Home Eco Lifestyle Eco-tessuti e tinte dagli scarti agricoli: le innovazioni che aiutano l’ambiente

Eco-tessuti e tinte dagli scarti agricoli: le innovazioni che aiutano l’ambiente

città: Roma - pubblicato il:
eco-tessuti e tinte - innovazione agricola

L’innovazione industriale e tecnologica aiuta l’ambiente: ecco come si possano ricavare eco-tessuti e tinte naturali riutilizzando gli scarti agricoli; le best practice in campo agricolo sono state presentate a Roma nel corso della presentazione del volume Filare, tessere, colorare, creare, organizzato da Donne in Campo Cia-Agricoltori Italiani e da Ispra.

Colorare vestiti e accessori utilizzando tinte 100% naturali realizzate con gli scarti agricoli, come le foglie del carciofo bianco, le tuniche delle cipolle ramate, le scorze del melograno, i ricci del castagno o i residui di potatura del ciliegio e dell’ulivo.

Storie di eccellenza green, come portare in passerella, per la prima volta, una collezione moda di abiti di origine forestale, prodotti da filati di cipresso, pelle di fungo e tessuti in sughero, eucalipto e faggio, conquistando un posto d’onore al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite di New York; ma anche creare il primo allevamento di alpaca in Italia, costruendo una filiera completa dell’agro-tessile, che parte dal gregge, passa per la tosatura e filatura della lana e arriva fino al confezionamento di maglioni, sciarpe e coperte.

Le testimonianze di oggi, le buone pratiche rappresentate da agricoltori e artigiani” spiega Lorenzo Ciccarese, responsabile dell’Area per la protezione della biodiversità terrestre e per la gestione sostenibile dei sistemi agro-forestali dell’Ispra “sono esempi che promuovono la necessità di sviluppare nuovi sistemi di produzione agricola e zootecnica che possano avere un ruolo positivo nello sviluppo di processi di riduzione dell’inquinamento e di degrado ambientale, di riciclo delle risorse e di mitigazione dei cambiamenti climatici“.

Eco-tessuti, tinte e innovazione tecnologica in agricoltura

L’evento nasce da un questionario ad hoc sulla produzione sostenibile di fibre e tessuti da fonti naturali e di recupero, i cui risultati hanno dato vita al volume Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenza.

La vicinanza tra le donne e il tessere è vivissima, nella storia e ancora oggi, come testimonia il grande contributo del mondo femminile alla sostenibilità della filiera dei tessuti naturali, cui apportano valore aggiunto e spiccata sensibilità” racconta Pina Terenzi, presidente nazionale Donne in Campo di Cia-Agricoltori Italiani “chiediamo di avviare con il Mipaaft e i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, in collaborazione con l’Ispra, un percorso condiviso e partecipato per la costituzione di tavoli di filiera a sostegno della produzione certificata di fibre naturali per la produzione di agri-tessuti“.

Come chiede l’Onu nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile bisogna costruire nuovi sistemi di produzione a minore impatto ambientale. Oggi una maglietta richiede, in media, 2.700 litri d’acqua per essere prodotta, genera elevate emissioni di Co2 e utilizza soprattutto fibre e coloranti di sintesi.

La richiesta dell’Onu, di pensare oltre i modelli prevalenti e di vivere entro limiti sostenibili” conclude Ciccareseè un messaggio che deve risuonare all’interno del business del tessile nel suo complesso, chiamato come gli altri settori a riformare se stesso: metodi di produzione più sostenibili, come l’uso di tinture che sprecano meno acqua, l’uso di rifiuti come materia prima e lo sviluppo di soluzioni innovative al problema dei rifiuti tessili“.

Di fronte a questo, considerato che la produzione mondiale di indumenti è destinata a crescere del 63% entro il 2030, le potenzialità di una filiera del tessile ecologicamente orientata sono enormi, fino a rappresentare il 20% del fatturato del settore in Italia (4,2 miliardi). D’altra parte, già ora il 55% degli italiani è disposto a pagare di più per capi di abbigliamento ecofriendly realizzati con eco-tessuti.

Sono tanti i vantaggi delle tinture naturali, collegate all’uso di fibre vegetali e animali (dalla lana alla seta, dal lino alla canapa). Si va incontro alle esigenze di una quota crescente di popolazione che avverte problemi di dermatiti allergiche da contatto dovute ai coloranti sintetici.

Soprattutto, recuperando piante e scarti di coltivazione a uso tintorio, si contribuisce a riqualificare aree dismesse o degradate, e a consolidare i versanti, grazie all’elevato adattamento pedo-climatico, tutelando al contempo biodiversità e paesaggio.

È quello che ha fatto, per esempio, un’archeologa tessitrice dell’Aquilano, che ha riscoperto un’antica varietà di lino autoctona e le sue lavorazioni tradizionali, arrivando a confezionare il kilt donato a Carlo d’Inghilterra dal sindaco di Amatrice nella sua visita dopo il terremoto del Centro Italia.

Eco-tessuti ricavati anche attraverso l’economia circolare, che trasforma il rifiuto in risorsa, come succede nel Consorzio biellese che raccoglie la lana grezza prodotta dagli allevamenti ovini da latte e da carne italiani e trasforma quello che è considerato un sottoprodotto da smaltire (con costose procedure) in filati di pregio, dopo processi di lavorazione e lavaggio con detergenti biologici e biodegradabili e tinte naturali.

Condividi: