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eMobility in Italia: per vincere l’inquinamento vanno incentivati i veicoli meno inquinanti

città: Milano - pubblicato il:
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Incentivi sì, incentivi no: a chi darli e a chi fare pagare? L’importante è far partire una strategia di eMobility in Italia, che coinvolga soprattutto veicoli elettrici ma che proponga in ogni caso incentivi ai veicoli meno inquinanti, a basse emissioni per battere l’inquinamento.

Il disegno di Legge di Bilancio in merito al bonus malus auto – che nella versione successiva al vertice di maggioranza di domenica 16 dicembre tasserebbe l’acquisto di Suv e auto extra lusso, garantendo un bonus fino a 6.000 euro per le auto ibride ed elettriche – può essere ulteriormente migliorato, incentivando ancora di più la scelta dei modelli a zero emissioni, quelli elettrici, che facciano partire finalmente la eMobility in Italia.

Decarbonizzare il settore dei trasporti è, non a caso, il concetto chiave ricorrente nelle politiche delle amministrazioni comunali; stiamo parlando di un mercato che vale oltre 420 miliardi di euro con oltre 820.000 occupati.

Battere l’inquinamento grazie alla eMobility in Italia

Un dato emerso chiaramente dagli incontri della manifestazione That’s Mobility dedicata alla mobilità elettrica è che l’elettricità è il volano principale per affrontare e risolvere il problema dell’inquinamento prodotto dai mezzi di trasporto tradizionali.

Quando si parla di interventi nella lotta al cambiamento climatico è fondamentale individuare i settori chiave dove operare e partire con il piede giusto” dice Massimiliano Pierini, Managing Director di Reed Exhibitions Italia, organizzatrice di That’s Mobility “Il settore dei trasporti, driver principale delle emissioni di CO2 in Italia e in Europa, è cruciale per permettere di centrare gli impegni presi a Parigi“.

Sebbene nell’ultimo decennio si sia riscontrato un miglioramento diffuso della qualità dell’aria, le città italiane sono ancora caratterizzate da livelli di concentrazione e superamenti dei limiti fissati per l’NO2, il PM10 e il PM2,5, con valori decisamente negativi per Milano, Torino, Venezia, Roma, Napoli e Cagliari.

Tanto che l’Italia è stata sottoposta dalla Commissione Europea a una procedura di infrazione per aver mancato gli obiettivi di abbattimento dell’inquinamento da NO2 e PM10 che avrebbero dovuto essere raggiunti rispettivamente nel 2010 e nel 2005.

Pertanto, sono ancora molti gli sforzi necessari affinché si arrivi a una riduzione ai valori imposti dalla normativa a tutela della salute.

Da un lato, insomma, lo scenario delle grandi città metropolitane registra nel 2017 una crescita del parco veicoli circolante, dall’altro la mobilità elettrica fatica a decollare, con gravi ricadute sulla salute dei cittadini.

Tendenza confermata dai dati dello studio MobilitAria presentato da Kyoto Club assieme a CNR, Istituto sull’Inquinamento Atmosferico.

Firenze risulta essere la prima città metropolitana per tasso di motorizzazione, con ben 720 auto ogni mille abitanti, seguita da Catania con 710 auto e Torino con 661. Il tasso di crescita della motorizzazione a Torino per esempio è del 5,5%.

A destare preoccupazione sono anche i dati relativi alle classi ambientali delle autovetture circolanti in Italia: se infatti al Nord la maggioranza dei veicoli è Euro4/Euro5 (con qualche punta di Euro6), al Sud la prevalenza è addirittura di Euro3/Euro4. A Napoli rispettivamente il 15 e il 27%, con un’importante quota di Euro0 pari al 22%, a Bari il 19% e il 31%, a Palermo il 17 e 30%, a Cagliari il 18 e il 34%. Le aree metropolitane più virtuose sono Bologna con 8,6 autovetture ibride/elettriche ogni mille abitanti, Milano con 7 e Firenze con 5,5; fanalino di coda Napoli con 0,5.

L’eMobility in Italia: siamo ancora lontani

Siano ancora molto lontani da uno scenario confortante, ma qualche risultato d’eccellenza nella lotta all’inquinamento si è raggiunto: a Milano negli ultimi 4 anni l’accesso dei veicoli diesel nell’Area C si è dimezzato e dal 2025 sarà bloccato l’ingresso a tutti i veicoli diesel.

E molti provvedimenti sono in cantiere per i prossimi anni: Comune di Milano e Regione Lombardia hanno stanziato un investimento di 6 milioni di euro di incentivi a testa per la sostituzione dei veicoli commerciali, con bonus fino a 7.000 euro per singolo acquisto di veicoli elettrici.

A Torino si è chiusa la circolazione in ZTL ai veicoli diesel fino all’Euro3, sono stati acquistati 23 autobus elettrici e altri 20 sono in arrivo. A Bologna dal 2025 nel centro storico entreranno solo i veicoli diesel da Euro4 in su e dal 2020 solo veicoli elettrici.

C’è un elemento che unisce la visione e le opinioni di tutti gli operatori: per far sviluppare il comparto della mobilità elettrica è necessaria una politica di incentivi pubblici che vedano protagonisti attivi anche i soggetti privati.

Serve che l’emendamento bonus malus renda coerenti e realmente efficaci tutti gli interventi” afferma Anna Donati, coordinatrice del gruppo di lavoro Mobilità sostenibile di Kyoto Club “e che si ponga l’obiettivo di ridurre un parco veicolare vetusto e obsoleto. La sua formulazione attuale può essere rivisitata, per evitare il rischio che a beneficiare degli incentivi siano solamente le tecnologie già esistenti e assicurandosi che sia disegnato in maniera tale da essere socialmente equo“.

Ma c’è chi lavora per sviluppare l’eMobility in Italia. A supporto degli enti locali, per agevolare la transizione alla mobilità elettrica, Motus-E, l’associazione costituita da Enel X e soggetti primari del mondo automobilistico e tecnologico, propone un vademecum per l’installazione delle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, con l’obiettivo di fornire soluzioni a sindaci e responsabili degli uffici comunali per rendere concreto il passaggio una mobilità a zero emissioni.

Motus-E evidenzia tre possibilità di interazione per il Comune, nel rispetto del principio di concorrenza, per dare una spinta all’eMobility in Italia:

  1. protocollo d’intesa con operatore privato, mettendo a disposizione aree comunali per l’installazione di colonnine di ricarica e la sosta gratuita dei veicoli
  2. manifestazione di interesse/procedura competitiva, dove il Comune si impegna a selezionare un operatore privato che provveda, sempre a sue spese o su finanziamento pubblico se previsto, all’installazione di colonnine di ricarica
  3. regolamento predefinito, dove il Comune stabilisce un indirizzo normativo aperto agli operatori, garantendo la possibilità di installare e gestire le colonnine, nel rispetto dei parametri previsti dal regolamento

In questo contesto in rapida evoluzione, ma che registra ancora una bassa adesione del pubblico, anche il ruolo delle società del comparto è importante ed è utile per sviluppare l’eMobility in Italia.

Per esempio GDO e hotellerie sono settori che stanno investendo molto in servizio ai loro clienti, mettendo a disposizione punti di ricarica per veicoli elettrici.

Un ambito che ha enormi potenzialità di sviluppo è quello delle stazioni di servizio” afferma Gianluca Mandotti, CEO di Yess.energy, società del Gruppo Friem, che offre soluzioni integrate per la gestione dei punti di ricarica per veicoli elettrici “Nei prossimi due anni migliaia di distributori offriranno una ricarica che permetterà un’autonomia di almeno 100 km in soli 20 minuti. La stazione di ricarica saranno sempre più una commodity: l’aumento dei modelli di auto elettriche, la distribuzione dei punti di ricarica e il miglioramento delle prestazioni delle batterie ci consentiranno in tempi molto rapidi di avere una nuova e favorevole domanda a beneficio della trasformazione culturale e della nostra salute“.

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