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Biotecnologi, così si diventa – anche grazie al BiotechCamp

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 5 Novembre 2018
biotechcamp - bertacchi

Dice, anzi scrive, sul suo libro intitolato Geneticamente modificati (Hoepli edizioni), che le biotecnologie sono ormai intorno a noi, dagli scaffali dei supermercati ai cartoni animati, nei jeans che si indossano.

Lui è Stefano Bertacchi, biotecnologo industriale e dottorando presso l’Università Bicocca, ma anche divulgatore scientifico e caporedattore per Italia unita per la scienza.

Le sue parole dimostrano che la nostra vita è già tutta una biotecnologia unica. Anche se ancora tanto si deve fare, studiare, sviluppare, soprattutto nel nostro Paese. Ecco perché forse quello delle biotecnologie è uno dei percorsi studio più promettenti.

Edizioni Green Planner ci crede e oltre ad aver supportato dal punto di vista mediatico la Summer School organizzata in Bicocca i primi di settembre ha pianificato un calendario di eventi per i ragazzi dei licei.

BiotechCamp, full immersion nelle biotecnologie

Stiamo parlando dei BiotechCamp, una due giorni (organizzata con il supporto di Human Technopole, Anbi, Cnr/Istm e altre realtà scientifiche) dove 60 studenti selezionati dai professori incontreranno presso la Social Innovation Academy di Fondazione Triulza (in Cascina Triulza, sito MIND – Milano Innovation District ) docenti universitari, ricercatori, dottorandi (e magari proprio Bertacchi) e aziende per approfondire il tema e le varie applicazioni delle biotecnologie.

Perché, di sicuro questa è una traiettoria di sviluppo da non sottovalutare. Con tutte le sue implicazioni, ambientali, genetiche e persino Ogm.

Certo, forse non ci si alza la mattina con il pallino delle biotecnologie, ma qualcosa deve scattare. A Bertacchi la passione per le biotecnologie pare essere nata “un po’ per caso, in quanto non avevo mai affrontato o considerato queste tematiche quando ero al Liceo. Quindi, diciamo che è stata una scelta alla pari con biologia, ma poi ha vinto chissà perché biotecnologie. E sono contento di questa scelta perché mi sono veramente appassionato alla materia, per le applicazioni possibile e per la proiezione verso il futuro“.

L’aspetto che ti interessa di più?

Sicuramente mi interessa la parte di ingegneria genetica, proteica e metabolica, sino ad arrivare alle frontiere della biologia sintetica, in particolare per quanto riguarda i microrganismi. Ma anche tutto il tema della bioeconomia, dalle bioplastiche alla chimica verde.

Quello che meno ti attrae (ma purtroppo c’è)

Mi attrae di meno la componente economico-legislativa, senza la quale tuttavia tutte le applicazioni proposte resterebbero dei castelli in aria. Quindi è un purtroppo perché faccio fatica a capirla non essendo formato a riguardo, tuttavia sto iniziando ad avvicinarmi a questi temi per avere una visione a tutto tondo.

Hai scritto un libro e quindi è forte in te il bisogno anche di spiegare alla gente di cosa ti occupi…

Esatto, ritengo che sia importante parlare al pubblico di tematiche scientifiche e fornire una corretta informazione scientifica per evitare incomprensioni, e guidare anche la popolazione stessa verso scelte di carattere etico ed economico per esempio.

Sopratutto di quando parliamo di tecnologie che poi vanno nelle mani dei singoli utenti, è importante informarli di che cosa si tratti, basti pensare al caso dei sacchetti biodegradabili in Italia. Inoltre un tema scottante come quello degli OGM è in Italia difficile da affrontare, per molte delle miscredenze sul tema.

Ma la gente, appunto, come ti guarda quando gli parli di biotecnologie?

Fortunatamente la situazione è migliorata e noto una crescente accettazione del tema, o quantomeno un ridotto rigetto immediato di tutto ciò che è connesso alle biotecnologie. La strada è ancora lunga, ma grazie al lavoro congiunto di scienziati, divulgatori e giornalisti è possibile spiegare le biotecnologie al pubblico.

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