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Strategia energetica delle imprese: generarla on site e controllarla

città: Roma - pubblicato il:
strategia energetica aziendale

Una ricerca di Centrica Business Solutions ha individuato le opportunità per le imprese di ottenere un vantaggio competitivo attraverso la strategia energetica aziendale.

Il processo che porterà entro il 2025 ad affinare la strategia energetica aziendale passa dalla produzione on site dell’energia necessaria al proprio business e a un efficientamento, attraverso il controllo diretto.

Infatti, lo studio – compiuto su oltre 1.000 aziende in 6 Paesi (Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Stati Uniti e Canada) per identificare i fattori chiave e gli ostacoli all’adozione di nuovi approcci energetici – rivela che l’80% delle aziende intende assumere il controllo della propria energia entro il 2025, generando un quarto dell’energia elettrica in loco. Questo dato arriva all’85% se si considerano solo le aziende italiane.

Punto primo della strategia energetica aziendale: efficienza

L’efficienza energetica è ormai un tema di primo piano per le organizzazioni, che stanno investendo sempre di più in soluzioni energetiche avanzate, spronate dalla necessità di migliorare l’efficienza operativa, dimostrare la loro responsabilità sociale e assicurare maggiore profittabilità.

Le organizzazioni che si dotano di strategie energetiche formalizzate vengono definite leader dell’energia in quanto registrano risultati superiori a quelli di aziende simili in una serie di indicatori aziendali chiave.

Tra gli altri: hanno 2,5 volte più probabilità di ottenere solidi risultati finanziari e di essere più efficienti; 2,3 volte più probabilità di essere un marchio leader nel loro settore e di essere incentrati sul cliente, garantendone la soddisfazione.

Sicurezza energetica, seconda necessità

Le aziende sono sempre più consapevoli che soluzioni energetiche evolute possono aiutarle a raggiungere gli obiettivi della propria strategia energetica. In particolare, il 41% delle intervistate ha sperimentato una notevole riduzione del costo dell’energia dopo l’investimento in soluzioni tecnologiche avanzate.

Ma al di là dell’ormai consolidato risparmio nei costi, le organizzazioni che hanno investito in soluzioni energetiche attestano maggior controllo e visibilità sull’uso dell’energia (35%), conformità alla normativa (26%), conseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, riduzione delle emissioni e miglioramento della reputazione aziendale (24%), conseguimento di entrate supplementari (23%), per citare solo i principali benefici.

L’indagine ha anche rivelato che la sicurezza energetica è considerata un serio rischio aziendale per le aziende (28% a livello global, 31% in Italia). Insieme all’incertezza politica, è considerato il rischio più sostanziale dalle aziende appena dopo la cybercriminalità (35%), posizionandosi più in alto addirittura del rischio finanziario (27%).

I timori, d’altra parte, risultano ben fondati, in quanto le aziende sono dipendenti in materia di fornitura energetica come mai prima d’ora, una pressione probabilmente destinata ad aumentare laddove le interruzioni possono avere un impatto significativo sulle prestazioni finanziarie e la fedeltà del cliente.

Manifattura: le aziende hanno sviluppato una migliore strategia energetica

Lo studio ha rilevato che circa la metà delle aziende intervistate ha già investito in soluzioni per l’efficienza energetica (52%), soluzioni di Energy Insight e monitoraggio dell’energia (40%), cogenerazione di energia elettrica e termica (37%) e rinnovabili (31%).

In Italia, circa un quarto delle aziende intervistate ha già investito nella generazione on site (il 26% nella cogenerazione e il 24% nell’energia solare) e il 10% sta investendo in queste due tecnologie per averle a pieno regime entro i prossimi due anni.

Osservando i dati emersi dal report da un punto di vista settoriale, il manifatturiero si aggiudica il primo posto tra i mercati più avanzati rispetto all’adozione di soluzioni energetiche. Questo perché l’energia è davvero fondamentale per queste aziende e rappresenta una chiara priorità ai fini degli investimenti.

Segue l’immobiliare, che comprende anche l’edilizia, settore sottoposto alla continua pressione di dover adottare pratiche sostenibili e le aziende di distribuzione. Bocciata, invece, l’istruzione, che si attesta all’ultimo posto tra i settori più meritevoli.

Per quanto riguarda le dimensioni aziendali, il segmento delle aziende con la più alta posizione media in termini di adozione di misure energetiche è quello con un numero di dipendenti compreso tra 2.500 e 9.999, che si dimostrano sufficientemente grandi per percepire in modo chiaro i vantaggi dell’efficienza energetica ma allo stesso tempo in grado di guidare il cambiamento.

Le organizzazioni di dimensioni maggiori (+10.000), infatti, potrebbero trovarsi di fronte ad alcune complessità in termini di processi decisionali e di atteggiamenti consolidati.

Strategia energetica aziendale: opportunità e problemi

La consapevolezza delle opportunità commerciali che presentano gli investimenti energetici, dunque, è generalizzata (94% a livello globale, 95% in Italia). Ma vi è un forte divario tra le aspirazioni delle imprese e le azioni che ne derivano: molte aziende riconoscono i vantaggi derivanti dai miglioramenti in campo energetico, ma non sanno dove o come investire.

Circa la metà delle aziende nazionali, afferma di non sapere come utilizzare in maniera più efficace le risorse di generazione dell’energia di cui dispongono e chi non ha ancora adottato una strategia energetica aziendale, in genere forniscono come motivazione la competenza, ovvero l’incapacità di definire una strategia energetica o la mancanza di partner in grado di fornire la necessaria assistenza.

D’altra parte, l’adozione di nuove soluzioni energetiche può richiedere notevoli investimenti. Attualmente le tradizionali opzioni di finanziamento sono quelle prevalenti: due quinti delle società hanno finanziato da sole le iniziative e un terzo ha utilizzato piani governativi e prestiti bancari. Altri metodi di finanziamento iniziano, però, a essere utilizzati, come i modelli di rischio condiviso.

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