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C’è una task force per combattere le fake news chemofobiche

città: Milano - pubblicato il:
chimica - chemofobia

La chemofobia in parte si fonda su istinti irrazionali e in parte trova sostegno in alcuni eventi teoricamente rilevanti, associati, per esempio, a disastri ambientali che hanno coinvolto alcune industrie chimiche

Una task force per combattere le fake news sulla chimica. L’ha voluta la Società Chimica Italiana, organizzazione scientifica, fondata nel 1909, che annovera oltre tremilacinquecento iscritti.

Perché è nel Dna di questa realtà favorire e incrementare la ricerca scientifica in tutti i campi della chimica. E ora pare necessario iniziare seriamente a combattere le bufale che sulla chimica si diffondono. Con diverse sfumature. Anche a livello di marketing.

Valentina Domenici docente del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa è entrata recentemente nella task force (di cui fanno parte anche Sara Tortorella, Stefano Cinti, Valeria Costantino, Elena Lenci, Adriano Intiso, Alberto Zanelli e Luciano D’Alessio) e subito mette in guardia: in giro c’è tanta chemofobia.

Quali sono le fake news che hanno creato più danno e come le avete scoperte e spiegate?

Tra le fake news relative alla chimica, quelle più diffuse e di impatto sull’opinione pubblica, sono legate alle scie chimiche. Queste hanno avuto e ancora hanno grande risonanza soprattutto in rete e sui social. I chimici e in generale gli scienziati cercano di spiegare in modo più chiaro e semplice possibile l’origine scientifica di questi fenomeni.

Purtroppo, però, queste spiegazioni talvolta sono ritenute insufficienti, soprattutto da parte di chi è più propenso a farsi influenzare da idee complottiste e in generale preferisce tenere atteggiamenti anti-scientifici e irrazionali. Per rispondere alle fake news, non sempre bastano le spiegazioni tecnico-scientifiche, e questo i comunicatori della scienza e gli scienziati lo sanno molto bene.

Il lavoro da fare quindi non è semplice e si pone obiettivi più a lungo termine. In passato un’altra fake news ha destato piuttosto scalpore, quella della cosiddetta neve chimica: si diceva che venisse prodotta artificialmente inserendo all’interno nanoparticelle magnetiche e che avesse lo scopo di inquinare l’ambiente e addirittura manipolare le persone.

Anche in questo caso, purtroppo, a prevalere erano atteggiamenti complottisti, associati a una diffusa sfiducia nelle istituzioni, tra le quali veniva considerata anche la stessa comunità scientifica. Per contrapporsi a queste idee sbagliate o addirittura folli, dal punto di vista scientifico assolutamente insensate, è necessario un lavoro lungo e un impegno collettivo da parte di tutti gli scienziati, ma anche di altri attori, come la scuola, i media e, non ultimo, la politica.

Oltre alle fake news più note, ci sono anche le notizie o informazioni sbagliate, che hanno generalmente un minore impatto sull’opinione pubblica, ma sono altrettanto gravi, perché per esempio, possono creare un allarmismo ingiustificato o portare le persone ad assumere comportamenti dannosi per se stessi e per gli altri.

La questione è culturale o peggio ancora, di marketing?

Il problema è certamente su entrambi i livelli, uno culturale e uno, più specifico, legato alle prassi del marketing. Dal punto di vista culturale, i chimici hanno coniato una parola per descrivere l’attitudine generale nei confronti della chimica. Si tratta della parola chemofobia, che letteralmente significa avversione irrazionale o pregiudizio nei confronti della chimica e di tutto ciò che può definirsi chimico.

La chemofobia in parte si fonda su istinti irrazionali e in parte trova sostegno in alcuni eventi teoricamente rilevanti, associati, per esempio, a disastri ambientali che hanno coinvolto alcune industrie chimiche. La questione dell’immagine della chimica nella società è di fatto molto complessa perché possono essere individuate varie origini.

Nel caso delle giovani generazioni alcuni studi recenti hanno mostrato che la diffidenza nei confronti della chimica non è l’atteggiamento dominante ma, là dove presente, sembra essere associato a una scarsa conoscenza di base della chimica o a esperienze non positive in ambito scolastico. Da qui l’importanza e il ruolo della scuola.

L’avversione nei confronti della chimica spesso è associata ad alcuni concetti sbagliati, che non hanno alcun fondamento scientifico, e che vanno a sostituire concetti scientificamente corretti. Per questo motivo il ruolo dell’educazione e in generale dell’insegnamento della chimica nelle scuole è fondamentale per evitare la diffusione di concetti completamente sbagliati.

Dal punto di vista del marketing, del resto, esistono alcune associazioni o concetto sbagliati che sono sfruttati per scopi economici, come l’associazione tra il termine chimico e artificiale, tossico, nocivo, adulterato, in netta contrapposizione con l’aggettivo naturale, che nell’immaginario comune ha prevalentemente accezioni positive e rassicuranti.

Su questa associazione-contrapposizione, che non ha nessun fondamento scientifico, alcune aziende operanti nel settore alimentare, hanno basato il loro marketing, adottato la dicitura chemical-free, o zero chimica o senza sostanze chimiche. Queste affermazioni sono chiaramente prive di senso da un punto di vista scientifico, ma sono introdotte volutamente per far leva sull’atteggiamento diffuso di chemofobia e alzare le vendite.

Il settore alimentare, come molti potranno facilmente verificare, è quello che registra attualmente il maggior numero di esempi di uso commerciale di questa idea sbagliata. Questo esempio tra l’altro dimostra come le due cose, l’aspetto culturale e quello del marketing, siano collegate tra loro.

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