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Economia dell’energia: le aziende italiane non sono pronte

città: Milano - pubblicato il:
economia dell'energia

Quanto sono pronte le nostre aziende per un’economia dell’energia – in cui strategie di risparmio e di sostenibilità siano validate da dati e supportate da un piano preciso?

Non molto, almeno a giudicare da una recente ricerca di Schneider Electric, condotto su 236 aziende globali, che evidenzia un evidente scollamento tra percezione e azione.

Insomma, la volontà c’è ma mancano piani di azione effettivi: la gran parte delle aziende infatti si sente pronta ad affrontare un futuro decentralizzato, decarbonizzato e digitalizzato; il problema è che molte delle stesse realtà italiane dimostratesi sensibili al tema, non stanno ancora prendendo le necessarie misure per integrare e fare evolvere i loro programmi energetici e di sostenibilità.

La ricerca fa inoltre emergere il fatto che gran parte delle aziende ha ancora un approccio convenzionale alla gestione dell’energia e alla lotta al cambiamento climatico. Questo gap di innovazione è motivato, inoltre, da una limitata capacità di coordinare l’azione dei dipartimenti che si occupano di procurement, operation e sostenibilità e da inefficienze nella raccolta e nella condivisione dei dati.

Economia dell’energia: i dati della ricerca di Schneider Electric

Secondo lo studio l’85% degli interpellati ha dichiarato che la loro azienda ha intenzione di mettere in campo entro i prossimi tre anni azioni per fare in modo che i propri piani di riduzione delle emissioni di CO2 possano competere con quelle dei leader in questo campo.

I progetti che sono stati avviati o sono in fase di sviluppo, però, fanno affidamento in modo significativo sulla conservazione dell’energia, dell’acqua e sul tema della gestione degli sprechi. Fatta eccezione per le fonti rinnovabili – poche delle aziende rappresentate nello studio stanno implementando strategie e tecnologie più avanzate per gestire l’energia e le emissioni.

  • 81% degli interpellati ha dichiarato che la propria azienda ha lavorato per migliorare l’efficienza energetica o progetta di farlo entro i prossimi due anni
  • 75% sta lavorando per ridurre consumi e sprechi di risorse idriche
  • 51% ha completato o sta pianificando di attivare progetti per sfruttare le energie rinnovabili
  • solo il 30% ha implementato o sta attivamente pianificando di usare soluzioni di stoccaggio energetico, microgrid, cogenerazione di calore ed energia – o un qualche mix di queste tecnologie
  • solo il 23% ha messo in campo strategie di demand response o prevede di farlo nel breve termine

Un grande ostacolo può essere dato dall’allineamento interno. Il 61% dei rispondenti ha dichiarato che nella loro azienda le decisioni in tema di energia e sostenibilità non sono prese in modo ben coordinato, coinvolgendo i diversi team e dipartimenti interessati – e in particolar modo questo avviene in aziende del settore beni di consumo e del settore industriale. Inoltre, una percentuale analoga di rispondenti ha dichiarato che la mancanza di collaborazione è una sfida da affrontare.

Anche la gestione dei dati è stata citata come ostacolo a una gestione integrata dell’energia e delle emissioni di CO2; il 45% degli interpellati ha affermato che i dati nella loro organizzazione sono molto decentralizzati e sono gestiti a livello locale o regionale.

Il 65% delle persone che hanno individuato nella insufficiente disponibilità di strumenti e metriche per condividere i dati e valutare i progetti un ostacolo che impedisce di lavorare in modo trasversale, inoltre, fanno parte di aziende che gestiscono i dati a livello locale, regionale o nazionale – ma non globale.

Oltre il 50% delle aziende rappresentate ha avviato progetti per l’uso di energie rinnovabili o progetta di farlo entro I prossimi due anni: in particolare si distinguono le aziende del settore sanitario (64%) e dei beni di consumo (58%).

Inoltre, i top manager e le funzioni centrali sono molto coinvolti in questi e altri programmi legati alla sostenibilità. Il 74% dei rispondenti ha dichiarato che il top management rivede o approva le iniziative per l’uso di rinnovabili e per la sostenibilità – il che indica che questi temi sono considerati una priorità strategica.

Inoltre, anche se ovviamente il ritorno sull’investimento è il metro di valutazione principale per le iniziative legate a energia e sostenibilità, le aziende stanno iniziando ad avere una visione più ampia e di lungo termine al riguardo.

Per esempio, oltre la metà degli interpellati ha dichiarato che l’impatto ambientale è uno dei fattori presi in considerazione nei processi di valutazione. Un altro elemento importante per molti (39%) è il rischio organizzativo.

L’azienda iomart, leader nel settore dei servizi cloud gestiti, è un esempio di come si possa avere un approccio integrato e orientato ai dati. Nella loro pratica di economia dell’energia si impegnano per coordinare la gestione dell’efficienza energetica e dell’impatto ambientale in tutta la rete di data center che possiedono e operano nel Regno Unito.

Com’è stato condotto lo studio sull’economia dell’energia

Lo studio è stato condotto da GreenBiz Research su 236 grandi aziende con 100 milioni di dollari o più di fatturato di tutto il mondo per capire come le aziende sviluppano le loro strategie in tema di energia e sostenibilità, come raccolgono e condividono I dati e come coordinano l’azione dei diversi dipartimenti – una pratica nota come Active Energy Management.

I partecipanti all’indagine sono professionisti responsabili della gestione dell’energia e della sostenibilità – a livello di top management ma anche a livello individuale. Le aziende coinvolte fanno parte di 11 settori primari, tra cui beni di consumo, energia e utility, finanza, industria, sanità, tecnologia.

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