Home Eco Lifestyle Cambiamenti climatici: in soldoni chi ci rimette?

Cambiamenti climatici: in soldoni chi ci rimette?

città: Milano - pubblicato il:
cambiamenti climatici

In tema di cambiamenti climatici sono tanti gli interrogativi e i piani di lettura. Anche economici. Uno studio commissionato da Fondazione Cariplo sta cercando di mettere in luce anche le ricadute in soldoni sulla popolazione che, obbiettivamente, non sembra avere ancora preso posizione/coscienza in tema di disastri ambientali.

In particolare, come contribuiranno le politiche per il clima alla redistribuzione delle ricchezze? Quali fasce sociali saranno più esposte? Come far sì che le politiche del futuro non creino ulteriori disuguaglianze?

Lo studio, che prende il nome di The distributional effects of climate policies redatto dal Bruegel Institute, think tank europeo specializzato in macroeconomia permette di analizzare il tema dei cambiamenti climatici sotto un nuovo aspetto: si creerà benessere!

Anche Elena Jachia, direttore dell’Area Ambiente di Fondazione Cariplo, parte comunque da un presupposto condivisibile: qualunque sia il costo di una politica climatica, il costo di una mancata azione è maggiore.

È vero però” spiega la Jachiache ogni politica implica degli effetti distributivi che possono andare a svantaggio di alcune classi della società: è importante è far sì che queste politiche non aumentino le disuguaglianze economiche e sociali“.

Lo scenario ha più livelli di complessità: Georg Zachmann, ricercatore senior presso Bruegel, co-autore con i ricercatori Gregory Claeys e Gustav Fredriksson lo ammette: “le politiche per il clima possono essere attuate tramite strumenti differenti tra loro (tasse o standard), possono riguardare settori differenti (elettricità, trasporti…), sono soggette alle posizioni della politica e hanno effetti che possono differire completamente a seconda delle condizioni di un paese (flussi di importazione, specializzazioni, tipo di tassazione)“.

Una carbon tax, per esempio, potrebbe rischiare di essere un peso per una famiglia a basso reddito che necessita di spostamenti in automobile e, al contempo, di non influire particolarmente su una famiglia ricca.

Partendo da questo tipo di considerazioni possiamo trovare una delle principali raccomandazioni del gruppo di Bruegel: “è necessario mettere a punto politiche il meno regressive possibile, ossia che non contribuiscano a svantaggiare le classi meno abbienti creando ulteriori disparità“.

Elena Verdolini, ricercatrice senior dell’European Institute on Economics and the Environment, aggiunge al tema una serie di considerazioni preziose per comprendere al meglio un momento di transizione economica così importante: in primis sottolinea la forte necessità di far ricerca in quei settori di difficile decarbonizzazione come chimico e siderurgico.

L’appello è di formulare politiche il meno regressive possibile e a renderle efficaci tramite efficiente monitoraggio e attuazione, nonché di studiare gli effetti redistributivi tra i vari paesi, oltre che nei singoli stati, poiché solo un’azione globale può portare a un reale aumento dell’equità.

A lei abbiamo chiesto se c’è un momento storico, politico economico del passato che ci permette di riflettere su come affrontare l’attuale situazione che da problema potrebbe trasformarsi in opportunità: ecco cosa ci ha risposto…

Cambiamenti climatici e costi di transizione

Infine, una risposta netta al timore dei costi di transizione. A proporla è ancora la Verdolini: “anche l’economia as usual è fonte di grandissime spese legate alla dispendiosa e continua manutenzione di vecchi impianti inquinanti: anche se non ce ne accorgiamo, non è assolutamente gratuita. Proprio per questo non può e non deve spaventare l’idea di cambiare la destinazione dei soldi spesi attualmente indirizzandoli verso la decarbonizzazione“.

La politica, decisiva nel policy design, deve avere una visione per poter realizzare un cambiamento: “nessuno” fa notare la ricercatrice “pensava che mettere l’uomo sulla luna costasse poco, ma ci sono riusciti seguendo una visione“.

Invitiamo la politica a occuparsi al più presto del tema e a fare delle scelte. Lungimiranti.

Condividi: