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L’agricoltura se è circolare è meglio

città: Milano - pubblicato il:
agricoltura - economia circolare

Che l’agricoltura sia terreno fertile per l’economia circolare è scontato, ma Coldiretti pensa che sia la strada principe proprio per il rilancio italiano delle imprese agricole.

Per questo ha organizzato un convegno tenutosi recentemente presso l’auditorium Gaber di palazzo Pirelli a Milano. Obiettivo: dimostrare come l’economia circolare incarni tanto il concetto di sostenibilità ambientale quanto quello di sostenibilità economica.

Dalle imprese agricole arriva la materia prima: reflui zootecnici, scarti alimentari e delle colture, i quali rappresentano un’inestimabile miniera (rinnovabile) di elementi che giocano un ruolo centrale in agricoltura, come fosforo, azoto e potassio.

Senza contare la notevole potenzialità di produrre biogas e ammendanti capaci di mantenere la struttura dei suoli combattendo la desertificazione.

Il recupero dei nutrienti è un punto fondamentale per un continente come quello europeo, il quale non dispone di cave da cui estrarre fosfati e altri minerali da usare come fertilizzanti.

L’area più promettente su cui investire è il settore zootecnico, che attualmente ha le migliori prospettive di applicazione dei concetti di economia circolare. I dati sono importanti: da solo questo settore produce più del 30% degli scarti dell’industria agro-alimentare, per un totale di più di 570 milioni di tonnellate annue (dati Eurostat relativi al 2010).

Utilizzando gli scarti agricoli è possibile: ridurre le emissioni di Co2 causate dalla produzione di fertilizzanti minerali, produrre ammendanti e combustibili da fonti rinnovabili. È evidente il guadagno derivante dall’autoproduzione di fertilizzanti da parte dell’imprenditore stesso.

Ma a volte non è tutto così semplice: quali i problemi che oggi si possono riscontrare? A oggi – fanno notare in Coldiretti – uno dei problemi resta quello della burocrazia: certamente i controlli sono necessari, ma l’iter autorizzativo di impianti e pratiche è ancora troppo macchinoso.

Come spiega il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, “Ripensare gli scarti come nuove materie prime è alla portata dell’agricoltura italiana: è una questione di sostenibilità ambientale quanto economica“.

Ciò significa che considerare gli scarti dell’agroalimentare come risorse non solo significa non depauperare ulteriormente le matrici ambientali, ma significa anche andare incontro a un risparmio in termini di denaro, poiché si valorizza qualcosa che viene prodotto come scarto di un altro processo: “La sinergia fra differenti settori è centrale” conclude Prandini.

Tra i progetti presentati al convegno di Coldiretti anche Systemic, finanziato dal programma europeo Horizon 2020, che aspira ad applicare le migliori tecnologie di recupero e riutilizzo dei nutrienti in cinque impianti europei all’avanguardia così da sfruttare quello che è il maggior flusso di rifiuti europeo, i bio-waste.

L’obiettivo è di fornire agli imprenditori e agli operatori degli impianti un pacchetto di sviluppo commerciale per attuare un sistema di economia circolare. Il progetto prevede sperimentazioni in 5 impianti europei, uno dei quali tutto italiano, situato a Vellezzo-Bellini presso Acqua&Sole.

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