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Nascono le uova alla camelina sativa ricche di Omega-3

città: Milano - pubblicato il:
camelina sativa

Anche la ricerca scientifica ha un cuore per il sociale. Lo dimostra un accordo tra il Cnr Unimi e il Banco Alimentare. Siamo a Milano all’interno del progetto Camfeed finanziato da Fondazione Cariplo.

L’anima della ricerca è una pianta, la camelina sativa, che è attentamente studiata perché potrebbe diventare “una nuova fonte di proteine vegetali a basso costo” spiega il ricercatore Remo Reggianiper l’alimentazione zootecnica“.

Ma non solo, il progetto monitora anche un aspetto nutriceutico importante ovvero come “arricchire in Omega-3 e composti antiossidanti carne e uova” continua Reggiani “ottenuti da broiler e galline ovaiole alimentate con l’aggiunta alla dieta di panello (ciò che resta dopo l’estrazione dell’olio) prodotto dai semi di camelina sativa.

E nello stesso tempo si pensa di ottenere dei prodotti (uova e carne) con una shelf-life più lunga e con una maggiore disponibilità di questi preziosi nutrienti indispensabili nella dieta umana“.

Ecco quindi che il team di ricerca – tra cui l’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria (CNR-IBBA), l’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (CNR-ISPA), il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali e il Dipartimento di Medicina Veterinaria (UniMi) – sta portando avanti una produzione sostenuta di uova.

La prova zootecnica con l’allevamento di galline ovaiole ha una produzione di circa 200 uova al giorno che grazie all’accordo viene così donata al Banco Alimentare della Lombardia e destinata a una mensa che eroga 1.500 pasti al giorno ai più bisognosi.

Non si tratta di un risultato scientifico” riflette la collega del Cnr Incoronata Galassoma pensiamo sia un valore aggiunto al nostro lavoro“.

Ma dove e come si coltiva la camelina sativa e che potenziale produttivo ha per ettaro?

La Galasso spiega: “recentemente, è nato un grande interesse intorno a questa coltura a ciclo autunnale-invernale (255-230 giorni dalla semina alla raccolta) o primaverile-estivo (110-115 giorni), capace di produrre una buona quantità di seme per ettaro (12-20 q/ha, in alcune aree anche 30 q/ha), con un elevato contenuto in olio (30-40%, ricco in omega-3) e proteine (20-25%).

La coltura è resistente alle basse temperature e alla mancanza d’acqua, cresce in terreni poco fertili e non richiede alte quantità di fertilizzanti e fitofarmaci“.

La camelina sativa è, al momento, coltivata soprattutto in Canada, Usa e nord-est Europa (Russia e Romania) per produrre olio da trasformare in biocarburanti o jet-fuel, ma data l’alta qualità dell’olio ricco in Omega-3 e il buon contenuto proteico sta entrando anche in diversi prodotti consumati dall’uomo e nella formulazione dei mangimi per l’alimentazione degli animali.

Noi abbiamo avuto la possibilità di valutare e studiare questa coltura in Lombardia, grazie a un finanziamento avuto dalla Regione Lombardia nel 2008, e da quel momento abbiamo eseguito diverse prove agronomiche nella nostra Regione e valutato la qualità dell’olio, proteine e composti antiossidanti.

Avete intenzione di valutarla anche in altri mangimi e quindi per altri allevamenti?

Siamo alla ricerca di altri progetti. Vorremmo fare una prova con i pesci. Cioè utilizzare il panello di camelina e anche l’olio per l’alimentazione dei pesci in acquacoltura. La camelina in questo caso potrebbe ridurre le grandi quantità di farina e olio di pesce che al momento vengono utilizzati nell’acquacoltura.

Intanto, dopo circa 5 mesi dall’inizio dell’allevamento di galline ovaiole con mangimi contenenti camelina, le analisi eseguite indicano ci tiene a sottolineare Reggiani “che le galline stanno benissimo e il contenuto in omega-3 nelle uova è notevolmente aumentato. Inoltre, il panello di camelina ricco di antiossidanti, rallenta l’ossidazione (irrancidimento) dei grassi”.

Il progetto prevede anche la valutazione del benessere degli animali in allevamento secondo il Protocollo Welfare Quality.

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