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Le aziende di Oil and Gas investono in tecnologie pulite ma non basta

città: Milano - pubblicato il:
aziende oil and gas

In Europa le maggiori aziende Oil and Gas spendono fino al 7% dei loro investimenti in tecnologie a basse emissioni di carbonio, ma non basta ancora: il settore, nel suo complesso, deve intensificare gli sforzi.

È quanto afferma in sintesi il rapporto di ricerca Beyond the Cycle, presentato dall’organizzazione no profit CDP, che fornisce a imprese, governi e investitori un sistema di misurazione e di rendicontazione ambientale.

Il report stila la classifica delle 24 aziende quotate in borsa più grandi e a maggiore impatto del settore oil & gas, sulla base della loro preparazione alla transizione a un’economia a bassa emissione di carbonio.

tabella investimenti aziende oil and gas

Infatti, le principali aziende Oil and Gas quali BP, Eni, Equinor, Total e Shell coprono la maggior parte degli investimenti in tecnologie per ridurre le emissioni di carbonio, ma la spesa dell’intero settore rimane bassa attestandosi solo al 1,3% delle spese in conto capitale (CAPEX) nel 2018.

Per citare un esempio italiano, Eni pianifica di spendere il 4% del suo CAPEX nel periodo 2018-2021 e si classifica al terzo posto per strategia ambientale e governance.

L’impatto ambientale delle aziende Oil and Gas

La produzione e l’impiego di combustibili fossili rappresenta oltre la metà delle emissioni di gas associate con il consumo dell’energia, equivalente di più di 17 miliari di tonnellate di anidride carbonica all’anno (calcolato usando i dati di carbonio e le emissioni IEA e EDGAR).

L’analisi CDP rivela una divisione regionale dell’approccio dell’industria. Tra le 24 aziende, quelle europee rappresentano il 70% della capacità attuale di energia rinnovabile e quasi tutta la capacità in corso di realizzazione. Tuttavia, pur con una inferiore pressione interna alla diversificazione, le aziende Oil and Gas Usa hanno intrapreso la strada delle rinnovabili seguendo le stesse modalità.

In Russia, le aziende a controllo pubblico Gazprom e Rosneft hanno una inferiore flessibilità patrimoniale, che implica la possibilità che siano meno agili e più lenti a rispondere alla trasformazione futura imposta della regolamentazione climatica.

Lo stesso trend contraddistingue le aziende Oil and Gas nazionali cinesi, inclusa Petrochina, mentre una mancanza di informazioni sui dati di emissioni rimane una questione chiave per le aziende cinesi all’interno delle analisi condotte da CDP.

Il settore oil & gas è sottoposto a una crescente pressione, con le votazioni per delibere su aspetti climatici nelle assemblee degli azionisti raddoppiate dal 2014 al 2018. A seguito dei risultati del recente rapporto redatto dal gruppo di lavoro intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (IPCC), l’urgenza delle risposta delle aziende al cambiamento climatico è sempre più importante.

Nonostante la contenuta spesa totale su attività a bassa emissione di carbonio a livello di CAPEX, gli ultimi anni hanno visto una nuova ondata di investimenti energetici da parte delle aziende Oil and Gas.

Fin dal 2016, 148 accordi sono stati sottoscritti nel campo dell’energia alternativa e di progetti di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS), e 22 miliardi di dollari sono stati investiti in energie alternative dal 2010 a oggi.

Alcuni risultati della ricerca in sintesi

Le aziende si stanno orientando verso gas meno inquinanti e riducendo l’impiego di sabbie bituminose. Tra le 24 aziende, la quota di quelle che impiegano il gas come fonte è cresciuta a un tasso medio annuale del 1,4% fin dal 2002. 5 aziende hanno anche recentemente disinvestito dalle attività di sabbie bituminose.

Nuove analisi mostrano che 15 delle 24 aziende Oil and Gas esaminate hanno definito nuovi target climatici. Shell e Total si sono distinte come le più ambiziose.

Dieci aziende sono coinvolte in progetti di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS) e collettivamente corrispondono al 68% dell’attuale capacità globale. Le competenze in questa tecnologia posso diventare parte integrante della licenza a operare per il settore oil & gas nei prossimi anni.

Dato che il 90% dell’impatto ambientale del settore deriva dall’utilizzatore finale (Scope 3) la gestione di queste emissioni è un fattore chiave per la possibilità del settore di diventare più sostenibile. 18 aziende hanno comunicato le emissioni Scope 3.

L’efficienza energetica rimane un aspetto problematico nell’industria e i bisogni devono essere affrontati. Di media le aziende stanno perdendo il 3,3% della loro produzione di gas naturale per effetto di degassamento, ventilazione e fuoruscite di metano – per un valore di quasi 5 milliardi di dollari al prezzo corrente del gas.

Il report CDP valuta le aziende Oil and Gas lungo quattro aree chiave in allineamento con le raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD).

Poiché le raccomandazioni del TCFD sono largamente riconosciute, gli investitori si aspettano una comunicazione sempre più trasparente da parte delle aziende Oil and Gas su come stanno adeguando il loro modelli di business per gestire i rischi legati alla trasformazione, mentre si stanno avvantaggiando delle opportunità di generare ricavi dalla transizione globale verso un’economia a bassa emissione di carbonio.

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