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No alla plastica monouso nelle Università Italiane del Mare

città: Palermo - pubblicato il:
plastica monouso

Lotta senza quartiere alla plastica monouso e all’inquinamento ormai incontrollabile dei mari; nel mondo, infatti, le materie plastiche rappresentano l’85 % dei rifiuti marini.

Inoltre, sotto forma di microplastica questi prodotti sono presenti nell’aria, nell’acqua e nel cibo con effetti sulla salute ancora sconosciuti. A questo punto affrontare il problema dell’inquinamento da plastica monouso è una necessità, che può portare a grandi opportunità di innovazione, competitività e di occupazione.

Di questa impellente emergenza si è fatta carico la Commissione UE che lo scorso 28 maggio ha adottato una proposta di Direttiva per ridurre l’inquinamento marino provocato dalla plastiche, che interessa 10 prodotti di plastica monouso e gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati in mare.

A questa iniziativa politica si stanno susseguendo numerose iniziative di aziende private ma anche di enti pubblici. È il caso delle 35 Università italiane che compongono il CoNISMa, il Consorzio Nazionale Universitario per le Scienze del Mare che hanno deciso di aderire all’appello di Marevivo per bandire l’uso della plastica monouso nelle aule, negli uffici e nei servizi delle Università #StopSingleUsePlastic.

Il Presidente del CoNISMa, Antonio Mazzola, su mandato del Consiglio Direttivo del CoNISMa, si è impegnato ad attivare una campagna di sensibilizzazione contro la plastica monouso. Ma sarebbe troppo scontato il solo impegno dei ricercatori e degli studenti delle Scienze del Mare, già consapevoli del drammatico problema delle plastiche in mare.

Per questo motivo Mazzola insieme al presidente di Marevivo Rosalba Giugni hanno chiesto al Presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) un incontro per raccogliere l’impegno di tutti gli universitari a bandire la plastica monouso dai templi del sapere e della formazione.

Tutti i cittadini devono essere consapevoli che quello della plastica in mare è un dramma reale e tangibile: le Nazioni Unite lo considerano una delle sei emergenze mondiali dell’ambiente” spiegano Mazzola e Giugni “Otto milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono nei nostri mari, di cui solo lo 0,5% è affiorante e, quindi, visibile. La maggior quantità di queste tonnellate con il tempo si frammenta in particelle sempre più piccole che, pur restando nell’acqua, diventano poco visibili“.