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Earth Day, una scelta davvero green è bere acqua del rubinetto

città: Milano - pubblicato il:
bere acqua del rubinetto

Bere acqua del rubinetto è una scelta davvero green: lo confermano i dati della ricerca Open Mind Research, presentati dall’associazione Aqua Italia in occasione dell’Earth Day che si festeggerà il prossimo 22 aprile.

La ricerca si concentra sulla propensione al consumo di acqua del rubinetto, trattata e non, al ristorante e presso i chioschi dell’acqua presenti ormai in molte cittadine italiane.

Bere acqua del rubinetto è considerata una scelta davvero green perché è un’opportunità facilmente sfruttabile da ogni cittadino, semplicemente modificando alcune piccole abitudini a casa ma anche al ristorante; la scelta di bere acqua del rubinetto anche quando si è fuori casa per pranzo o cena permette di azzerare le emissioni di CO2 dovute al trasporto dell’acqua in bottiglia e alla produzione del PET, dannoso per l’ambiente.

bere acqua del rubinetto, la ricerca Open Mind Research

I dati della ricerca 2018 sono stati raccolti su un campione di 2.000 individui maggiorenni e rappresentativi della popolazione italiana; il primo dato che si evidenzia è che il 23,7% degli italiani beve acqua trattata del rubinetto negli esercizi commerciali e il 50,8% la berrebbe se gliela offrissero.

Tra coloro che bevono acqua del rubinetto abitualmente si riscontra una maggiore abitudine al consumo (abituale o possibile) di acqua trattata negli esercizi commerciali: il 39,6% dichiara di berla già e il 50,2% la berrebbe se gli venisse offerta.

Si rileva una maggiore resistenza nell’accettarla, a livello geografico, nelle aree del sud Italia e della Sicilia (30,1%) e a livello anagrafico tra gli ultra 65enni (28,6%).

Tra coloro i quali sono già abituati a bere acqua del rubinetto trattata al ristorante, invece, spiccano i 35-44enni con il 27,4% delle preferenze e tra coloro i quali la berrebbero sono i giovani (18/24 anni) i più disposti ad accettarla con il 56,2% dei consensi.

Analizzando, infine, il livello di istruzione, la beve già il 32,3% di coloro i quali hanno un livello di istruzione alto (laurea breve, laurea o dottorato) e la berrebbero nel 52,7% dei casi chi ha una licenza media inferiore.

Bere acqua del rubinetto anche a casa, senza costi

Per godere di questo servizio anche a casa propria senza acquistare un sistema domestico di trattamento dell’acqua, basta usufruire delle casette dell’acqua che erogano, in gran parte dei comuni italiani, acqua filtrata, refrigerata e/o gassata.

Si tratta di un servizio al cittadino volto a ridurre e limitare le emissioni di gas serra (2002/358/CE) e orientato a modificare gli attuali modelli di consumo in ambito di prevenzione dei rifiuti (2008/98/CE), oltre a essere una attività finalizzata all’attuazione del principio dello sviluppo sostenibile (D.lgs. 3 aprile 2006 n.152 (TUA)).

Si pensi, infatti, che, valutando il prelievo annuo di 300.000 litri da un chiosco si ottengono:

  • 200.000 bottiglie PET da 1,5 l prodotte in meno
  • 60.000 kg di PET in meno (30g/bottiglia)
  • 1.380kg di CO2 risparmiati per la produzione di PET
  • 7.800 kg di CO2 in meno per il trasporto (stimando una media di 350km)

Secondo la ricerca Open Mind Research, il 67,9% degli intervistati conosce questa possibilità (in aumento di quasi un punto percentuale sul 2016) e nel 48,4% dei casi il comune di residenza offre il servizio. Gli intervistati hanno dichiarato nel 15,4% dei casi di farne uso e nel 33% dei casi di non aderire.

La conoscenza del servizio è più alta tra coloro che bevono abitualmente l’acqua del rubinetto (75,2% vs 67,9%) e la fruizione dello stesso, per questo sottoinsieme, sale al 19,5% (rispetto alla media del 15,4%). L’interesse e il consumo dell’acqua distribuita con i Chioschi riguarda il 49% di chi consuma abitualmente acqua del rubinetto e circa il 42% di chi ne fa un uso sporadico.

A livello demografico, usa/userebbe il servizio il 54,1% dei 18/24enni mentre non la usa/userebbe il 58,1% dei 55/64enni. A livello professionale, infine, si riscontra la maggiore abitudine al consumo (abituale o possibile) tra gli studenti (52%) mentre sono le casalinghe a essere la categoria con la più alta percentuale di diffidenza rispetto al servizio (59,5%).

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