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#BeatPlasticPollution: combattere l’inquinamento dei mari tutto l’anno

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 5 giugno 2018
combattere l'inquinamento dei mari

Combattere l’inquinamento dei mari, tutto l’anno! Si moltiplicano le azioni per la salvaguardia del mare che, quest’anno, è il tema principe di due giornate dedicate all’ambiente #BeatPlasticPollution – il 5 giugno la giornata dell’ambiente e l’8 giugno la giornata degli oceani.

Obiettivo zero plastica dispersa nell’ambiente. Tutto l’anno. Le buone pratiche che vi segnaliamo se adottate potrebbero rendere l’obiettivo di combattere l’inquinamento dei mari una realtà.

Combattere l’inquinamento dei mari con il radar di Greenpeace

Combattere l’inquinamento dei mari a cominciare dal Plastic Radar, un servizio lanciato da GreenPeace per segnalare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie dei mari italiani.

È possibile partecipare all’iniziativa utilizzando la più comune applicazione di messaggistica istantanea, Whatsapp, inviando le segnalazioni al numero di Greenpeace +39 342 3711267.

Attraverso il sito plasticradar.greenpeace.it sarà possibile consultare i risultati e scoprire quali sono le tipologie di imballaggi più comuni nei mari italiani, a quali categorie merceologiche appartengono, se sono in plastica usa e getta o multiuso e da quali mari italiani arriva il maggior numero di segnalazioni.

Combattere l’inquinamento dei mari: Enea e le buone azioni quotidiane

Da tempo l’Enea studia e sviluppa nuove tecnologie e processi per il recupero e il riciclo di materie prime da rifiuti al servizio del Paese; dal 2015, è anche impegnata nell’attività di monitoraggio e caratterizzazione delle plastiche nei mari, nei laghi, nei fiumi e nelle spiagge; inoltre si occupa di analizzare i fragili equilibri degli ecosistemi.

Partendo da queste considerazione, Enea ha messo a punto suggerimenti da adottare quotidianamente per combattere l’inquinamento dei mari.

Da sapere per esempio che per ogni lavaggio in lavatrice si possono scaricare fino a 700mila microfibre, la maggior parte di origine sintetica, che a causa delle dimensioni ridotte non vengono trattenute dagli impianti di depurazione delle acque reflue e si diffondono nell’ambiente.

I tessuti realizzati con le fibre naturali sono più idonei per l’ambiente in quanto rilasciano quantità inferiori di microfibre ed essendo traspiranti sono più adatti anche per il nostro corpo.

Inoltre, per ogni litro di acqua imbottigliata se ne consumano almeno 5 di acqua di processo e si usano 35g di plastica, pari a 100cm3 di petrolio, producendo 80 grammi di CO2. Per trasportare una bottiglia di plastica si consumano mediamente circa 20cm3 di petrolio con emissione di 48 grammi di CO2.

Ogni anno in Italia si consumano 270 litri di acqua minerale pro capite, equivalente a 180 bottiglie da 1,5 litri con un impatto ambientale pari a 22 litri di petrolio, 108 litri d’acqua e 23 kg di CO2.

Combattere l’inquinamento dei mari: andare in barca e salvaguardare l’ambiente

E se quest’estate pensate di andare per mare, scegliete una soluzione che sia a minor impatto ambientale. La vela per esempio. La piattaforma Nowboat.com. permette di scegliere una vacanza in barca in maniera semplice.

L’idea di Giovanni Alessi Anghini, fondatore della scale-up con sede a Hong Kong, è corroborata anche da un’azione di beneficenza. Anghini, infatti, ha deciso di devolvere il 3,5% dei profitti a Ong per la salvaguardia dell’oceano e della biodiversità (sul sito è possibile scegliere tra oltre 60 progetti, beneficiano della donazione effettuata da Nowboat.com per conto dei viaggiatori).

La filosofia di Nowboat.com si basa infatti sulla forte convinzione che non ereditiamo il pianeta dai nostri antenati, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli. Per questo motivo, è di fondamentale importanza proteggere il Pianeta, oltre a viverlo con rispetto. La piattaforma mette direttamente in contatto viaggiatori e operatori di tutto il mondo.

Combattere l’inquinamento dei mari a Roma, ai Fori Imperiali

Dal 9 giugno al 29 luglio un’installazione dedicata all’abuso della plastica sarà installata nella cornice del Parco Archeologico del Colosseo. Si chiama Help the Ocean e si deve all’artista Maria Cristina Finucci (realizzato grazie al supporto di Fondazione Bracco), che lancia un grido d’allarme sullo stato del nostro Pianeta.

L’opera fa parte del ciclo, iniziato dall’artista nel 2013, con la fondazione di un nuovo Stato Federale, il Garbage Patch State, il secondo Stato più vasto al mondo con i suoi 16 milioni di kmq, che comprende le cinque principali isole di plastica presente negli oceani.

Help the Ocean, formata da un insieme di gabbioni di rete metallica (contributo del Gruppo Maccaferri), rivestiti da un ricamo di sei milioni di tappini di plastica colorati, vuole simulare un ritrovamento archeologico che potrebbe essere un giorno emblematico della nostra era, ribattezzata quindi come l’età della plastica.

Solo da una visione dall’alto però si potrà notare che questa peculiare costruzione forma le quattro lettere della parola help, la richiesta di aiuto di un’intera epoca storica.