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Città e nuovi modi di vita. Tutto in trasformazione

città: Milano - pubblicato il:

Prova a rispondere alla domanda: la città di oggi fa al caso tuo? Se la domanda ti stuzzica, potrebbe risultare utile leggere i quote di un’amabile incontro sul tema delle città organizzato presso il Museo Poldi Pezzoli da Leopoldo Freyrie, architetto, Presidente della Fondazione Riuso per la rigenerazione Urbana e  membro del comitato scientifico di Legambiente. Mecenate dell’incontro Mitsubishi Electric.

Perché, magari non ci hai ancora fatto caso, ma le città si stanno trasformando anche a colpi di nuovi modi dell’abitare: c’è il silver cohousing, ma anche l’ormai noto coworking, gli studentati sono ormai grandi condomini e abbondano pure gli appartamenti che vengono messi sul mercato sotto la formula affitti brevi.

La domanda strana c’è. Pare, però che scarseggi l’offerta. In più: “Il tutto è più o meno regolato” riflette Freyriee di fatto sta succedendo quello che avvenne con le Tv locali che una trentina di anni fa si sono verticalizzate“.

Ma qui la spinta è dal basso: sono i cittadini che avanzano e chiedono nuovi modi di vivere. Anche se mancano, di fatto, le infrastrutture adatte. E quelle che ci sono incontrano anche nuovi modi di compra-vendita come avviene con il portale Homepale.

Intanto, si nota, si costruisce sempre meno. E su questo noi non ci rammarichiamo del tutto: non abbiamo certo bisogno di altro consumo di suolo. Piuttosto c’è da riqualificare.

Lorenzo Bellicini, direttore Cresme dà un dato: “oggi si costruiscono tante case quante nel 1949/50“. E beh… era il dopo guerra.

Peccato che poi di tutto quanto si è costruito “non ci siano dati” sono ancora parole di BelliciniÈ quasi un lotto da giocare: 30 milioni di case, 32 secondo l’Istat. Le Utility fanno un calcolo di erogazione di luce e gas pari a 20 milioni“.

In tutto questo in alcune zone c’è tanta domanda e poca offerta (a Milano la richiesta è 3 volte l’offerta). In altre città è tutto ribaltato. E la casa anziché un valore è un debito da sostenere.

Riequilibrare i flussi abitativi con incentivi e sostenibilità” afferma il collega del Corriere della Sera Massimo Fracarosarebbe un ottimo programma politico“.

Perché come dice Mario Abis, sociologo, docente in Iulm: “Il paradigma della proprietà sta cambiando e i soggetti (leggi noi, dnr) non puntano più a sostenere una casa, ma a utilizzarla. E il progettista oltre che l’operatore finanziario devono iniziare a interpretare questa tendenza“.

Abis porta come esempio quello degli anziani che hanno bisogno di meno metratura e più servizi. Ma appunto, le città sono fatte per gli anziani?

Così, noi tiriamo una conclusione: puoi progettare una città finché vuoi ma poi questa si plasma (meglio si adatta) a chi la vive. E quindi da una parte è vero il bisogno di progettarla al meglio, ma dall’altra dà a noi “cittadini abitanti di un qualsiasi spazio” la possibilità di renderla migliore. E chissà perché io ho sempre fiducia in cittadini attenti all’ambiente.

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