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Alla scoperta della biodiversità, attraverso un libro

città: Alessandria - pubblicato il:
biodiversità agricola

Ci sono molti modi per salvaguardare gli habitat naturali. E non è detto che si debba venire meno alla produzione agricola. Una buona produzione agricola, anzi, può preservare adeguatamente la biodiversità.

Un esempio è quello legato agli ecotoni (fasce di siepi, filari di alberi tra i campi): oltre a spezzare l’uniformità dei terreni creano l’habitat adatto alla vitale biodiversità. Peccato, però che ce ne siano sempre meno. Soprattutto nella Pianura Padana.

Questo e tanto altro, scrive Renato Cottalasso nel libro Alla scoperta della biodiversità (115 pagine, Isbn 978 88 94368109, 19,50 euro).

Il pregevole testo – avrei solo scelto una carta meno luccicante e più sostenibile anche a discapito della riuscita delle foto che belle sarebbero comunque rimaste – è la storia di un’impresa agricola, La Raia, con radici sulle dolci colline del Gavi e che ormai fa storia, nel mondo dell’agricoltura biodinamica.

Renato Cottalasso è un naturalista-fotografo e ornitologo che dimostra di aver passato molto tempo nei campi de La Raia. Come dargli torto: il posto sembra incantato. E c’è pure una guest house.

La tesi del libro: tutti possono (devono!) lavorare per creare e preservare un buon ambiente su questa Terra.

Oltre 200 le foto ospitate nelle pagine del libro. Immagini che ritraggono il mondo vegetale e gli animali con le loro abitudini, ma anche con gli adattamenti alle mutazione del clima o del paesaggio intorno a loro.

Perché la natura sta adottando le più sofisticate strategie per riprodursi e difendersi: come la lotta tra il biacco e il ramarro, elaboratissima la deposizione delle uova del dettico fronte gialla, una specie di cavalletta, fondamentali le invisibili reti delle ife dei funghi per la vita del sottobosco e degli alberi.

La pubblicazione si deve alla Fondazione La Raia, che si occupa dal 2013 di arte e cultura territorio con l’obiettivo di promuovere in Italia e all’estero una riflessione critica sul paesaggio, attraverso contributi che riguardano più campi di indagine. Creata da Giorgio Rossi Cairo e da Irene Crocco, la fondazione è diretta da Ilaria Bonacossa.

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