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Scarti tessili e il loro riutilizzo, in Tunisia

città: Prato - pubblicato il:
scarti tessili

Entro il 2025 in tutti i Paesi europei si dovranno trattare separatamente gli scarti tessili, ovvero la frazione tessile dei rifiuti domestici.

È quanto prevede la direttiva europea sull’economia circolare. In Italia, dove l’economia del riuso degli scarti di qualsiasi tipo di stoffa ha dato vita a veri e propri distretti tecnologici (uno su tutti quello di Prato), si calcola che già 150.000 tonnellate di scarti tessili siano sottratte allo smaltimento in discarica o in inceneritore per dargli una seconda vita.

Il dato è garantito da Conau (associazione nazionale filiera abiti usati aderente a Fise Unicucular) che parla anche di 1.000 i posti di lavoro, in gran parte in piccole aziende e nel mondo delle cooperative sociali, che impiegano una quota significativa di soggetti svantaggiati.

Una parte del materiale raccolto viene lavorato dalle aziende italiane, la restante parte venduta in Paesi che presentano un sistema di aziende specializzate nella selezione e valorizzazione.

Le opportunità dal riutilizzo degli scarti tessili

Sicuramente la direttiva europea “aumenterà la quantità di abbigliamento usato raccolto in Europa e creerà nuove opportunità di lavoro” evidenzia il Presidente Conau, Andrea FlutteroMa prevediamo anche problemi di collocazione dei maggiori quantitativi raccolti, in rapporto ai mercati di sbocco esistenti. In prospettiva di questo scenario, questo accordo consolida e rafforza l’integrazione di filiera tra la parte italiana di raccolta e preparazione e quella tunisina di selezione finalizzata a riuso e riciclo e si pone l’obiettivo di garantire trasparenza, far crescere dal punto di vista tecnologico e sviluppare le attività e l’occupazione nelle aziende italiane e tunisine del settore“.

Così, la Tunisia ci viene in aiuto ponendosi come Paese amico del recupero degli scarti tessili. È stato, infatti, siglato un accordo tra il Conau e l’omologa associazione tunisina per la valorizzazione, attraverso riuso e riciclo, degli abiti usati.

Madrina dell’accordo Unido (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale), interessata a valutare le ricadute occupazionali in Tunisia, per valorizzare la gestione integrata tra i sistemi italo-tunisini di economia circolare della filiera del fine vita dell’abbigliamento usato (frazione tessile dei rifiuti urbani).

Secondo l’accordo, la valorizzazione avverrà, in coerenza con la gerarchia europea della gestione rifiuti (riduzione e riuso, poi riciclo e infine recupero energetico e discarica) e garantirà circa il 50% di riuso e per la parte restante proporzioni variabili di riciclo per ottenere pezzame per la pulizia industriale e materiali isolanti e fonoassorbenti per l’automotive.

Il comparto tunisino (detto della friperie) è costituito da oltre 50 aziende che trattano circa 150.000 tonnellate ogni anno (importate dall’Italia e da altri Paesi europei) e danno occupazione diretta a oltre 4.000 addetti oltre ad alimentare i settori portuali, dei trasporti e commercio tramite mercati, negozi ed esportazioni.

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