Home Eco Lifestyle Altopiano di Asiago: la magia della foresta raccontata in un libro

Altopiano di Asiago: la magia della foresta raccontata in un libro

città: Vicenza - pubblicato il:
altopiano di asiago

L’Altopiano di Asiago e la sua la foresta raccontati in un libro. Boschi a perdita d’occhio. Rinati dopo il disastro della prima guerra mondiale. Sono quelli che si estendono e ricoprono l’altopiano.

Decine di migliaia di ettari che ospitano una ricca varietà di specie vegetali e animali. Una straordinaria varietà di abitanti che cambia a seconda delle zone e dell’altitudine: dalle forme ad arbusto delle roverelle e dei carpini alle colonne monumentali degli abeti e dei larici, per poi accucciarsi di nuovo alle forme striscianti dei mughi.

Cambia ma non si interrompe. È come se un filo collegasse i boschi delle colline a quelli dei monti, un’unica narrazione che intreccia la vita della natura e il lavoro dell’uomo.

Qui sull’Altopiano di Asiago, forse più che altrove, la caparbietà dei montanari, il loro amore per il bosco, i sacrifici di generazioni di donne e di uomini hanno ricostruito e preservato una foresta che ora offre molte opportunità di lavoro, svago e ricreazione.

Daniele Zovi, forestale e grande esperto del territorio montano, e Giustino Mezzalira, dell’Agenzia Veneto Agricoltura, di questo straordinario patrimonio forestale veneto ne hanno raccontato la storia in un libro: La Grande Foresta – Storia dei boschi dell’Altopiano di Asiago.

Ed è proprio Zovi a scrivere che qui avvenne: “la più grande ricostruzione di boschi nella storia d’Italia (e forse d’Europa)“.

Parliamo dell’anno 1921. “È l’anno” ricorda Zovi “in cui viene realizzato in località Mosca di Asiago, su una superficie di un ettaro e mezzo, un vivaio, dove si mettono a dimora i semi di piante provenienti per lo più dal Trentino, soprattutto dalla Val di Fiemme“.

Quasi non si pone la questione della specie” continua l’esperto “dovendosi ricostituire le belle abetine distrutte, in prevalenza di abete rosso, la scelta è fatta. Inoltre questa specie è facile a prodursi in vivaio, si adatta anche a terreni difficili e ha un’alta percentuale di successo, mentre, al contrario, l’abete bianco e il faggio presentano difficoltà sia nell’allevamento in vivaio, sia nell’attecchimento quando impiegati in semine dirette“.

Condividi: