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Agroecologia, la nuova frontiera per l’agricoltura moderna

città: Milano - pubblicato il:
agroecologia

Forse è tempo di agroecologia. La disciplina che si avvale delle teorie ecologiche per analizzare e pianificare l’ecosistema di cui l’essere umano fa parte, si fa spazio tra gli addetti ai lavori tanto che proprio in questi giorni alla Facoltà di Scienze Agrarie ed Alimentari dell’Università degli Studi di Milano si è tenuto un seminario.

A organizzarlo l’associazione studentesca Dévelo – Laboratorio di Cooperazione Internazionale che ha scelto un titolo esaustivo: Agroecologia, coltivazione idroponica, alga spirulina ed economia circolare. Nuove frontiere per l’agricoltura moderna. Il tema, infatti, è assai complesso.

L’agroecologia, infatti, include l’applicazione dei principi dell’ecologia allo studio del ciclo degli elementi minerali del suolo, delle trasformazioni energetiche e dei processi biologici che avvengono nel terreno sottoposto a sfruttamento agricolo, ma anche allo studio degli insediamenti umani sul pianeta.

Al seminario sono intervenuti Pietro De Marinis, consulente in Sviluppo Sostenibile e assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano, Andrea Giro, ricercatore presso l’Università di Padova, e Antonio Idà, Ceo e Cultivation Manager di Algaria, startup produttrice di alga spirulina in una visione di economia circolare.

A loro abbiamo chiesto di darci una personale definizione del vasto concetto di agroecologia.

Agroecologia, nuova via a un’agricoltura sostenibile

Pietro de Marinis: “Credo che l’agroecologia sia un modo di pensare e di agire. Da un punto di vista di pensiero significa non ridurre il ruolo dell’essere umano (e dell’agricoltura) a una componente separata dalla Natura e dai suoi cicli. Questo vuol dire ragionare in modo organico sui cicli ecologici di cui facciamo parte al fine di trovare un nostro posto, sano, piacevole e scevro da impatti nefasti sul pianeta.

L’agroecologia può quindi essere una spinta a rielaborare la nostra cultura con il fine di cambiare la nostra concezione di sviluppo.

Da un punto di vista pratico, soprattutto se calata nel presente momento storico, l’agroecologia è un movimento etico e politico che ci spinge a rimettere nelle mani di chi sfama il genere umano i mezzi di produzione, quali la conoscenza, la ricerca, i semi, e le altre risorse comunitarie, ora asserviti a una vana ricerca di profitto individuale.

L’agroecologia è l’insieme di metodi e tecniche utili a convertire l’attuale sistema di funzionamento delle nostre società e dei nostri settori produttivi. In questo senso possiamo avere tecniche agricole, modi di organizzare l’economia e la nostra società secondo una concezione agroecologica“.

Andrea Giro: “Nei prossimi decenni l’agricoltura deve e dovrà rispondere a un aumento della domanda di cibo, ottimizzando e salvaguardando le risorse (acqua, ambiente, aria, terreni). La sostenibilità e la circolarità dell’uso delle risorse sarà d’obbligo per tutti i sistemi produttivi ma, a mio avviso, tutto questo potrà essere affrontato in maniera puntuale.

Sebbene le nuove tecnologie saranno d’aiuto a far sì che ci sia una maggior consapevolezza e facilità di gestione delle colture ottimizzando gli input produttivi, ci dovrà essere un maggior coordinamento a livello politico amministrativo per coinvolgere i singoli agricoltori. Ogni agricoltura deve quindi essere aiutata a declinare al meglio la sua personale sostenibilità, che sia in Italia, India o Congo. Ed è evidente che si parte da punti diversi e necessità diverse“.

Antonio Idà: “Penso che l’agroecologia sia una possibile soluzione agli impatti che l’agricoltura ha sull’ambiente. I rischi di desertificazione, di perdita di fertilità e salubrità dei suoli, sono dovuti a un mercato (e una politica) che ha sempre premiato le coltivazioni intensive e l’aumento della produzione come obbiettivo primario degli enti di ricerca pubblici e privati.

Perseguendo questi obiettivi il bilancio dell’agricoltura tende al negativo sia da un punto di vista economico che da un punto di vista ambientale, non rendendo sostenibili le produzioni.

Sono stati proposti modelli produttivi alternativi nel rispetto dei bilanci ambientali. Ne è un esempio la coltivazione della spirulina, una bistecca vegetale contenente numerosi minerali, vitamine e antiossidanti, che se prodotta seguendo una logica di economia circolare la rende una perfetta alternativa sostenibile“.

I temi toccati dal seminario sull’agroecologia

Al seminario si è parlato anche di progetti di sviluppo in ambito di cooperazione internazionale e delle nuove frontiere per una produzione sostenibile.

Progetti di sostegno allo sviluppo quelli affrontati da Pietro De Marinis, avendoli seguiti in prima persona: il progetto Microjardin Milano-Dakar in Senegal, a sostegno dell’agricoltura urbana grazie all’utilizzo della tecnica di idroponica semplificata; il progetto ad Haiti, Imparare a Fare ad Haiti, per la promozione e la diffusione delle buone pratiche per il contenimento delle aflatossine su mais e sorgo; infine il progetto Ardst Goma in Congo, incentrato sul miglioramento dell’accesso alla terra per i rifugiati e gli sfollati di una regione tanto bella e ricca quanto distrutta internamente dagli interessi economici internazionali e dalle continue guerre.

Mentre le nuove frontiere per l’agricoltura, come la coltivazione idroponica con pregi e difetti annessi, sono state approfondite da Andrea Giro che ci ha riportato la sua esperienza del Bloom Project e del gruppo di ricerca del Dafnae, Dipartimento di Agronomia dell’Università degli Studi di Padova, e da Antonio Idà che ha mostrato come è possibile produrre l’alga spirulina attraverso un sistema di economia circolare dove lo scarto non è più concepito come tale ma diventa parte integrante del processo produttivo. Ecco perché la startup Algaria oggi produce un super food sostenibile.

In agricoltura come nella vita di tutti i giorni, per un consumo più consapevole, il riciclo della materia prima e la riduzione degli scarti.

Noi di Dévelo” spiegano gli organizzatori “abbiamo voluto dare spazio di parola a tutti questi progetti. Un’associazione, la nostra, che offre uno spazio di discussione su tutti i progetti portati avanti dalle componenti del mondo universitario, siano essi studenti o ricercatori o professori, con il fine ultimo di essere il cambiamento di cui tutti sentiamo di aver bisogno“.

L’incontro organizzato in Statale è stato l’ultimo di un ciclo di seminari dal titolo Produzioni sostenibili del futuro per studenti consapevoli: idee, azioni e stili di vita, progetto finanziato dal Bando 2018 per le iniziative culturali e sociali svolte dalle associazioni studentesche dell’Università degli Studi di Milano (testo a cura di Elisabetta Di Profio e Marta Guarise).

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