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Nella lista della spesa evita i pesci a rischio estinzione

città: Milano - pubblicato il:
emergenza ittica - proteggere il mare

Sembra bizzarro, ma anche ragionare sulla lista della spesa è possibile aiutare a proteggere il mare. Assodata l’emergenza plastica, è bene sapere che altre emergenze sono sotto gli occhi di tutti. Quella della pesca per esempio: diversi pesci sono a rischio estinzione.

Il presupposto è che per parlare di sostenibilità in ottica sistemica non si può prescindere un mondo che sicuramente conosciamo poco, ma che occupa oltre il 70% della superficie terrestre: gli oceani. Se l’emergenza plastica è ormai sempre più sentita anche da chi abita lontano dai mari, è invece poco nota la condizione in cui versano le risorse ittiche in tutto il mondo.

Proteggere il mare attraverso la conoscenza

Domenica 7 ottobre 2018 il gruppo locale milanese di Greenpeace ne ha parlato a un pubblico tra cui spiccavano numerosi membri di Gruppi di Acquisto Solidale, presso l’Istituto Pedagogico della Resistenza.

I preparatissimi volontari, insieme al biologo Roberto di Lernia, hanno presentato una situazione a dir poco inquietante, dando però spazio ad azioni efficaci per muoversi verso la sostenibilità.

Prima regola: va evitato il surgelato, quasi sempre proveniente da pescato raccolto con metodi distruttivi come le reti a strascico, capaci di distruggere interi ecosistemi marini al solo passaggio, e quelle da traino, che catturano indiscriminatamente ogni organismo, compresi delfini, tartarughe e squali.

La situazione circa i metodi di pesca è grave: il 70% del pescato mondiale è con reti a strascico. Non è un caso che le popolazioni di pesci siano sempre più scarse e con individui più piccoli, oramai in tutto il mondo. Non sono esenti i crostacei: anche in questo caso la pesca è a strascico, mentre i grandissimi allevamenti sono ottenuti disboscando irreversibilmente i mangrovieti del sud-est asiatico.

Ma cosa si può fare per consumare pesce in maniera responsabile? Ecco la seconda regola: leggere l’etichetta. Alcuni metodi di pesca sono più sostenibili (nassa, palangaro di fondo e rete da imbrocco) e senz’altro il km0 aiuta, che per un prodotto che di norma subisce spostamenti da un punto all’altro del globo significa provenire da mari italiani.

Esistono poi specie la cui pesca è meno dannosa per gli ecosistemi: orate, triglie, cefali e lampughe, da preferire di gran lunga a tonni, pesci spada e verdesche, le cui popolazioni sono ormai allo stremo. E ovviamente ogni pesce nella propria stagione, proprio come frutta e verdura! Ma come barcamenarsi tra tante insidie e nomi che magari conosciamo poco?

Un’ottima guida è stata creata proprio da Greenpeace e ha l’obiettivo di aiutare i consumatori ad acquistare responsabilmente: contiene specie consigliate per ogni stagione, metodi di pesca sostenibili e molte altre informazioni che conviene tenere alla portata della lista della spesa. Si scopre così, per esempio, che il pesce spada è una razza a rischio.

Molto pregiato e ricercato per le sue carni saporite, ma anche in forte declino. La pesca illegale del pesce spada con attrezzi non consentiti come le reti da posta derivanti (dette spadare) è ancora un problema diffuso nel Mediterraneo e in Italia in particolare. Inoltre, è da sapere che è vietata la pesca e la vendita di pesce spada proveniente dal Mediterraneo dal 1° gennaio al 31 marzo.

Anche il mare ha bisogno delle nostre attenzioni: chissà che prendersene cura consumando meno e meglio non possa fare bene anche a noi!

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