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Idrogeno dal plasmix, accordo di collaborazione tra Eni e Corepla

città: Milano - pubblicato il:
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C’è tanta plastica che non può essere rilavorata e che a oggi, per lo più, finisce negli inceneritori. È il cosiddetto plasmix, tecnicamente definito come un “insieme di plastiche eterogenee incluse negli imballaggi post-consumo e non recuperate come singoli polimeri“.

Ora, proprio qui, in Italia, da questa plastica si studierà un percorso per farne idrogeno.

È questo il succo dell’intesa tra Eni e Corepla (il consorzio di filiera che conta oltre 2.600 imprese per il recupero della plastica). Ovvero, avviare progetti di ricerca per produrre idrogeno dai rifiuti di imballaggi in plastica non riciclabili.

Per questo è stato organizzato un gruppo di lavoro congiunto che nei prossimi sei mesi valuterà l’avvio di progetti di ricerca per produrre idrogeno e biocarburanti di alta qualità da rifiuti plastici non avviabili al riciclo.

Così, il plasmix, un insieme di imballaggi post-consumo costituito da plastiche eterogenee che oggi non trovano sbocco nel mercato del riciclo, viene quasi esclusivamente destinato a recupero energetico e in piccola percentuale in discarica.

I numeri parlano di circa 470mila di tonnellate nel 2017 di plasmix e da quanto avvisa Corepla in queste quantità ci sarebbero gli imballaggi misti che a oggi non trovano sbocchi nel mercato del riciclo, sia la frazione estranea vera e propria.

Il dato del 2018 non è ancora consolidato” spiega una portavoce del consorzio “ma dall’andamento della raccolta – che ogni anno ha un incremento a doppia cifra – avremo certamente superato le 500mila tonnellate“.

Grazie all’intesa sottoscritta tutto questo rifiuto di plastica potrebbe essere invece riciclato e trasformato in una nuova materia prima.

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