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San Domenico sta rinascendo. O no?

città: Verbania - pubblicato il:
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San Domenico, alta Valle d’Ossola. La neve, in questi primi giorni 2019, c’è. E anche il vento. Tanto. Noi arriviamo incuriositi dal nuovo progetto edilizio La Vetta Mira Hotels. Appartiene alla famiglia Malagoni che ha un piano di rilancio di lungo respiro di questa zona montuosa piemontese al confine con la Svizzera.

Progetto finanziato da Mibafin Investments di Lugano (che poi fa capo alla stessa famiglia Malagoni), e – si dice – anche da capitali russi (voci non smentite). Zona Cenerentola questa, che però non ha nulla da invidiare ai villaggi che si affacciano sul Monte Rosa.

Il valore di queste montagne sta anche nell’area incontaminata (e qui le critiche degli ambientalisti contrari a un turismo di massa), visto che la valle che porta a San Domenico confina con l’Alpe Veglia e il Devero. Uno spettacolo 12 mesi l’anno.

Il nuovo hotel La vetta è un quattro stelle. Molto confortevole. La ricerca dei materiali è stata minuziosa. Legno alle pareti della camere. Un parquet a listoni di pregio. Insonorizzazione.

Bagni, alcuni con Spa interna, ben attrezzati. Efficienza energetica a tutto andare anche per la gestione luci. Caminetti appesi. Poltroncine e sedie ricoperte di lana, speriamo lavabili o quantomeno sfoderabili.

E in più si mangia molto bene. Lo chef Marco Capra e la pasticcera Morgana Coradini viziano gli ospiti sotto lo sguardo di Dieter Frickel che lavora da tempo per il gruppo Mira che ha preso in gestione l’hotel.

E poi c’è il gelato, lo zabaione e la cioccolata di Alberto Marchetti. Anche sulle piste di San Domenico Ski (proprietà di Malagoni come in fondo tre quarti di San Domenico).

Marchetti, gelataio da generazioni, oltre a fare un ottimo gelato si mantiene indipendente e molto slow food (malgrado ora fornisca Starbucks). Anche Marchetti sta credendo molto nella rinascita di San Domenico, racconta la moglie, tanto che lo si trova con tutta la famiglia a far conoscere i propri prodotti agli sciatori e agli ospiti dell’hotel La Vetta, dove c’è anche un kinderhaim aperto anche ai villeggianti esterni all’albergo.

Si intende così che il target de La vetta sono le famiglie, senza animali però (qui i cani non sono ammessi), e già ne girano anche russe e tedesche. Di fatto l’hotel, appena aperto, è già sold out.

Però, il tutto appare ancora come una cattedrale nel deserto. L’ottantina di stanze appena inaugurate sono piene grazie a un pacchetto soggiorno più skipass. Ma poi?

Gli impianti di risalita sono poco efficienti, alla partenza. La seggiovia vetusta a due posti crea una coda lunga lunga. Di quelle che si vedevano negli anni Settanta con il boom degli sciatori. E i bravissimi assistenti della seggiovia si danno da fare come possono ad acchiappare gli imbranati che salgono e scendono distratti.

Vero è che arrivati sulle piste in alto avviene il miracolo: le seggiovie nuove (lì ci sono) caricano anche sei sciatori alla volta. E ci si dimentica il collo di bottiglia della partenza.

Le voci danno per certo che prima a poi la famiglia Malagoni la spunterà sui due proprietari terrieri che non hanno ancora dato l’approvazione per far partire i nuovi impianti di risalita. Che alcuni dicono potrebbero partire da Varzo, che è il paese di duemila anime ai piedi di San Domenico. Per questo si parla di espropri.

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Noi abbiamo ritrovato buttato per terra un permesso di concessione lavori provato dalle intemperie.

Insomma, la zona è in forte divenire. E sarebbe bello che fossero applicate le attenzioni tipiche di un villaggio turistico green: motorizzazione elettrica, blocco delle macchine inquinanti a valle in primis.

La montagna è della gente, ma questa va educata a rispettarla. Ma a quanto riferiscono i locali le polemiche non mancano su vari fronti. Prevarrà la visione business o quella ambientalista?

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