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Olio di girasole made in Italy ecco come finirà

città: Perugia - pubblicato il:
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Il girasole made in Italy, proprio quello che può essere coltivato in aree difficili, in terreni sia pesanti che sabbiosi, torna a fare parlare di sé, in piena ottica di economia circolare.

È stato infatti siglato un patto nazionale per lo sviluppo di olio di girasole che finirà per alimentare però solo la produzione di biolubrificanti, bioplastiche e bioerbicidi. Gli attori: Coldiretti, Novamont, Filiera Agricola Italiana e Consorzio Agrario dell’Umbria.

L’intesa prevede, infatti, la valorizzazione dei campi diffusi principalmente fra Marche, Umbria e Toscana. Si parla di un potenziale di 114mila ettari con un trend di crescita stimato per il 2019 del +2,9%.

L’accordo parte da una base di 25mila quintali di semi ottenuti dalla coltivazione di girasoli ad alto contenuto di acido oleico, con i quali si produrrà olio utilizzabile nelle bioraffinerie del gruppo Novamont.

Già quest’anno saranno seminati 1.200 ettari dal Consorzio Agrario dell’Umbria.

L’olio estratto dal seme” spiega Michele Falce, responsabile settore agro di Novamont “verrà utilizzato per la produzione di biolubrifcanti oppure per la produzione di azelaico (bioplastiche) e pelargonico (bioerbicidi ma non solo). Estraendo l’olio dal seme residua una farina proteica destinata all’alimentazione zootecnica“.

Dopo la spremitura per ottenere olio grezzo si passa alla prima raffinazione. Il prodotto così ottenuto affronta quindi un’ulteriore fase di lavorazione per l’ottenimento di bioprodotti destinati a differenti settori.

Dalla prima fase di spremitura si ottiene anche farina di girasole che, come la farina di cardo e altre oleaginose a basso impatto della filiera, viene recuperata per essere utilizzata nell’alimentazione degli animali nelle stalle italiane, dando vita a una economia circolare che valorizza gli scarti e tende a una radicale diminuzione degli sprechi.

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