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Ecco perché diventa sempre più necessario proteggere il suolo

città: Milano - pubblicato il:
proteggere il suolo

Proteggere il suolo: una proposta di legge e un libro appena pubblicato tornano con forza sull’argomento.

La proposta di legge è stata messa a punto dal forum nazionale Salviamo il paesaggio; il libro è a cura di Paolo Pileri, professore del Politecnico di Milano, che focalizza l’attenzione del lettore sulle: 100 parole per salvare il suolo (Altraeconomia).

L’attenzione all’argomento è sempre più necessaria. Perché, comunque, si continua a costruire senza tregua. Ogni giorno in Italia il cemento o l’asfalto se ne mangiano 27 ettari (ISPRA, 2017).

Ettari non più recuperabili, perché il suolo è una risorsa non rinnovabile: la formazione di 2,5cm di suolo – struttura complessa, ricca di sostanze e microorganismi che devono mantenersi in equilibrio – richiede infatti circa 500 anni.

Proteggere il suolo: cosa dice la legge

La proposta di legge d’iniziativa popolare Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati è stata inviata ai partiti prima delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 e consiste in 10 articoli con l’obiettivo di arrestare e non semplicemente limitare o contenere il consumo di suolo, puntando molto sull’incentivo alla rigenerazione urbana e alla bonifica dei siti contaminati.

Direzione opportuna, se si considera che a Milano, stando alle affermazioni di Pierfrancesco Maran, assessore del Comune a urbanistica, verde e agricoltura, vi sono tra i 40.000 e i 50.000 alloggi vuoti/sfitti, e che nella sola Lombardia i siti contaminati ammontano a 850 e quelli potenzialmente contaminati a un migliaio (Regione Lombardia, 2017).

Consumo di suolo, usare i termini esatti

Ma cosa significa esattamente consumo di suolo? Già tale definizione pone dei problemi ed è per questo che le parole assumono così tanta importanza.

Nel testo di legge proposto l’espressione viene definita come la modifica o la perdita della superficie agricola, naturale, seminaturale o libera, a seguito di interventi di copertura artificiale del suolo, di trasformazione mediante la realizzazione entro e fuori terra, di costruzioni, infrastrutture e servizi o provocata da azioni, quali asportazione e impermeabilizzazione.

Insomma, ciò che prima era naturale o agricolo e viene coperto o asportato è considerato consumato. Tuttavia, se si guarda per esempio la legge di Regione Lombardia sul consumo di suolo (LR 31/2014), si trova che quest’ultimo è definito diversamente, in relazione alla destinazione d’uso della superficie come indicata nei piani regolatori.

Dunque se nel piano di gestione del territorio sono presenti zone urbanizzabili, ma a oggi libere e non edificate (magari anche coltivate), nel momento in cui venissero impermeabilizzate per adempiere alla loro destinazione d’uso, secondo la legge, non si avrebbe consumo di suolo.

Ecco quindi che l’urbanistica, con il suo vocabolario fatto solo per gli addetti al mestiere, allontana il problema dalla fisicità del suolo, basandosi sui piani e non sulla realtà.

È necessario perciò “reimpossessarsi dei termini prima di trovare le soluzioni (…) le parole dell’urbanistica sono incomprensibili, invece dovrebbe essere tutto comprensibile“, commenta Paolo Pileri durante la presentazione del suo libro e si domanda, senza troppa retorica, “perché i sindaci non parlano di suolo?“.

In quello che appare come un dizionario urbanistica-italiano, tra le 100 parole presenti nella pubblicazione se ne trovano alcune il cui significato alla maggior parte è sconosciuto, come perequazione urbanistica (tecnica urbanistica di pareggiamento dei diritti urbanistici, che permette a un proprietario terriero che non può costruire nell’area di sua appartenenza di cedere la propria capacità edificatoria a un altro proprietario) o aree intercluse (zone edificabili, ma non ancora edificate, che si trovano all’interno del tessuto urbano).

Pileri evidenzia inoltre quanto, tra le definizioni, sia importante proprio quella di consumo di suolo, per la mancanza di univocità, insieme anche a superficie agricola (che la legge lombarda, non assecondando l’intuito, riferisce sempre alla destinazione prevista dai piani).

Un’altra parola, non presente nella lista ma che il professore vuole sottolineare come fondamentale, è ignoranza. L’ignoranza che va combattuta per permettere che tutti conoscano meglio il suolo, ciò che ci dà, come viene trattato e come proteggerlo, proprio come cerca di fare il libro, spiegando uno per uno i termini e le espressioni relative al suolo che tutti noi dovremmo conoscere.

Perché, sempre citando Pileri, per iniziare a prendersi cura di qualcosa, i passi da percorrere per proteggere il suolo sono quello della conoscenza, della consapevolezza e infine quello della coscienza (Che cosa c’è sotto, Altraeconomia 2015).

È la nostra coscienza che deve spingerci a proteggere il suolo ricordandoci che, proteggendo lui, proteggiamo anche noi stessi e tutta la vita che da esso dipende.

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