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Educare alla sostenibilità: l’Agenda 2030 parte dalla scuola

città: Milano - pubblicato il:
educare alla sostenibilità

Educare alla sostenibilità anche in ottica di raggiungimento de l’Agenda 2030. Il progetto Europeo Erasmus plus chiamato A rounder sense of purpose di Iass (Italian Association for Sustainability Science) permette ora di fare qualche riflessione sui mezzi per raggiungere questo fine in ambito scolastico.

Il presupposto è chiaro: l’educazione stessa deve diventare “sostenibile” affinché possa educare al cambiamento e contribuire a quelle trasformazioni sociali.

Occorrono delle figure di knowledge brokers” spiega spiega Francesca Farioli, direttore Iass e responsabile del progetto “Questi devono calarsi in pieno nel contesto locale, favorendo processi di co-creazione, mediazione e traduzione di conoscenza (non solo sapere scientifico ma anche sapere locale ed esperienziale) in azione sul territorio“.

Ma chi è che educa gli educatori? E quali sono le competenze che occorrono per questi ruoli?

Una tra le tante” afferma Michela Mayer, responsabile del settore Educazione di Iassè la visione di futuro. La competenza di immaginare futuri possibili, diversi e sostenibili, verso i quali navigare insieme, evitando gli scogli e sfruttando al massimo i venti favorevoli“.

Educare alla sostenibilità

Cinque i Paesi coinvolti (Regno Unito, Cipro, Estonia, Olanda e Ungheria) per tre anni di lavoro. Risultato: un quadro di competenze essenziali per educare alla sostenibilità in Italia e in Europa con focus su 12 competenze di base che prevedono un cambiamento di prospettiva verso futuri possibili. Pertanto l’educatore ha come partenza quella di sollecitare dubbi affinché si attivino indagini e riflessioni.

Le 12 competenze sono state commentate e validate da ricercatori e studiosi sul tema della sostenibilità e della scienza della formazione, docenti, educatori dei centri di educazione ambientale ed esperti in educazione allo sviluppo sostenibile all’interno di ARPA e Regioni. Una volta ottenuta la validazione si è proceduto alla fase di sperimentazione delle competenze RSP.

È stata una importante occasione per lavorare in maniera più puntuale sul un pieno riconoscimento della professione di educatore ambientale e dei suoi processi formativi spesso maturati in contesti non formali e proprio per questo più complessi da valutare e portare a livelli di consapevolezza professionale?” aggiunge Vanessa Pallucchi vicepresidente di Legambiente.

L’associazione ha infatti preso parte al progetto in qualità di sperimentatore.