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Capsule di caffè: sarebbe bello non lasciarne traccia

città: Milano - pubblicato il:
capsule di caffé

Capsule di caffé: l’uso quotidiano (dal 2014 l’Istat lo ha inserito nel paniere dei consumi) non sempre fa rima con la sostenibilità del prodotto di scarto. Una volta consumata la tazzina, infatti spesso la capsula finisce nell’indifferenziata.

Se per alcuni grandi marchi è già presente un canale dedicato di raccolta e riciclo delle capsule, in particolare per quelle totalmente in alluminio, ecco che per le altre si pone il problema dello smaltimento, poiché sono composte da diversi materiali – plastica e alluminio a cui si aggiunge lo scarto organico di caffé – e finiscono nell’indifferenziata.

Senza dimenticare che queste capsule di caffé non sono classificate come imballaggio, perciò il Conai non si occupa del loro ritiro. È qui che si inserisce il progetto Caffé senza tracce, che vuole avere un forte valore simbolico e di sensibilizzazione.

Duplice l’obiettivo: raccogliere e riciclare le capsule di caffè utilizzate in alcuni dipartimenti dell’ateneo e analizzare diversi materiali per confrontarli sull’eventuale rilascio di sostanze dannose. Per supportare il progetto è stata appena lanciata una campagna di crowdfunding.

A ideare il progetto, un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca che si è posto l’obiettivo di raccogliere le capsule utilizzate in università, separare le diverse componenti tramite una macchina dedicata fornita da White Star per destinarle a riciclo e parallelamente effettuare le analisi di laboratorio sul caffé prodotto.

La parte organica esausta verrà inviata al Parco Nord Milano per diventare fertilizzante nell’Orto Comune Niguarda. Per supportare il progetto Caffé senza tracce è stata appena lanciato una campagna di crowdfunding.

Selezionato, insieme ad altri quattro, tra i quaranta che a novembre hanno risposto alla call for ideas del programma Bicocca Università del Crowdfunding, il progetto sta ricevendo il supporto dell’Università e di Produzioni dal basso – la piattaforma di crowdfunding su cui si possono effettuare le donazioni – per lo svolgimento della campagna di raccolta fondi.

La finestra per contribuire rimarrà aperta due mesi con l’obiettivo di raggiungere 7.500 euro. L’ammontare servirà per organizzare la raccolta, gestire la separazione delle componenti e acquistare il materiale per fare le analisi; per le donazioni sono previste delle ricompense in linea con lo spirito dell’iniziativa. Il tutto partirà solo se il budget sarà interamente coperto, altrimenti i soldi verranno restituiti ai donatori.

Il progetto vede tra i suoi ideatori alcuni ricercatori del Centro di Ricerca Polaris, che si occupa di temi legati all’ambiente e alla salute – dall’inquinamento dell’aria, alla nanotossicologia, alla valutazione dell’impronta ambientale – e dell’Ufficio Sostenibilità di Ateneo, entrambi con sede nel Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca.

Alessandra Zerboni, dottoranda del Centro Polaris e ideatrice del progetto, racconta “abbiamo stimato che solo il nostro gruppo di una decina di persone utilizza in media circa 5mila capsule all’anno. Pensiamo, quindi, che servirebbe un sistema gestibile direttamente nei luoghi di consumo” e aggiunge “da scienziati, ci siamo chiesti se le alte temperature raggiunte all’interno delle macchinette del caffè possano determinare il rilascio di microplastiche o nanoparticelle in quello che beviamo. Vogliamo capire se ci sono materiali più idonei a contenere il caffé, che non lascino tracce nulla nostra salute“.

Dall’Ufficio Sostenibilità della Bicocca arriva il commento di Massimiliano Rossetti, Sustainability Manager dell’Università e membro del gruppo che sta portando avanti la campagna “il tema dei rifiuti è sempre stato al centro del nostro percorso favorendo da un lato riduzione e riuso e dall’altro la raccolta differenziata attraverso un modello di gestione dei rifiuti partecipato. Grazie al progetto Bicocca fa la differenza la quota di raccolta differenziata è passata dal 27% al 70%. Crediamo che Caffé senza tracce possa ulteriormente contribuire a diffondere maggior consapevolezza intorno al tema dei rifiuti affinché ciascuno possa fare la differenza insieme a noi“.

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