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La sharing economy guarda al business

città: Milano - pubblicato il:
piattaforme collaborative

A Sharitaly si indagano le trasformazioni in atto sul fronte delle piattaforme collaborative e del crowdfounding.

Il mercato italiano dell’economia collaborativa è in fase di trasformazione. A fronte del consolidamento delle piattaforme internazionali, le realtà nazionali più deboli escono dal mercato, ma ne nascono di nuove, e quelle che meglio resistono alla concorrenza dei big player sono sempre più specializzate e spesso in rete tra loro.

L’apertura a nuovi modelli di collaborazione con terze parti, sia business sia non profit, con l’obiettivo di generare ulteriori possibilità di crescita attraverso un’offerta diversificata, e di favorire la costruzione di filiere inedite rappresenta la novità più interessante della ricerca presentata ieri durante la prima giornata di Sharitaly 2017 – Platforms in action, evento leader in Italia sull’economia della collaborazione curato e organizzato dall’associazione Collaboriamo e TRAILab, laboratorio di ricerca sulle azioni trasformative dell’Università Cattolica di Milano.

Le piattaforme collaborative di sharing economy si stanno aprendo, integrando la loro tradizionale offerta peer to peer con una rivolta anche al business e al terzo settore. Nascono nuove opportunità per i servizi collaborativi ma anche per grandi e piccole imprese, per cooperative e associazioni lasciando intravedere la creazione di nuove filiere” spiega Marta Mainieri di Collaboriamo “Non solo: il modello collaborativo trova il suo ambiente ideale nelle piattaforme digitali, ma può essere applicato anche al territorio come nuovo modello di sviluppo economico e sociale“.

Le piattaforme collaborative si aprono a nuovi mercati

  • nonostante l’offerta p2p rimanga l’attività principale delle piattaforme collaborative, la ricerca evidenzia che circa un terzo delle 125 piattaforme censite ha un’offerta orientata anche al business profit e non profit
  • l’internazionalizzazione delle piattaforme fatica a crescere perché non trainata da grandi investimenti, ma aumenta la consapevolezza degli imprenditori che considerano sempre più strategico aprirsi all’estero per aumentare la propria customer-base
  • il 67% del mercato delle piattaforme è ancora prevalentemente locale o nazionale e il 35,6% ritiene importante essere presenti anche a livello internazionale ma considera prioritario consolidarsi prima sul mercato nazionale/locale
  • il 77,7% dei soggetti intervistati dichiara infatti che la presenza di un’assicurazione sulle transazioni fra pari sia fondamentale per aumentare la fiducia nella piattaforma

La classifica per settori conferma in testa e in crescita i servizi alle persone (pari al 20% delle piattaforme collaborative analizzate), dove emergono ambiti nuovi come quello immobiliare. Seguono fra gli altri i trasporti (pari al 14,4% in calo significativo), i servizi di scambio/affitto/vendita (14,4%), servizi alle imprese (9,6%), turismo (12,8%), cultura (8,8%).

L’equity traina il crowdfounding

Segnali positivi arrivano anche dal settore del crowdfunding, secondo quanto emerge dal Report sulle piattaforme di crowdfunding, presentato da Ivana Pais (Università Cattolica) e Claudio Bedino (Starteed.com).

Si sono ormai consolidate le principali piattaforme, con una specializzazione rispetto ai modelli di crowdfunding proposti e agli ambiti di intervento” commenta Pais “Si rileva una crescita delle campagne proposte da grandi organizzazioni, profit e non profit, che integrano il crowdfunding nelle loro strategie di fundraising, ma soprattutto di marketing e di R&D“.

Il report mostra un mercato in forte slancio, con un significativo tasso di crescita (+45% rispetto al 2016), superando la soglia complessiva di investimento di 41 milioni di euro. Il crowdfunding si conferma sempre di più uno strumento importante per finanziare progettualità in diversi ambiti.

Più nel dettaglio, il 2017 è stato in particolare l’anno dell’Equity Crowdfunding, che ha visto un incremento pari al 150%, con una raccolta rivolta a startup e Pmi che ha superato gli 11 milioni di euro, portando a 78 le imprese che hanno raccolto capitali attraverso questo strumento.