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Moderare la temperatura sotto l’1,5°C: ecco perché

città: Roma - pubblicato il:
limitare il riscaldamento globale

Bisogna agire subito perché non c’è più tempo per limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi Celsius. Altrimenti i rischi saranno catastrofici.

La denuncia arriva dal Rapporto Speciale sul Riscaldamento Globale di 1,5°C approvato dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sabato scorso a Incheon, in Corea del Sud. Si rischia grosso e la grave situazione è già sotto gli occhi di tutti.

Gli impatti negativi dei cambiamenti climatici portano a temperature più elevate soprattutto sulle zone terresti del pianeta, un riscaldamento che è raddoppiato/triplicato nell’Artico, un innalzamento del livello del mare e un aumento di eventi estremi (ondate di calore, precipitazioni intense e periodi di siccità) in alcune zone del Pianeta.

Di fatto, le attività umane hanno già causato un riscaldamento globale di circa 1°C rispetto al periodo pre-industriale. Se questo andamento di crescita della temperatura dovesse continuare ai ritmi attuali, si raggiungerebbe l’aumento di 1,5°C intorno al 2040, anche se c’è chi è ancora più pessimista e paventa il 2030.

Limitare il riscaldamento globale, ecco perché

Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai 2°C paventato nell’ultima assemblea sul Clima di Parigi, potrebbe andare di pari passo con il raggiungimento di una società più sostenibile ed equa e soprattutto, spiegano gli scienziati, sarebbe possibile evitare una serie di conseguenza ben evidenziate da una sintesi del Cmcc (il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici).

A cominciare dai minori rischi legati a temperature estreme e ondate di calore che significa anche, minori precipitazioni intese e rischi di alluvioni e/o precipitazioni scarse e siccità.

Sotto il grado e mezzo si può prospettare una riduzione dell’innalzamento globale del livello del mare di 10 centimetri in meno. Il che limiterebbe l’esposizione di circa 10 milioni di persone ai rischi come intrusione di acqua salina, inondazioni e danni alle infrastrutture costiere.

È questa la strada per attutire la perdita di biodiversità, di ecosistemi e il conseguente numero di specie estinte (50% per piante e invertebrati e 66% per gli insetti).

Con la riduzione dell’aumento della temperatura oceanica e i relativi rischi di acidificazione e di diminuzione dei livelli di ossigeno, si limiterebbe la perdita irreversibile di specie marine, con conseguenze per la pesca e l’acquacultura. Cmcc fa l’esempio delle barriere coralline a a 1.5°C diminuirebbero di un ulteriore 70-90%, ma sarebbero di oltre 99% ai 2°C.

Limitare il riscaldamento globale significa anche minori rischi per la salute, soprattutto legati a ondate di calore, concentrazione di ozono e trasmissione di malattie da vettore quali malaria e dengue e minori rischi per la sicurezza alimentare legati alla riduzione delle rese agricole (mais, riso e grano), e la produzione di bestiame.

A Katowice, in Polonia, il prossimo dicembre i governi riesamineranno il Trattato di Parigi per affrontare i cambiamenti climatici. E l’evidenza sarà mantenere l’aumento di temperatura entro il grado e mezzo. Indispensabili anche se sono notevoli gli sforzi da adottare subito in campo energetico, nell’uso del suolo, nelle città e nei sistemi industriali.

In particolare, per riuscire a contenere l’innalzamento delle temperature entro 1,5 gradi Celsius, il consumo globale di carbone dovrebbe essere ridotto di almeno due terzi entro il 2030 (l’Italia si è impegnata farlo entro il 2025 per poi bandire definitivamente le fonti fossili entro il 2050) e arrivare quasi a quota zero, nella produzione elettrica, entro il 2050. Le rinnovabili dovrebbero invece salire a quota 70-85% della produzione elettrica entro il 2050.

Carlo Carraro, Vice Presidente IPCC-WG3 e Rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia chiede anche un’accelerazione tecnologica: “Al momento non sono sufficienti gli strumenti che abbiamo per raggiungere dal punto di vista tecnologico questi obiettivi“.

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