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Insetti nel piatto, via libera da gennaio 2018. Ma c’è chi dice no

insetti nel piatto

Gli insetti nel piatto: dal primo gennaio 2018 si potrà mangiarli senza incappare in sanzioni dei Nas. È il regolamento Ue che lo permette dopo aver istituito un elenco di novel food, autorizzati – per gradi – alla commercializzazione tra gli Stati Membri.

Il che significa che si potrà, proprio con i primi giorni del nuovo anno, coltivarli, cucinarli, digerirli anche nel nostro Paese.

Bruchi, coleotteri, formiche o cavallette, oppure grilli e millepiedi, farfalle, cimici d’acqua, e anche vermi della farina. O ancora, scorpioni dorati dalla Cina e neri dalla Thailandia: in una recente manifestazione organizzata dalla Coldiretti sono sfilati i protagonisti della novel food.

Nuovi ingredienti e anche nuovi menu che inseriranno gli insetti nel piatto in modo innovativo, prelibato e invitante… si spera!

Consigliati dalla Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e già nei piatti di almeno 2 miliardi di persone, parte delle 2mila specie di insetti considerate commestibili potrebbero venire allevate anche in Italia.

Ma, Angelo Ciocca non ci sta: l’europarlamentare della Lega Nord ha appena depositato un’interrogazione in Regione Lombardia per regolamentare – si intuisce restringendo – gli allevamenti di insetti.

In realtà c’è chi teme altri rischi: ovvero che sia poco salubre mangiare questo genere di cibo. In effetti, tra l’altro potrebbero esserci pericoli biologici e chimici nei prodotti alimentari e nei mangimi derivati da insetti.

Abbiamo quindi sentito il parere dell’European Food Safety Authority (Efsa) che ha affrontato la questione anche dal punto di vista dell’allergenicità e dei pericoli ambientali connessi all’uso di insetti allevati come cibi e mangimi.

E proprio l’Efsa ha concluso che quando gli insetti vengono nutriti con sostanze per mangimi attualmente autorizzate, la potenziale insorgenza di pericoli microbiologici è prevedibilmente simile a quella associata ad altre fonti di proteine non trasformate. Quanto al trasferimento di contaminanti chimici da diversi tipi di substrato agli insetti stessi i dati disponibili sono limitati.

Si suppone” conclude l’autorità con buona pace dei pessimisti “che la probabilità di comparsa di prioni (proteine abnormi che possono causare malattie come l’encefalopatia spongiforme bovina (Bse) nel bestiame e la malattia di Creutzfeldt-Jakob nell’uomo, sia uguale o inferiore se il substrato non comprende proteine ricavate da deiezioni umane o di ruminanti“.

Insomma la mucca pazza insegna ma, per il momento l’insetto pazzo è scongiurato.

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