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Il PD tiene aperto il dibattito sull’economia circolare

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Stati Uniti d’Europa: è con questo payoff che la a Delegazione PD al Parlamento Europeo ha incontrato sabato scorso la società civile milanese.

L’ex Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi a Milano era “caldo”: per rimettere al centro proposte e idee, gli europarlamentari hanno organizzato 11 tavoli di lavoro che hanno reso l’incontro qualcosa in più di uno spot elettorale condotto anche da Matteo Renzi e Giorgio Gori intervenuti nella giornata.

Green Planner ha aderito al dibattito sull’economia circolare. A condurlo Simona Bonafè e Damiano Zoffoli che hanno proposto idee di politica ambientale per continuare a lavorare in Europa (il parlamento europeo si assume l’onere dell’80% della legislazione ambientale), ma anche in Italia.

Temi che vorremmo vedere attuati al più presto, come l’abbattimento dell’inquinamento, dello spreco di energia, del consumo di suolo.

Il modello di sviluppo attuale è quello dello scarto, che produce scarti fisici e soprattutto umani, disoccupati e poveri” dice Zoffoli “Ma non serve la decrescita felice: il nuovo modello da seguire deve essere basato su sostenibilità economica, ambientale e sociale“.

Economia circolare: benefici e opportunità

La transizione verso un’economia circolare – non è la prima volta che viene ripreso lo studio dall’Ellen MacArthur Foundation – potrebbe creare un beneficio netto di 1.800 miliardi di euro, con un incremento del PIL dell’11% a fronte di un minor consumo di materie prime di circa il 30% e permettendo allo stesso tempo di dimezzare le emissioni di CO2.

Anche i trasporti sono un tema affrontato direttamente dai due europarlamentari che immaginano un’Europa di veicoli interconnessi e automatizzati, con mobilità condivisa e trasporto intermodale, ovviamente a zero emissioni.

L’Europa deve passare dall’attuale frammentazione delle reti di trasporto a un sistema integrato, moderno e sostenibile, collegato alle reti dell’energia e a quelle digitali. Reti infrastrutturali, energetiche e tecnologie digitali saranno sempre più interconnesse nella mobilità di domani. Il futuro è nell’apertura, non nella chiusura“.

Per il settore dei trasporti si è stabilita una soglia specifica di riduzione delle emissioni: -60% nel 2050 rispetto ai livelli del 1990. Già nel 2030, comunque, i settori non ETS, tra cui i trasporti, dovranno emettere il 30% in meno rispetto ai valori del 2005.

L’obiettivo sarà gestire al meglio quel 25% di emissioni di gas serra generato dal settore dei trasporti nei territori dell’Ue, di cui oltre il 70% è rappresentato dal trasporto su strada.

Lo scorso dicembre il Parlamento Europeo ha approvato una nuova strategia europea per una mobilità a basse emissioni e ora si sta lavorando su un regolamento su comunicazione e monitoraggio dei dati delle emissioni di CO2 e di consumo di carburante dei veicoli pesanti nuovi, propedeutico a fissare limiti alle emissioni stesse.

Mobilità ed energia fanno coppia fissa. Sul tavolo il presupposto che l’Unione Europea importa – oggi – il 54% dell’energia che consuma. Il dato del fabbisogno energetico dei trasporti è ancora più marcato: il petrolio ne soddisfa il 94% circa, percentuale – molto più elevata rispetto a qualsiasi altro settore – che espone il trasporto a una forte dipendenza dalle importazioni.

È perciò necessario continuare a sviluppare una mobilità che sfrutti altre energie, tra cui i biocarburanti di nuova generazione“.

Messi a bando quelli di prima generazione, prodotti con colture altrimenti destinate al consumo umano o animale, si punta ai carburanti da rifiuti di industrie: la recente posizione del Parlamento Europeo vuole che entro il 2030 ogni Stato membro garantisca che il 12% dell’energia nel settore trasporti sia rinnovabile, proprio grazie ai biocarburanti di nuova generazione, così come si è espresso per la messa al bando dei combustibili derivati dall’olio di palma dal 2021.

Quattroruote elettriche caricate da fonti rinnovabili e sostenibili grazie a batterie sostenibili.

Se vogliamo incentivare e rendere possibile la diffusione di questo tipo di veicoli” afferma la Bonafèricaricare l’auto elettrica dovrà essere semplice come fare il pieno“.

E ovviamente non è detto che per forza le autovetture che si muoveranno in questa modalità saranno di proprietà, ma probabilmente molto condivise.

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