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Tornano a sbocciare nelle nostre città gli orti urbani

città: Milano - pubblicato il:
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Tornano a sbocciare gli orti urbani, in molte delle nostre città. E non solo perché sta arrivando la Primavera.

Dopo il boom di qualche anno fa e con la crisi alle spalle, pareva che fosse un po’ tramontato il desiderio di avere un orto sotto casa in grado di produrre ortaggi e piccoli frutti freschi e a centimetro zero. E invece un giro di notizie fresche ci fa ricredere.

Qui una breve rassegna di alcuni orti scelti con un risvolto culturale/sociale e scientifico.

Orti urbani: l’esperienza del museo

L’orto botanico del Maga, il museo di arte contemporanea di Gallarate, prenderà vita dopo Pasqua grazie alla maestria di un esperto mastro giardiniere e la collaborazione di una cinquantina di studenti dell’Istituto Superiore Falcone.

Il progetto nasce da un’idea di Ricola Foundation che si occupa di sostenere progetti nel campo della salvaguardia della natura e della promozione culturale.

A Gallarate, sede della sussidiaria italiana di Ricola, il progetto dell’orto è partito in una formula di cittadinanza allargata coinvolgendo gli studenti che stanno mettendo in pratica le conoscenze e le competenze che stanno acquisendo nei diversi percorsi di studi, orientati verso il turismo, la grafica e la fotografia.

I ragazzi si occuperanno, infatti, della progettazione architettonico-paesaggistica e di quella riguardante le informazioni grafiche, per poi completare con una documentazione fotografica dell’opera.

Nell’orto, che sarà inaugurato il 22 aprile, verranno coltivate anche le 13 erbe utilizzate nella miscela dei prodotti Ricola. La stessa li produce in terre svizzere in campi selezionati e sono miscelate con una ricetta segreta. Ma le essenze si potranno odorare anche a Gallarate.

Orti urbani: l’hotel che coltiva sul terrazzo

Nelle vie del centro di Milano sul bellissimo terrazzo nascosto dell’Hotel Milano Scala – in via dell’Orso – cresce vigoroso un orto biologico. A curarlo è l’esperto di ortocultura Filippo Faccioli che ha selezionato per gli ospiti dell’hotel, che possono venire qui a raccogliere i frutti, le varietà che meglio si adattano alle stagioni e al clima milanese che – non è un segreto per nessuno – è sempre più bizzarro. Ma anche molto generoso di elementi adatti a far crescere.

Orti urbani: piante a compensazione

C’è un bosco-frutteto alle porte della metropoli milanese. Sta a Nosedo, in zona Corvetto, ed è realizzato a compensazione ambientale di un manufatto edilizio di pertinenza dell’Istituto Oncologico Europeo di Milano (IEO). La cura è affidata alla Cooperativa sociale di Nocetum.

In questo campo, oltre a un consistente numero di alberi da noce autoctoni, sono state aggiunte altre specie da frutta, oltre a numerosi arbusti per la produzione di piccoli frutti. Qui è coltivato anche una porzione di orto. Il tipico orto periurbano che qui aggiunge anche la vocazione all’agricoltura sociale.

La coltivazione e l’utilizzo dei frutti e degli ortaggi ricavati sono, infatti, finalizzati al recupero sociale tramite percorsi lavorativi di cittadini in difficoltà affidati alla Società Cooperativa Sociale Nocetum anche dai Servizi Sociali del Comune sulla base di progetti concordati.

L’orto che va su Marte

È possibile coltivare un orto su Marte? A quanto pare sì. In versione idroponica, ovviamente. È quanto ha dimostrato il progetto Enea e l’Università di Milano nell’ambito dell’esperimento di biologia delle piante HortExtreme, testato per per la missione internazionale Amadee-18.

In questo caso l’orto consiste in un sistema a contenimento di 4 metri quadrati dove è possibile coltivare quattro specie di microverdure, tra cui il cavolo rosso e il radicchio, appositamente selezionate perché completano il loro ciclo vitale in circa 15 giorni e garantiscono un corretto apporto nutrizionale ai membri dell’equipaggio marziano.

Il tutto all’insegna di un’alimentazione di alta qualità grazie a un sistema di coltivazione fuori suolo con riciclo dell’acqua e senza l’uso di pesticidi e agrofarmaci.

I ragazzi che coltivano la terra

Chi si occupa di un orto si occupa di sostenere e di far crescere le nostre piantine e allora è venuto spontaneo intitolare il nostro orto ad Alessandra. Queste le parole di Paola e Carlo quando hanno tenuto a battesimo un piccolo orto presso la Comunità Oklahoma (MI) dedicato alla figlia scomparsa.

Pomodori, zucchine, melanzane, finocchi, e piante aromatiche sono qui coltivati con una testardaggine superiore a quella di Sisifo – si legge sul sito – noi ci proviamo. A volte raccogliamo i frutti del nostro lavoro, altre volte dobbiamo accettare di vedere i nostri sforzi vanificati.

L’appello è andare a vedere questo piccolo orto e fare i complimenti ai ragazzi di Oklahoma che vivono qui in comunità per cercare una vita migliore. Sport e natura sono alla base del progetto di questa associazione.

Ha collaborato all’articolo anche Francesca Rosa.