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Social Street, la transizione a una nuova mobilità parte dalle province

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Il progetto Social Street si propone di cambiare la mobilità nei centri storici delle nostre città; una transizione green che parte dalle province per allargarsi a tutta Italia.

Guardando cosa sta succedendo a Casalmaggiore in questi ultimi anni pare di sì; una cittadina di 15mila abitanti in provincia di Cremona, adagiata sul fiume Po e vincitrice nel 2016 del premio Legambiente per la mobilità sostenibile, ricompresa dalla Commissione Europea tra le Best Practice 2017 per la sua Tangenziale dei Bambini, sta realizzando un progetto di rigenerazione Urbana – Social Street – basato su Zone 30, viabilità pedonale e ciclabile e sui percorsi casa-scuola focalizzandosi sulle esigenze dei bambini e non degli automobilisti.

La stessa ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ne ha pubblicato le attività come progetti pilota inserendola nel 2017 anche nel XXIII Rapporto della Qualità dell’ambiente Urbano, mentre a livello europeo Eltis (osservatorio della mobilità urbana) l’ha ricompresa nei casi studio.

I progetti Social Street per rivoluzionare la mobilità urbana

Partendo dal motto “una città sicura per i bambini è una città sicura per tutti” il Comitato Slow Town di Casalmaggiore ha messo insieme tutta la società civile in un progetto per migliorare la qualità della vita degli abitanti, che permetta alle fasce deboli della popolazione di muoversi in sicurezza e ai negozi di prosperare.

A maggio 2018 la manifestazione La Città dei Bambini che si svilupperà su sette giorni in tutto il territorio vedrà impegnate otto scuole, ventitrè associazioni e centosessanta botteghe di prossimità riunite nella Rete Negozi Amici. Gli alunni evidenzieranno tutti i punti critici sui loro percorsi diventando parte attiva del processo democratico di partecipazione.

Le botteghe riunite nel MetroBottega, anch’esso vincitore del premio Legambiente, hanno fondato nove Social Street per sperimentare un modo più sostenibile di muoversi in città incentrato sui pedoni.

Nel frattempo la prima zona 30, cofinanziata dalla Fondazione Cariplo, e che era stata oggetto di una prima sperimentazione nel 2014, sarà inaugurata nel centro cittadino con il totale abbattimento delle barriere architettoniche per disabili e ipovedenti, arredo urbano e tecniche di moderazione della velocità come chicane e attraversamenti rialzati per obbligare gli automobilisti a rispettare i limiti.

La strada da semplice infrastruttura di passaggio di autoveicoli si trasformerà in una social street, un bene comune dove ai cambiamenti fisici necessari per moderare la velocità e ridare spazio alla sosta dei pedoni partecipano i residenti e i negozianti come primi manutentori del luogo e del verde.

Sperimentare e coinvolgere dal basso la popolazione sembra essere il mix vincente per fare quel salto di paradigma, che permette di ottenere consenso e cambiare il volto dei nostri centri storici ormai saturi di traffico e vuoti di persone e di luoghi di aggregazione.

La stessa ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) lo ha capito, tant’è che insieme al CNR di Roma ha richiesto ai propri associati di aderire al progetto Città dei Bambini, progetto che in Spagna ha attecchito in una città di novanta mila abitanti come Pontevedra, oggi presa come esempio internazionale come città dei futuro, dove al centro vengono le esigenze delle persone e la mobilità avviene principalmente a piedi, in bici e con i mezzi pubblici.

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