Home Imprese Sostenibili Mobilità ricca – 10% del Pil – ma quanto è green?

Mobilità ricca – 10% del Pil – ma quanto è green?

città: Milano - pubblicato il:
ecomobility citytech

Fine estate caldissimo per l’ecomobility: il bisogno che la mobilità in città diventi sempre più smart e a basso impatto ambientale non viene solo dai tassi di cattiva aria che si respira, né del caldo anomalo che fa, ma soprattutto dal calendario: a breve scatta la settimana della mobilità sostenibile (16 al 22 settembre) e tutti si danno un gran da fare.

Sarà anche che il comparto (automotive compreso e servizi di mobilità pure), vale oltre il 10% del Pil italiano (fonte: Mobility Think Tank 2018 di EY presentato a Citytech, manifestazione in scena a Milano fino a stasera presso la Fabbrica Del Vapore).

In più, è vero che anche l’Europa ci sta mettendo finanziamenti; la gente si sta abituando a non acquistare automobili per abbonarsi invece a servizi di car sharing e sta imparando a condividere; le città italiane guardano alla capitale dello sharing (leggi Milano) per imitarne il modello (e le direttive).

E poi arrivano le App (di tutti i tipi) che si stanno facendo furbissime e capacissime per incentivare con un clic l’uso di mezzi intermodali.

Incentivi, nuove abitudini, ma anche business e spazio a nuove professioni e metodo di ingaggio. Sono questi i grandi trend in ballo.

Così, il settore – lo afferma ancora lo studio di E&Y – sta affrontando uno dei più profondi cambiamenti di sempre anche nel nostro Paese: lo sviluppo di servizi in sharing (nel 2030 il 35% delle persone si sposterà in modo condiviso), la mobilità elettrica (nel 2025 il settore varrà 2.400 miliardi di dollari), le auto connesse (nel 2020 l’80% delle auto vendute in Italia sarà connessa e capace di scambiare dati con l’esterno), l’integrazione dei trasporti, sono solo alcuni degli abilitatori del cambiamento che sta traghettando il settore della mobilità verso un’ecomobility diffusa.

Il tutto accompagnato dal macro trend del momento, ovvero la crescente urbanizzazione, con più del 60% della popolazione concentrata nelle aree urbane.

Però qualcosa manca ancora. “La mobilità si fa sostenibile a patto che lo Stato” avvisa Paolo Lobetti Bodoni, advisor in Ernest&Youg “dimostri la propria volontà sulle norme regolatorie. Ancora una volta chiediamo certezze di business, come per esempio sul fine vita delle batterie, dove attualmente non c’è trasparenza“.

Molte amministrazioni comunali” riflette su altre note dolenti Andrea dell’Orto, presidente di Ancma, associazione nazionale ciclo, motociclo accessori “non stanno cogliendo l’opportunità di promuovere l’uso delle due ruote che, possiamo dimostrare, è quasi a costo zero“.

Certo, l’urbanistica deve prendere sul serio l’esigenza di nuovi parametri di ecomobilty. A Citytech si è parlato anche di questo: conversione di brownfield urbani; rigenerazione nella valorizzazione del patrimonio edilizio, attraverso puntuali e articolati processi di fit-out.

Strade, edifici e quartieri sono i soggetti su cui lavora creando nuove modalità di ecomobility.