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L’Università Statale di Milano svela il segreto dei fiori petalosi

città: Milano - pubblicato il:
fiori petalosi

Uno studio dell’Università Statale di Milano e del PTP Science Park di Lodi, svela il segreto dei fiori petalosi di pesco e delle rose riconducendo la moltiplicazione di petali alla mutazione di un gene regolatore.

Il florovivaismo è un’attività di grandissima importanza economica e si stima che il valore della produzione globale di piante da fiore sia di 55 miliardi di dollari con l’Europa ai primi posti sia per produzione che per consumo.

I fiori petalosi, con aumentato numero di petali, sono stati selezionati dall’uomo per il loro aspetto attraente e il loro valore commerciale in diverse piante ornamentali, fra cui la rosa e il pesco.

Sono proprio i bellissimi fiori di queste due piante al centro della ricerca appena pubblicata su The Plant Journal che ha rivelato il segreto dei fiori petalosi, individuando per la prima volta nella mutazione di un gene la causa della moltiplicazione dei petali.

La ricerca è frutto di una collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano, dove è stata coordinata dalla professoressa Laura Rossini, docente di genetica agraria al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, e il PTP Science Park di Lodi, con il primo autore dottor Stefano Gattolin (ora ricercatore presso il CNR-IBBA), prevedendo inoltre il coinvolgimento diretto dell’INRA (Institut National de la Recherche Agronomique).

Lo studio è partito dall’analisi genetica del numero dei petali nei fiori di pesco, attuata analizzando incroci fra peschi da frutto (5 petali) e peschi ornamentali (molti petali) prodotti dal professor Daniele Bassi del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano.

Conosciuto in tutto il modo per i suoi frutti, il pesco è stato domesticato migliaia di anni fa in Cina, dove è tradizionalmente considerato l’albero dell’immortalità o della longevità, ed è molto apprezzato anche per la generosa fioritura celebrata ogni anno con festival come quello di Shangai.

La prova del nove a conferma dell’importanza di questa mutazione è venuta dall’analisi di alcune varietà di rose messe gentilmente a disposizione dall’Associazione Italiana della Rosa e raccolte dal roseto Niso Fumagalli presso la Reggia di Monza.

Fra le rose analizzate vi è anche la Bella di Monza, forse la più iconica e romantica delle varietà di rosa create agli inizi del 1800 da Luigi Villoresi, primo ibridatore di rose in Italia.

Questa scoperta apre la strada a ricerche su altre specie di interesse ornamentale quali il garofano e la petunia, piante per le quali sono state selezionate dall’uomo spettacolari varietà a fiore doppio.