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Idrogeno sì, ma solo se è verde o blu

città: Milano - pubblicato il:
idrogeno green o blu

L’idrogeno compone il 75% della massa dell’universo, eppure qua sulla Terra non ce n’è neanche un po’.

Non ancora, perlomeno: il recentissimo position paper Hydrogen as an energy carrier di DNV GL, società che si occupa a livello mondiale di certificazioni e consulenze nel settore energetico, traccia previsioni interessanti per quanto riguarda l’utilizzo di questo gas nei prossimi decenni.

Soprattutto in tema di idrogeno green o blu: ottenuto da fonti rinnovabili.

Il motivo principale per cui l’idrogeno, a oggi, non sarebbe ancora un’alternativa soddisfacente nel settore energetico – afferma il position paper – è che la sua produzione è energeticamente ed economicamente poco conveniente.

Il motivo per cui, invece, l’idrogeno prodotto attualmente non è una buona alternativa ai combustibili fossili è che viene prodotto proprio a partire da questi ultimi, tramite processi come il gas reforming e la gassificazione del carbone: si tratta quindi di un prodotto tutt’altro che carbon neutral.

Idrogeno green o blu, l’importante è che non inquini

Ciò che appare di grande interesse nel paper di DNV GL è che le strade per arrivare a una produzione di H2 a basso impatto ambientale si stanno delineando e che la ricerca fa passi avanti: se da un lato il cosiddetto idrogeno verde (prodotto per elettrolisi dell’acqua a partire da energie rinnovabili) diventa più economico grazie agli enormi progressi a cui assistiamo nell’eolico e nel fotovoltaico, dall’altro si presenta anche l’idrogeno blu, ottenuto sì da composti del carbonio (fossili o biomasse), a cui viene tuttavia accostata la pratica del Carbon Capture and Storage (CCS), ossia lo stoccaggio della CO2 prodotta in depositi sotterranei (coincidenti con vecchi depositi di metano ormai esausti), che renderebbe le emissioni in atmosfera nulle.

Trattandosi di due processi differenti sia in termini logistici che in termini economici, si stima che il green hydrogen e il blue hydrogen avranno utilizzi differenti: in particolar modo il primo sarà predominante nel mondo dei trasporti, il secondo negli impianti di riscaldamento.

In ogni caso secondo DNV GL il mercato dell’idrogeno non ha che da crescere, vista la possibilità di utilizzarlo per immagazzinare il surplus di energia di eolico e fotovoltaico (potenzialmente anche a livello domestico), per il trasporto (soprattutto mezzi pesanti, che consumeranno l’80% dell’idrogeno del settore mobilità) e come fonte di calore, sia nelle case che nell’industria: nel 2050 avrà probabilmente un ruolo nella decarbonizzazione di settori altamente inquinanti come il siderurgico e la produzione di cemento.

Questo studio” afferma Liv A. Hoverm, CEO di DNV GL – Oil&Gas “conferma nuovamente l’incredibile potenziale dell’idrogeno come vettore di energia. Potrebbe giocare un ruolo significativo nella decarbonizzazione e nell’abbattimento delle emissioni dei trasporti“.

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