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Canapa in Italia: le nuove regole terranno a freno la concorrenza

città: Milano - pubblicato il:
canapa in italia - beppe croce federcanapa

Canapa in Italia: il settore è in grande fermento e con grandissime potenzialità. Ma la strada è ancora molto in salita e, a quanto ci racconta Beppe Croce, presidente di Federcanapa, “l’immobilismo dell’attuale Governo e del Parlamento sul tema canapa rischia di lacerare equilibri già precari“.

E poi c’è la concorrenza di Paesi che invece sembrano essere più avanti del nostro… L’appello di Federcanapa è chiaro: “Noi vogliamo dimostrare anche alle forze con pulsioni più proibizionistiche che qui è in gioco un grande mercato interno e internazionale e che in questo momento le nostre aziende sono in forte svantaggio competitivo“.

Il mercato della canapa in Italia

Incontriamo Beppe Croce al CanapaForum 2018, organizzato a fine ottobre a Milano. Una due giorni dove sono state lanciate nuove regole per la corretta coltivazione della canapa. Questa è l’intervista che aggiunge qualche dettaglio in più all’articolo di lancio del disciplinare per la coltivazione della canapa in Italia.

Beppe Croce, come e perché nasce questo disciplinare sulle inflorescenze?

Nasce da due esigenze: innanzitutto introdurre criteri di qualità in un settore che ha avuto un’espansione straordinaria, ma caotica per tutelare i coltivatori che in Italia fanno buoni prodotti e rispettano le regole e per assicurare prodotti salubri ai consumatori.

Purtroppo, oggi gli agricoltori italiani subiscono una concorrenza sleale sia da parte di grandi distributori esteri, olandesi e svizzeri soprattutto, che immettono sul mercato italiano fiori di varietà che non sono neppure ammesse nell’elenco delle varietà europee (il governo olandese concede infatti diverse deroghe), sia da coltivatori improvvisati che producono in un capannone o in serra spesso con quelle varietà illegali, senza essere sottoposti agli obblighi e ai controlli che si impongono a un agricoltore professionale.

Sappiamo inoltre che questo settore si muove in una zona grigia della normativa, con i rischi continui di rigurgiti repressivi e di offerte di pessima qualità perché intanto non c’è trasparenza neppure sulla destinazione d’uso da indicare in etichetta (le furbizie dell’uso tecnico).

Da qui la seconda esigenza: indicare alle istituzioni un possibile percorso per normare un prodotto di estremo interesse per l’economia italiana e per la salute dei cittadini. Noi vogliamo che sia garantito a tutti i coltivatori italiani il diritto di produrre e commercializzare fiori di canapa, purché nel rispetto della legge sulla canapa industriale e delle normative di settore di impiego.

Se è per fumo deve rispettare le regole per il fumo, se è per alimentare deve garantire gli standard di un prodotto alimentare.

Quali sono i presupposti del disciplinare e cosa fa secondo voi la differenza?

Sono tre fondamentalmente:

  1. indicare regole di qualità per tutte le fasi del processo: coltivazione, raccolta e selezione, pulizia ed essiccazione, conservazione, imballaggio ed etichettatura
  2. garantire un prodotto salubre per il consumo umano prescrivendo precisi limiti per quanto riguarda presenza di muffe, micotossine, metalli pesanti e così via. Abbiamo adottato i criteri più stringenti, ossia quelli del consumo alimentare
  3. garantire in etichetta la tracciabilità di tutte le fasi con un sistema tipo QR Code: dove e da chi è stato coltivato, chi e dove lo ha essiccato. La differenza è evidente. Dopo di che sappiamo che la truffa è sempre possibile, ma per ridurre questo rischio il disciplinare prevede che un ente specializzato (uno degli enti del biologico) faccia i controlli sul produttore.

Seguire il disciplinare significa risolvere quali problemi?

Sicuramente sarà interesse anche dei negozianti vendere prodotti sicuri e che non siano a rischio di sequestro. Non abbiamo comunque l’arroganza di risolvere i problemi, ma di indicare una via di soluzione questo sì.

Poi i problemi si potranno (forse) risolvere se saranno emanate regole più chiare da parte delle istituzioni.

In un anno come è cambiato il settore della canapa in Italia?

È cambiato radicalmente proprio con il fenomeno della Cannabis light, che aldilà delle mode e dei prezzi esagerati fino al ridicolo (ma qualcuno si è ben arricchito), a mio parere ha avuto comunque il merito di mettere in evidenza che il fiore di canapa non è uguale a droga.

Ma che contiene una varietà enorme di princìpi attivi non stupefacenti (oltre 500) che hanno un estremo interesse salutistico e in molti casi anche terapeutico.

Dove si sta ben indirizzando la coltivazione della canapa in Italia?

Beh, a mio parere in Canada o in Australia più che in Europa, dove c’è ancora troppa timidezza e troppa rigidità anche sui limiti di THC (lo 0,2%) che penalizza le nostre varietà. Non a caso oggi sono le ditte canadesi a scendere da noi e in tutta Europa con forti capacità di investimento.

Poi ci sono comunque tendenze interessanti anche in Paesi europei come Repubblica Ceca, Portogallo o Spagna. Noi, con un po’ più di coraggio e tempestività sui regolamenti (non abbiamo bisogno di altre leggi), potremmo diventare un Paese leader.

Abbiamo ottime varietà e ottime competenze scientifiche sul piano salutistico e terapeutico, come ha dimostrato anche il nostro CanapaForum a Milano.

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