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Elezioni Europee del 26 maggio: scegliamo candidati attenti all’ambiente

città: Roma - pubblicato il:
elezioni europee 2019

Il prossimo 26 maggio i 28 Stati membri dell’Unione Europea – con l’incognita del Regno Unito che sta affrontando un difficile cammino per la Brexit – parteciperanno alle Elezioni Europee

La scelta è nostra. È nelle nostre mani. Ed è solo recandoci a eleggere i rappresentanti al Parlamento Europeo il 26 maggio che potremo chiudere il cerchio sui bisogni ambientali dell’Italia. Sta a noi capire chi possa essere il più attento e deciso sui temi ambientali.

Ma come sceglierli? Incontrandoli. Ieri a Roma il Wwf ha messo alcuni politici di fronte a un rapporto che l’associazione ha redatto e presentato.

Si tratta del dossier Italia chiama Europa – L’Ambiente ritrovato. Presso la sede nazionale del Wwf a Roma c’erano Stella Bianchi del PD; l’on. Matilde Siracusano di Forza Italia; l’on. Eleonora Evi europarlamentare del M5s; Elena Grandi co-portavoce dei Verdi; Emanuele Pinelli di +Europa; l’on. Elena Lucchini capogruppo della Lega in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati; Serena Pellegrino, responsabile Ambiente Sinistra Italiana.

Al loro fianco due giovani del movimento Friday For Future – FFF: Eugenia Aguilar Jareguei e Marianna Panzarino.

L’incipt del Wwf è che l’Italia deve fare di più. Molto di più anche per uscire velocemente, e poi non ricadere, dalle 17 procedure di infrazione aperte che si aggiungono alle 43 istruttorie in corso, per non dover più pagare le multe europee che a oggi sono pesate ben 548 milioni di euro, dei quali più di 204 solo per le discariche abusive, oltre 151 per la gestione dei rifiuti in Campania e 25 per il mancato trattamento delle acque reflue urbane.

Siamo più che convinti che le norme e gli standard ambientali comunitari non siano calati dall’alto, ma ci possono proteggere. Ne va della nostra vita e del nostro lavoro.

Perché solo con l’attenzione all’ambiente e la svolta green si può essere vivi e competitivi: ricordiamo che i posti di lavoro verdi hanno registrato una crescita dal 2000 al 2015 di ben 7 volte superiore a quella del resto dell’economia (nonostante la crisi esplosa nel 2008).

C’è tanto da fare dopo le Elezioni Europee e ne siamo ben consci, trattando questo argomento ogni giorno: c’è da lavorare sulla qualità dell’aria (per il mancato rispetto dei limiti per il Pm10 e delle soglie massime per il biossido di azoto), sulla gestione dei rifiuti (con le procedure di infrazione aperte sulla gestione dei rifiuti urbani, delle discariche, dei rifiuti pericolosi e dell’emergenza rifiuti in Campania), sulla gestione delle acque interne e marine (con le procedure di infrazione aperte sulla mancata depurazione delle acque reflue urbane, per la non corretta applicazione della Direttive Acque e Alluvioni e sull’Ambiente marino) e per una migliore tutela degli ecosistemi (come dimostrano le procedure di infrazione sulla governance e la conservazione della Rete Natura 2000).

Fondamentale inoltre educare gli italiani a diminuire il proprio impatto ambientale. Che vuol dire sviluppare la cultura dell’ambiente in ogni modo.

Come prepararsi al voto per le prossime Elezioni Europee

In vista delle prossime elezioni europee, il Wwf propone 10 mosse per mettere l’Italia al passo con l’Europa. Ve le riportiamo condividendole.

  1. C’è bisogno di dare finalmente gambe e concretezza alla Strategia per lo Sviluppo Sostenibile e introdurre indicatori di impatto ambientale nella contabilità nazionale, territoriale e di impresa che includano il capitale naturale, oltre che recepire al più presto la nuova Direttiva per il bando di 10 oggetti fatti con plastica monouso, visto che l’Italia ha un elevata quota di riciclo (43,5% rispetto alle media europea del 30%), ma il 40% della plastica finisce ancora nei termovalorizzatori e il 16,5% in discarica
  2. Il nostro Paese deve dotarsi entro l’anno di un Piano Nazionale Energia e Clima che faccia scelte chiare, ambiziose e operative su fonti rinnovabili, efficienza e risparmio energetico e confermi l’uscita dal carbone entro il 2025. Inoltre va approvata una Strategia nazionale a lungo termine per arrivare al più presto, e comunque prima del 2050, a zero emissioni nette di gas serra per contribuire a contenere l’aumento febbre del pianeta entro 1,5 gradi centigradi. In Italia le emissioni totali di gas serra sono diminuite al 2016 del 17,5% rispetto al 1990, ma preoccupa il fatto che siano tornate ad aumentare ogni anno a partire dal 2014, soprattutto a causa dei trasporti
  3. L’Italia deve rilanciare la Strategia Nazionale per la Biodiversità, puntando su una migliore governance dei parchi nazionale e regionali, utilizzando lo strumento di co-finanziamento dei PAF (Pioritise Action Framework) per migliorare la tutela della Rete Natura 2000 (che copre il 19,3% della superficie terrestre e il 3,8 di quella marina), tenendo in considerazione che, come ricordato dal Wwf, il nostro Paese ha il primato in Europa per la ricchezza della sua biodiversità con ben 57.468 specie animali (l’8,6% delle quali endemiche) e 8.000 specie vegetali (il 13% endemiche) presenti nel nostro territorio
  4. Per tutelare meglio i nostri mari bisogna attuare pienamente la Strategia Marina Nazionale, incrementando il numero di SIC (Siti di Interesse Comunitario) marini e rafforzando il numero e il ruolo delle aree marine protette (AMP), visto che siamo ben lontani del target del 10% di superficie marina protetta, visto che le acque territoriali italiane tutelate dalle AMP si attesta allo 0,5% che raggiunge l’8% solo se si include il Santuario internazionale Pelagos per la tutela dei cetacei, che però non ha un proprio ente di gestione
  5. Si deve anche porre fine al sovrasfruttamento degli stock ittici utilizzando virtuosamente i Fondi europei per la pesca (FEAMP) e contrastando la pesca illegale e non regolamentata, considerando che oltre l’80% degli stock ittici europei subisce elevati livelli di sovrasfruttamento e favorendo il settore della piccola pesca (che costituisce il 70% della flotta peschereccia italiana impiegando 13mila addetti), più colpito e quindi più sensibile alla co-gestione sostenibile della pesca
  6. Il nostro Paese deve sostenere, inoltre, una riforma della Politica Agricola Comune (PAC) post 2020 che assicuri eco-schemi obbligatori per gli Stati membri, destinando a essi il 30% delle risorse disponibili e conseguendo l’obiettivo del 40% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) certificata in agricoltura biologica entro il 2030 e sostenendo anche il presidio delle aziende agricole presenti nella Rete Natura 2000 destinando almeno il 10% dei fondi dello sviluppo rurale alla gestione della Rete. Secondo le rilevazioni della RRN/WWF, le aziende agricole in Natura 2000 sono oltre 214mila con una SAU di oltre 1,5 milioni di ettari
  7. Bisogna fare anche sforzi ulteriori per favorire un’agricoltura pulita dando piena attuazione alla Direttiva Nitrati e approvando un nuovo Piano d’Azione Nazionale Pesticidi che indichi severe regole per il loro uso e distanze minime obbligatorie di sicurezza dalle abitazioni e dalle colture biologiche e per ridurre il loro impiego nei siti della Rete Natura 2000, visto che le misure di conservazione introdotte sin dal 2015, come rilevato dal Wwf, per il 98,5% dei casi non sono conformi a quanto stabilito dal vecchio PAN sull’uso dei fitofarmaci, scaduto il 17/2/2019
  8. Si persegua seriamente l’obiettivo, stabilito dalla Direttiva Quadro Acque per il conseguimento del buono stato ecologico delle acque entro il 2025 e si mettano al centro della pianificazione dei distretti idrografici e nella definizione delle priorità di intervento nazionali le Autorità di Bacino, visto che solo il 43% dei 7.494 fiumi italiani monitorati è in buono stato di salute mentre solo il 20% dei 247 laghi ha conseguito questo obiettivo, mentre negli ultimi 50 anni, come attestato dal Wwf, abbiamo consumato il 7,3% del suolo nelle aree a rischio elevato e il 10,5% di quelle a maggior rischio
  9. Abbiamo anche bisogno di una strategia pluriennale a sostegno dell’economia circolare che punti all’innovazione dei processi produttivi e alla responsabilizzazione del consumatore, visto che pur essendo considerata l’Italia da Eurostat uno dei Paesi europei con le migliori performance di circolarità, siamo in difetto sulla raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici, come siamo in ritardo sulla raccolta e trattamento della frazione organica, mentre abbiamo solo disposizioni locali sui tessili e sui rifiuti da demolizione
  10. Bisogna dare nuovo rilancio anche alle iniziative che favoriscono l’end of waste, ferme alla fine degli anni ’90, e introdurre forme di responsabilità estesa del produttore (EPR), utilizzando anche la leva fiscale per penalizzare l’uso inefficiente di materiali e di energia, considerando che ancora oggi il 23% dei rifiuti italiani finiscono in discarica mentre si avvicina l’obiettivo della riduzione allo 10% al 2035 e ancora si discute degli inceneritori, quando il nostro Paese è il terzo Paese in Europa per numero di questi impianti (in Italia sono attivi sono 88 gli impianti di incenerimento di rifiuti speciali, 3.672 impianti di recupero di energia da rifiuti speciali e 50 per rifiuti urbani)

Ecco come si voterà il 26 maggio

I seggi per le elezioni europee si apriranno dalle ore 7 alle ore 23 di domenica 26 maggio; l’Italia è stata divisa in cinque circoscrizioni elettorali: nord-occidentale (circ. I), nord-orientale (circ. II), centrale (circ. III), meridionale (circ. IV), insulare (circ. V).

Il voto di lista si esprime tracciando sulla scheda un segno X sul simbolo della lista prescelta. Si potranno esprimere fino a tre preferenze per candidati della stessa lista.

Nel caso si esprimano tre preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso pena l’annullamento del voto.

I cittadini italiani residenti all’estero – se decideranno di non votare per la nazione in cui risiedono – potranno esprimere la loro preferenza nelle elezioni europee presso le sezioni elettorali istituite dagli Uffici Consolari votando per le liste dei candidati italiani presentate nella circoscrizione alla quale appartiene il proprio Comune di iscrizione elettorale.

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