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Coltivazione del cotone, ma quanto è sostenibile?

città: Milano - pubblicato il:
coltivazione del cotone

La coltivazione del cotone è ancora intensissima. Soprattutto negli Stati Uniti. Basti pensare che nell’anno di coltivazione 2017/18, proprio negli Usa, sono state prodotte 20 milioni di balle su 12,6 milioni di acri di terreno.

Il che vuol dire 4.354 milioni di tonnellate di fibra e 6.095 milioni di tonnellate di semi di cotone. Acqua ed energia sono le prime voci che pesano sul bilancio di sostenibilità del comparto della coltivazione del cotone.

Secondo i dati forniti da Cotton Council International (Cci), associazione no-profit che promuove la fibra di cotone americana attraverso il marchio Cotton Usa, sono necessari circa 2,25 metri cubi di acqua per ogni chilogrammo di fibra.

Ovviamente, tutto dipende dalle condizioni climatiche, della tipologia di suolo, dell’umidità e da altri fattori naturali in questa latitudine (tanto che il 60% del cotone Usa sarebbe prodotto senza l’utilizzo dell’irrigazione).

In più, nella stessa quota acqua, assieme quindi a ogni chilo di fibra, vengono prodotti anche approssimativamente 1,4kg di semi di cotone, con cui si producono olio, proteine per l’allevamento del bestiame, pura cellulosa e altri prodotti.

Coltivazione del cotone: quanto è davvero sostenibile?

Ciò non toglie che l’impatto ambientale della coltivazione del cotone è notevole. Ne sono consapevoli gli stessi produttori tanto che gli organi dell’industria americana, tra cui Cotton Council International, Cotton Incorporated, National Cotton Council e Cotton Board si sono imposti un target di sostenibilità per i prossimi 10 anni.

Le voci analizzate sono molte e rispondono a valutazioni scientifiche che includono indicatori di performance strutturati (KPI) per raggiungere obiettivi di produzione di ogni singola libbra di cotone nel modo più sostenibile possibile

Sarà un vero e proprio calcolatore, il Fieldprint Calculator, a darne contezza.

Acqua ed energia sono tra le voci prese in considerazione: in particolare lo studio prevede un taglio sull’uso dell’energia pari al 15%.

Va detto che l’energia per produrre cotone include fattori ovvi, come la quantità di carburante utilizzato dall’attrezzatura agricola, ma anche l’energia associata agli input manifatturieri inseriti nel sistema come fertilizzanti, protezione per le piante e supporti utili alla salute delle piante.

Diverse fonti in tema di crescita del cotone negli Stati Uniti affermano che, per produrre una tonnellata di fibra, servono in media 19 Gigajoules: 1GJ di energia è equivalente all’energia contenuta in 28 litri di benzina.

Gli obiettivi stabiliti dal target di sostenibilità della coltivazione del cotone per i prossimi 10 anni sono:

  • aumentare il sequestro di carbonio nel suolo del 30% per ridurre i gas serra nell’atmosfera, responsabili del cambiamento climatico. Le azioni primarie per incrementare la salute del suolo includono l’utilizzo di colture di copertura e la riduzione della lavorazione dei terreni
  • aumentare l’efficienza di utilizzo del terreno del 13% attraverso l’impiego di migliori varietà genetiche di cotone, l’utilizzo di sistemi di irrigazione più efficaci e ad alta componente tecnologica, la rotazione delle colture
  • ridurre i gas serra del 39% grazie alla collaborazione con esperti del settore, con l’obiettivo di diminuire la quantità di azoto che viene disperso nell’atmosfera sotto forma di ossido di azoto
  • ridurre l’erosione del suolo del 50% per ogni acro, attraverso tecniche di conservazione capaci di contrastare l’erosione provocata da acqua e vento, come l’utilizzo di colture di copertura per controllare le erbe infestanti e proteggere il suolo
  • diminuire del 18% il consumo di acqua grazie all’implementazione di nuovi e più efficienti sistemi di irrigazione che includono tecnologie all’avanguardia e diverse tipologie di sensori
  • diminuire l’utilizzo di energia del 15% sia grazie alle attuali misure già descritte per quanto concerne la riduzione della lavorazione dei terreni e dell’impiego dell’azoto, sia con future azioni che comprendono l’utilizzo della robotica per la mietitura e la selezione genetica per ottenere fibre migliori per la ginnatura