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Descalzi di Eni: economia circolare avanti tutta

città: Roma - pubblicato il:
descalzi - eni - maker faire roma

Maker Faire Rome ha acceso anche quest’anno i riflettori sull’innovazione italiana. Noi ci siamo stati proprio il giorno di apertura, venerdì 12 ottobre, e abbiamo partecipato all’opening conference che ha visto protagonista l’Ad di Eni Claudio Descalzi.

Tutto è partito da un’importantissima dichiarazione sull’ambiente: “basta con il modello dell’economia lineare, avanti tutta con l’economia circolare“.

Bisogna ricorrere a un modello che valorizzi i principi della trasformazione e della conservazione” ha proseguito l’amministratore delegato. Le sue intenzioni trovano una quadra tra il rischio di impoverimento del nostro patrimonio di risorse, i sempre più intollerabili livelli di inquinamento e l’incapacità di assorbimento di tutti i rifiuti che produciamo.

Tutto ciò si deve incontrare in un nuovo punto di equilibrio, in cui il rifiuto e il materiale di scarto hanno il valore di una nuova risorsa e ci permettono di creare nuova energia e nuovi prodotti“.

Secondo Eni la materia prima diventa lo scarto, proprio come l’economia circolare impone. Il cane a sei zampe potrebbe diventare una delle più grandi aziende di raffinazione dei rifiuti organici, che poi è la cosiddetta Forsu composta da scarti dell’industria alimentare, fanghi derivanti da trattamento delle acque.

Grazie alla tecnologia proprietaria Waste to Fuel” spiega Descalzitrasformiamo la Forsu in un bio-olio a bassissimo contenuto di zolfo, che può essere può essere utilizzato direttamente come componente in miscelazione per combustibile per uso navale o da inviare a un successivo stadio di raffinazione per la produzione di bio-carburanti da impiegare nei trasporti“.

Il cuore di questa tecnologia è un processo di liquefazione che mima e accelera quello che la natura ha fatto in milioni di anni per trasformare le biomasse delle ere preistoriche in petrolio.

In un processo della durata di poche ore” fa notare l’Ad di Eni “riusciamo a convertire 100 kg di rifiuto in circa 15 kg di bio-olio concentrando fino all’80% del contenuto energetico iniziale“.

A Gela, in Sicilia, entro fine anno nascerà un impianto pilota che permetterà di trattare fino a 40 tonnelate/anno di Forsu. Per la realizzazione e la messa in esercizio dell’impianto pilota verranno investiti oltre 3 milioni di euro.

Anche gli oli esausti diventano materia prima per Eni. Non solo contenuto energetico presente “ma” ci tiene a sottolinearlo Descalziperché contribuiscono in modo concreto e immediato alla riduzione dell’inquinamento“.

Qui Eni attua un doppio esempio di circolarità: da una parte utilizza gli oli esausti come valida materia prima per il processo di lavorazione delle proprie bioraffinerie, ma in più grazie alla tecnologia proprietaria Ecofining produce biocarburanti a basso impatto ambientale.

Poi, c’è tutto un percorso legato alla chimica verde che conviene approfondire con attenzione.

Attraverso la sua società chimica Versalis, Eni è impegnata infatti in progetti di sviluppo di tecnologie per il riciclo delle plastiche, quelle per esempio provenienti da oggetti comuni – quali vasetti per lo yogurt, piatti e bicchieri.

Negli impianti pilota a Mantova, Versalis ha simulato con successo l’utilizzo al 20% di prodotto derivante da packaging in polistirene da post-consumo per produrre polistirene espandibile.

Quest’ultimo viene poi utilizzato dai trasformatori per produrre pannelli per l’isolamento termico, ovvero il cosiddetto cappotto.

Con Versalis” spiega ancora Descalzisiamo anche impegnati nella chimica da rinnovabili e un esempio interessante è quello dell’estrazione di gomma naturale e resine dalla biomassa della pianta di guayule, un arbusto semi-arido che non necessita di acqua originario del deserto del Messico“.

Allo studio una piattaforma per valorizzare anche la biomassa, senza alcun tipo di scarto, in tutte le sue componenti. Nei laboratori Eni, anche in collaborazione con Bridgestone, si sta valutando come i pneumatici riescano a prendere vita dalla gomma naturale. La stessa che potrebbe avere valore in applicazioni biomedicali con bassi rischi di ipoallergenicità. Resine, biofuels e biochemicals chiudono il cerchio.

Di fatto, quello che Descalzi chiama “atto di rigenerazione” è in moto. Il che non riguarda solo a monte chi produce, ma anche a valle. L’augurio di Descalzi è che “chi consuma sia capace di dare valore al prodotto riciclato” che per sua natura abbatte l’inquinamento tre volte: recupera sprechi, non inquina e non finisce in discarica.

In collaborazione con Eni

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