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In barca a vela per superare il tumore

We Will Care Onlus - In barca a vela

Vivere la barca a vela, lo sport velico come terapia riabilitativa per le donne colpite da tumore: è quanto il progetto di We Will Care Onlus, Università degli Studi di Milano e Centro velico di Caprera propone per il secondo anno a 150 pazienti, ospitandole per una settimana presso il villaggio di Caprera, nell’arcipelago della Maddalena – iscrizioni aperte per partecipare ai turni che andranno da maggio a ottobre: per aderire scrivere a info@wewillcare.it.

Lo sport fa bene alla mente e al corpo. Se fatto in piena natura fa meglio. In equipe ancora di più. Lo confermano le donne che hanno partecipato all’edizione del 2017 e che hanno vissuto una settimana intensa, del tutto spartana, in barca a vela.

Su derive, imbarcazioni di piccole dimensioni, che ospitavano tre allieve – per lo più a digiuno di tecniche veliche – e un istruttore esperto del centro velico di Caprera, una delle strutture più famose d’Europa, da tempo promotore di esperienze simili.

Condivisione, supporto, fratellanza, sane risate, confidenze, calore e pace” così descrive l’esperienza Marzia Lazzaroni, 38 anni e una professione da marketing e communication specialist che non nasconde altri elementi forti legati a questa settimana come “stanchezza, paure, ansie e a volte lacrime“.

Marzia mette al centro di quello che ha qui vissuto anche le persone e le relazioni incontrate in questo viaggio in barca a vela sulle onde, tra il vento e la natura.

La settimana in barca a vela è sicuramente intensa di nozioni veliche, ma prevede anche incontri giornalieri con le psicologhe. Si parla, si tira fuori tutto. Soprattutto quello che la malattia ha cercato di sconvolgere nell’anima e nel corpo.

Lo conferma Florance Vachey, architetto, anche lei a Caprera lo scorso settembre: “emozionante è stato trovarsi con altre donne che come te hanno vissuto e superato il tumore. Tutte con il sorriso, tutte con la voglia di vivere, divertirsi, gioire di ogni momento e condividere ciò che ci siamo lasciate alle spalle da più o meno tempo“.

Un’esperienza sul campo che le organizzatrici, Gabriella Pravettoni, psiconcologa dell’Università di Milano con presenza allo Ieo e le colleghe Alessandra Gorini e Alice Viola Giudice, riassumono con una metafora: non esiste mare che non si possa navigare, purché insieme all’equipaggio giusto.

Il vento cambia, il mare è imprevedibile” riflette la Pravettonima dobbiamo imparare a tenere la rotta. E lo stesso dobbiamo fare durante l’esperienza di malattia per attraversarla e superarla al meglio senza lasciarci travolgere. Recuperare la rotta non solo è possibile, ma è un’impresa che libera risorse che non sapevamo di avere“.

Sono salita per la prima volta su una barca a vela in un pomeriggio di pioggia e vento” riprende Marzia “con un maestro e due compagne di equipaggio sconosciute. Ricordo ancora come cercavo nei loro sorrisi qualcosa di famigliare, che potesse in qualche modo rassicurarmi tra le onde, il vento e l’odore del sale. Quello è stato solo il primo giorno e alla fine della settimana ho scoperto qualcosa di grande. Le rassicurazioni che cercavo le avevo trovate (e ancora le sento) in me“.

Quest’anno la velaterapia sarà allargata anche ai dottori oncologi.

Ci sono dati che mostrano come gli oncologi siano una categoria molto esposta al burnout” spiega la Pravettoni “E siamo sicure che anche in questo caso la vela darà buoni esiti“.

Come quello che si sente di aver portato a casa Florance: “questa bellissima esperienza mi ha fatto capire che la forza interiore, la voglia di continuare a vivere normalmente, ti fa superare un momento, una parentesi della vita che contribuisce a rafforzarti e a vedere e vivere con altri occhi il percorso che hai davanti“.

Florance, Marzia, Angela, Roberta, Nicoletta, Serena… sono le protagoniste della mostra fotografica Pazienti a bordo fino al 29 marzo esposta nella Loggia del cortile d’onore dell’Università degli Studi di Milano, in Via Festa del Perdono 7.

La maggior parte delle foto sono scatti spontanei di Eleonora Pradella. Anche lei si è cimentata con le vele per la prima volta in questa esperienza. Ma la sua passione di riuscire a cogliere l’attimo con la macchina fotografica non è riuscita a metterla da parte.

Le sue immagini parlano da sole: la natura è protagonista di un’esperienza unica. E chi scrive può solo aggiungere di essere stata molto fortunata a essere riuscita a viverla con la stessa intensa strambata.

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