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Visita al Noi TechPark di Bolzano, cittadella della ricerca green

città: Bolzano - pubblicato il:
Noi TechPark Bolzano

Reportage di una visita guidata al Noi TechPark di Bolzano per scoprire la cittadella della ricerca green

Era uno stabilimento metallurgico della Montecatini. Oggi è il primo polo tecnologico che si incontra scendendo sulla direttiva tedesca/italiana. Il primo TechPark di confine.

Siamo a Bolzano – sud per la precisione, ovvero in piena zona industriale – e stiamo parlando del Noi, acronimo di Nature of Innovation: un parco tecnologico di dimensioni che, a oggi, cubano un ettaro, ma ha potenzialità per espandersi notevolmente su altri 10 ettari.

Una vera e propria cittadella della ricerca dove startup, ricercatori e docenti universitari stanno pianificando la loro presenza.

Il Noi TechPark punta a diventare la patria di chi studia le tecnologie alpine, le energie rinnovabile e l’efficienza energetica (Eurac Research insegna), le tecnologie alimentari (i laboratori sofisticati dell’Università di Bolzano sono pronti per sviluppare e testare progetti) e Ict&Automation.

Al momento negli spaziosi uffici ci stanno già lavorando, oltre alla già citata Eurac Reserch e Università di Bolzano, 30 startup: “numero al momento sufficiente” spiega Giuseppe Salghetti, head of communication del Noi “e 25 imprese tra cui la Leitner“, tanto per spiegare la portata delle tecnologie alpine.

È previsto per il 2021 l’insediamento di Biomedicina di Eurac e nel 2022 la facoltà di ingegneria di Unibz.

Una visita al Noi TechPark di Bolzano

Ricoperto di schiuma di alluminio l’edificio centrale è un gioco di chiaro (la pavimentazione) scuro (il cappotto esterno) e vetrate.

Mancano, e ci dispiace, i tetti verdi che qui potrebbero benissimo essere installati per mitigare le prevedibili/imprevedebili isole di calore; ma, visto che proprio al Noi TechPark, lo scorso maggio, si è tenuto un evento dedicato alle potenzialità che Bolzano ha in merito alle coperture versi sui tetti, ci immaginiamo che possa essere adottata anche questa buona pratica.

Di fatto sono i laboratori le vere chicche del Noi TechPark. A partire da quelli dell’Università di Bolzano: che può vantare un simulatore del tratto gastrointestinale (Shime) e dei laboratori di test sulla panificazione, sulle proteine dei caseifici e fermentazione di frutta: il nuovo superfoood si può testare qui.

E poi c’è TerraXcube, la camera climatica pronta a fare stress test portando le temperature a estremi di -40 gradi centigradi fino a +50, o vento a 20 metri al secondo. Quattro camere con tecnologie da 7 milioni di euro che posso portare alla riduzione di pressione o normobarica con iniezione di azoto per la diminuzione dell’ossigeno.

L’unica cosa che non può fare” dettaglia Christian Steurer, direttore di TerraXcube “è trasformarsi, per una nostra scelta ben precisa, in una camera iperbarica“.

TerraXcube è a disposizione delle aziende che hanno bisogno di testare prodotti, soluzioni, tecnologie: l’affitto è tra i 5/6mila euro al giorno. Per le camere più piccole si parla di 1.000/1.500 euro.

La cittadella insomma c’è. Ora ci vogliono i cervelli, il personale le professioni che la vivano. Questo in realtà è un potenziale che c’è sempre stato a Bolzano: le posizioni lavorative aperte non mancano. Sapere il tedesco però è un requisito indispensabile (e spesso chi lo sa poi non si ferma a Bolzano ma allunga verso l’Austria e la Germania).

Così, come è indispensabile valutare, se intenzionati a trasferirsi da queste parti, la ricerca di un alloggio. Bolzano ha infatti un problema di offerta immobiliare. E nessuno lo nasconde.

Su questo ha preso un impegno lo stesso presidente della provincia Arno Kompatscher: “Inizieremo a sostenere l’offerta di affitti con misure fiscali adeguate e taglio dell’Imi (l’Imu si chiama così da queste parti – ndr) per invogliare i proprietari con case sfitte a metterle sul mercato“.

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