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Il programma Copernicus tiene sotto controllo lo strato di ozono

città: Milano - pubblicato il:
strato di ozono

Lo strato di ozono è il naturale schermo della Terra alle irradiazioni solari perché è in grado di filtrare, prima che raggiungano la superficie causando danni alle forme di vita animali e vegetali, le radiazioni ultraviolette contenute nella luce solare.

Ecco perché la comparsa di un buco di dimensioni ragguardevoli nello strato di ozono al di sopra dell’Antartide è uno dei più gravi pericoli per la vita sul nostro Pianeta.

Per completare la trattazione scientifica di base, la misura dello strato di ozono in qualsiasi punto dell’atmosfera è espressa in unità di Dobson (DU); una unità di Dobson equivale a uno strato di ozono puro dello spessore di 0,01 mm alla densità che questo gas possiede alla pressione esistente all’altezza del suolo.

La quantità di ozono che ci sovrasta alle latitudini temperate è pari a circa 350 DU, mentre vicino all’Equatore l’ozono che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette è minore – mediamente è pari a 250 DU – e nelle regioni subpolari – laddove no c’è il buco – è circa 450 DU.

Il buco nello strato di ozono sopra l’Antartide

Oggi la questione del buco nell’ozono è meno citata dai main media rispetto a un decennio fa ma questo non significa che il buco sia scomparso.

Il prossimo 16 settembre, per celebrare la Giornata Internazionale per la Salvaguardia dello Strato di Ozono, Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) – attuato dallo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) per conto della Commissione Europea – rilascerà un video esclusivo che spiegherà il ruolo dello strato di ozono, il motivo per cui questo si espande in inverno e primavera e gli strumenti e le tecnologie che CAMS utilizza per monitorarlo quotidianamente.

In questa occasione verrà inoltre resa pubblica una pagina web tramite cui accedere alle più recenti informazioni circa la progressiva formazione del buco dell’ozono. Per la prima volta si avrà quindi modo di visualizzare il buco dell’ozono attraverso un’animazione di rendering 3D, realizzata sulla base dei dati restituiti da CAMS, che verranno poi aggiornati su base settimanale.

Storia del dl danneggiamento nello strato di ozono

Le concentrazioni di idrocarburi idrogenati (CFCs, HCFCs e halon) sono aumentate nell’atmosfera fino agli anni ’80, quando si è iniziata a osservare ogni anno la comparsa di buchi nell’ozono.

Le emissioni di sostanze dannose per l’ozono (Ozone Depleting Substances – ODS) erano causate dal loro ampio impiego nella produzione di frigoriferi, aerosol, solventi e altri prodotti a partire dalla metà degli anni ’50.

Il Protocollo di Montreal, accordo internazionale per la messa al bando dell’utilizzo di idrocarburi idrogenati, firmato nel settembre 1987 ed entrato in vigore nel 1989, ha permesso di limitare le concentrazioni di ODS e di avviare il recupero dello strato di ozono. Ratificato da 196 Stati e dall’Unione Europea, il protocollo è un eccellente esempio di quanto possa essere ottenuto dalla cooperazione internazionale.

Tuttavia, è fondamentale assicurare un monitoraggio continuo per garantire che questi progressi vengano mantenuti, in particolar modo dal momento che saranno necessari almeno altri quattro decenni prima che lo strato di ozono torni al proprio stato preindustriale.

CAMS unisce le informazioni provenienti da una serie di satelliti e stazioni in-situ con modelli dettagliati e computerizzati dell’atmosfera, per offrire informazioni di qualità circa lo stato dell’ambiente atmosferico.

Per via di congiunzioni meteorologiche naturali, il buco dell’ozono si espande quando è inverno all’altezza dell’emisfero australe, al di sopra dell’Antartide.

Il video offerto da CAMS – realizzato per sostenere la Giornata Internazionale per la Salvaguardia dello Strato di Ozono del prossimo 16 settembre, data che coincide con l’anniversario della storica firma del Protocollo di Montreal – spiega il formarsi di questo fenomeno e come aumentino le radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose che penetrano l’atmosfera terrestre.

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