le cifre da capogiro della cannabis light, è un po’ deprimente tornare alla realtà prosaica della canapa a usi industriali, che sia seme, fibra o canapulo.

Quanto può dare un campo di canapa ben coltivato e con filiere di trasformazione funzionanti? Valorizzando semi e paglie si può arrivare sui 2.000-2.500, anche 3.000 quando si sapranno ottenere ottime rese. Se si puntasse anche sui fiori, il reddito sicuramente potrebbe crescere. Ma è impossibile dare oggi un valore di mercato attendibile sul fiore. Perché appunto siamo ancora sotto l’effetto delle sirene cannabis light.

Il nostro auspicio è che gli agricoltori italiani sappiano valorizzare tutte le parti di questa pianta straordinaria.