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Certificati di Immissione in Consumo incentiveranno l’uso di biometano

città: Roma - pubblicato il:
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A partire dal 20 marzo 2018 è entrato in vigore il D.M. 2 marzo 2018, che mira a incentivare l’uso del biometano avanzato da impiegare come carburante nel settore dei trasporti, in cui è ancora grande il deficit delle rinnovabili rispetto al target UE 2020.

La ratio di fondo che ha ispirato l’emanazione di tale decreto è stata quella di perfezionare il sistema di incentivazione del biometano mediante il rilascio di Certificati di Immissione in Consumo (CIC), nell’ottica di raggiungere al 2020 la quota d’obbligo fissata per l’Italia sui biocarburanti avanzati.

Di norma, per ogni 10 Gcal di biocarburante immesso, si ha diritto a un CIC, il quale attesta l’immissione di una quantità di gas pari a 1230 standard metri cubi di metano (Smc).

Ricordiamo che la caloria è l’unità di misura dell’energia, pertanto se una 1 Gcal corrisponde a 1,163 megawattora elettrici (MWh), 1 CIC sarà equivalente a 11, 63 MWh di lavoro elettrico.

Tuttavia, il numero di CIC da rilasciare ai soggetti che immettono in rete il biocarburante prodotto, dipende dalla tipologia di biomassa che viene utilizzata in partenza.

Infatti, per le biomasse che danno origine al biometano considerato come avanzato, cioè se prodotto esclusivamente dalle materie prime elencate nella parte A dell’allegato 3 del D.M. 10 ottobre 2014, il valore dei CIC raddoppia secondo un meccanismo denominato double counting, il quale prevede una maggiorazione dell’incentivo che consiste nel rilascio di un CIC per ogni 5 Gcal, cioè circa 600 Smc di metano.

Le materie prime danno origine ai biocarburanti contabilizzati come avanzati presentano però aspetti molto differenti tra loro. Di fatto, non tutte le materie prime permettono di ottenere la medesima resa in termini di biometano prodotto e, di conseguenza, di energia elettrica producibile.

Una domanda sorge spontanea: ma quanto vale un CIC?

Per il biometano avanzato, sono previsti dei meccanismi di incentivazione particolarmente favorevoli, che prevedono da parte del GSE il ritiro dedicato garantito dei CIC al prezzo fisso di 375 euro, beneficiando del double counting sul 100% del biometano prodotto. E non è l’unica novità introdotta dal nuovo decreto.

Vi è infatti anche la possibilità di alimentare l’impianto utilizzando biomasse avanzate in codigestione con altre materie di origine biologica, queste ultime in quantità non superiore al 30% in peso. In tal caso però, il double counting per il biometano avanzato sarà riconosciuto solo sul 70% del carburante prodotto.

Altro punto interessante, visto l’elevato numero di impianti a biogas esistenti in Italia, riguarda la riconversione parziale o totale degli stessi, che possono giovare dell’incentivo in misura pari al 100% dei CIC spettanti all’analogo nuovo impianto.

Infine, il sistema di incentivazione si applicherà a tutti i nuovi impianti per la produzione di biometano che entreranno in esercizio entro il 31 dicembre 2022, per un quantitativo massimo di producibilità pari a 1,1 miliardi di metri cubi di biometano all’anno, quantità che, peraltro, rispecchia esattamente gli attuali consumi annui nazionali di gas naturale nel trasporto stradale.

Dunque, il biometano, sarà davvero una grande opportunità?

Con la pubblicazione delle linee guida GSE, con le quali sono state definite le procedure per la richiesta e il rilascio degli incentivi, si rende ufficiale l’avvio della produzione di biometano in Italia.

È giusto infatti ribadire come il nostro Paese goda di tutti i requisiti che permettono di affermare come il biometano possa risultare una tra le soluzioni ottimali tecnologicamente già disponibili, al fine di ridurre l’intensità delle emissioni di gas climalteranti e competere sul mercato con i combustibili fossili nel settore dei trasporti.

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