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Cannabis Shop a rischio chiusura: la posizione di Federcanapa

città: Roma - pubblicato il:
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Nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo dal titolo Cannabis Shop a rischio di chiusura, attesa della sentenza finale della Cassazione in cui si citavano i rischi per gli Hemp Shop nel caso di sentenza sfavorevole.

Prendendo spunto da questo episodio il settore della canapa industriale italiano coglie l’occasione per esprimere alcune considerazioni. Riceviamo e pubblichiamo quindi la lettera di chiarimento che contiene la posizione ufficiale della Federazione Italiana Canapa in merito ai Cannabis Shop e all’intero settore produttivo della canapa.

Il comunicato di Federcanapa sulla sentenza per i Cannabis Shop

Innanzitutto, riteniamo vada chiarito che come la materia della canapa industriale non ha niente a che vedere con gli stupefacenti e con la relativa normativa.

Secondo la normativa vigente, valida per tutta Europa, la canapa industriale è un prodotto agricolo chiaramente escluso dal novero delle sostanze stupefacenti. La canapa industriale che risponde ai criteri EU elencati nel paragrafo seguente, riceve finanziamenti diretti da Bruxelles nel quadro nel Regolamento EU 1308/2013 della PAC.

Gli standard europei in materia di canapa industriale sono stati recepiti nella Legge italiana n.242/2016 che tutela, sostiene e promuove la filiera produttiva della canapa industriale, dove per canapa industriale si intende la canapa proveniente da varietà certificate iscritte negli appositi registri comunitari e con valori di THC inferiori ai limiti di legge dello 0,2% e per filiera si intende l’insieme dei settori produttivi e delle relative imprese coinvolti nella realizzazione di una determinata produzione.

Ciò è permesso sulla base di studi scientifici (da tempo recepiti anche dalla Corte di Cassazione) che dimostrano che le piante con debole tenore di THC, come quelle ammesse in Europa, non nuocciono in alcun modo alla salute del consumatore né producono alcun effetto psicotropo, ma servono principalmente per produrre tessuto, carta, materiali per edilizia, olio, cibo ed estratti a uso alimentare e cosmetico.

È dunque evidente come la Legge tuteli tutte le fasi produttive della produzione di canapa comprendendo la coltivazione e la trasformazione, ma anche – come logico corollario – la commercializzazione dei prodotti ottenuti da tale filiera che ha per oggetto una pianta e non parti di essa. Non sussiste infatti nella normativa alcuna esclusione o limitazione tout court a parti della pianta.

Ribadiamo quindi, con la massima fermezza, che quando si parla di canapa industriale si parla di una filiera produttiva di prodotti completamente leciti, come più volte riconosciuto dalla stessa Corte di Cassazione.

La Corte di Cassazione ha sinora dimostrato di cogliere la ratio della normativa vigente e ci auguriamo che l’orientamento maggioritario prevalente di carattere liberale possa essere confermato dalle Sezioni Unite.

Laddove vi siano soggetti che non rispettano le previsioni di legge, sia con riferimento alla provenienza da varietà certificate sia con riferimento ai limiti di THC, questi – ma solo questi – possono e devono essere sanzionati dalle Autorità competenti.

Per essere chiari, è essenziale rilevare come il cosiddetto orientamento contrario della Corte di Cassazione, citato nell’articolo riguarda in realtà un caso in cui i valori rilevati erano superiori a quelli di legge e non vi era alcuna prova della provenienza da varietà certificate, circostanze che inevitabilmente determinano l’applicazione della normativa sugli stupefacenti, ma che confermano la ratio della normativa vigente circa la distinzione tra canapa industriale (legale) e cannabis stupefacente (illegale).

Non è invece ammissibile generalizzare e colpevolizzare un intero settore, che ogni giorno lavora e investe nel rispetto della legalità e che per peraltro ha dimostrato di essere altamente sostenibile e innovativo. Per questo motivo promuoveremo ogni azione – legale e politica – nelle sedi competenti, per la tutela di un settore che non intende essere criminalizzato con ingiustificati e infondati pregiudizi.

L’alternativa a tutto ciò è perdere una grande occasione di crescita e sviluppo che si stima raggiungerà in Europa nel 2021 un giro d’affari di 28 miliardi di euro, e che può rappresentare un’alternativa di reddito per molte aziende agricole e industriali italiane già colpite dalla crisi economica.

Per non parlare dei benefici ambientali generati dalla coltivazione di questa pianta e riconosciuti universalmente.

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