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Gruppo Cap tra le nuove nomine e le buone attività

città: Milano - pubblicato il:
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Le buone attività del Gruppo Cap sono sintetizzate nel bilancio di sostenibilità presentato in questi giorni a Milano malgrado si sia, però, ancora in attesa di capire quali saranno i vertici dell’azienda a seguito di nuove nomine dei Cda pubblici milanesi.

Ma i numeri ci sono e da questi si possono dedurre anche i prossimi obiettivi, rinforzati anche con le dichiarazioni del direttore generale Michele Falcone: “Il trend degli investimenti segna una crescita che nel 2018 supera di 10 milioni la quota del 2017, per un totale di oltre 95 milioni di euro. Il che equivale a un investimento pro-capite che passa da 45 euro nel 2017 ai 51 euro del 2018, registrando un aumento del 50% rispetto alla media di 33 euro del Nord Italia (Blue Book 2017)“.

Gli investimenti risultano più che raddoppiati dal 2010 (39 milioni), segno che un bene universale come l’acqua per creare valore ha bisogno di una gestione del servizio idrico, industriale e integrata.

Certo, il mondo dell’acqua pubblica di questo ultimo decennio è totalmente cambiato, ma Gruppo Cap, guidato fino a oggi da Alessandro Russo, sta dimostrando di saper fare soprattutto di necessità, virtù.

I dati, e i commenti, escono dalla dichiarazione di carattere non finanziario relativa al 2018. Il valore economico di oltre 259 milioni di euro è distribuito agli stakeholder (anche qui un più il 10% rispetto all’anno precedente).

Da notare che è cambiata anche la metodologia seguita per redigere il bilancio di sostenibilità che vede ora integrato anche il bilancio ambientale con i relativi tre pilastri di riferimento: sensibili, resilienti e innovatori.

Sul fronte resilienza l’attenzione è forte verso i cambiamenti climatici. E qui veniamo anche ai passi futuri…

Tra le priorità, l’impegno a ridurre le perdite idriche al minimo, attraverso un attento processo di monitoraggio della rete.

Nel corso del 2018 sono stati sottoposti a controllo 2.056 km di rete acquedottistica, quasi il doppio rispetto all’anno precedente (1.287 km), consentendo l’individuazione di oltre 450 perdite occulte.

Cosa che ha permesso tra il 2017 e il 2018 di ridurre i volumi di acqua sollevati, risultato possibile anche grazie a un consumo maggiormente responsabile da parte degli utenti (260.691.415 m³ di acqua prelevata nel 2018 contro i 278.659.455 del 2017).

Il riuso delle acque trattate è un must in linea con le previsioni di scarsità future della materia prima. Con questa si possono pulire le strade (come avviene nel Comune di Assago) e centrale in questo senso è l’attenzione al riutilizzo per uso irriguo.

A novembre 2018 presso il depuratore di Peschiera Borromeo è stato avviato il primo Sanitation Safety Plan italiano, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e con la supervisione della North Carolina University, che permette l’analisi dei rischi per riuso a scopo irriguo.

Il risultato è che nel 2018, l’acqua trattata riutilizzata è aumentata del 15,5% rispetto al 2017 (69 milioni di metri cubi contro i 60 milioni dell’anno precedente).

Energia, che vuol dire anche biogas e biometano rendono l’azienda fortemente indipendente da fonte fossile e a km zero in piena ottica di economia circolare.

Biometano e fertilizzanti e altri sottoprodotti come cellulosa, pannelli bio-edilizia, fosforo, bioplastiche, proteine (anche grazie alle convenzioni con aziende produttrici come Danone che conferisce a Gruppo Cap scarti organici come gli yogurt scaduti), sono le nuove risorse nate dal processo di riconversione circolare.

Grazie ai progetti di circular economy, il recupero rifiuti si attesta intorno al 72,2%. Sui fanghi, anche se la normativa non dà certezze Gruppo Cap ha già avviato il progetto di simbiosi industriale della biopiattaforma di Sesto San Giovanni che permetterà nei prossimi anni il trattamento termico dei fanghi prodotti dai 40 depuratori.

Intatto, si investe anche nella ricerca e nelle startup che incubate nel Centro Ricerche Salazzurra iniziano una collaborazione su diversi fronti. Tra cui l’agricoltura.

È questo il settore di Hexagro Urban Farming (nome anglofono, realtà comunque italiana che ha appena vinto la Call for Ideas legata al programma #waterevolution Innovate H2O,) che sta lavorando su il Living Farming Tree, orto automatizzato high-tech, che consente la coltura di piante medicinali e aromatiche tramite l’esperienza interattiva IoT (Internet of Things), basata su processi di gamification o come Bluetentacles (anche questa realtà comunque italiana) che lavora su soluzioni tecnologiche in grado di irrigare secondo le dinamiche dell’agricoltura di precisione, applicandole a impianti preesistenti che adottano turni a schedulazione oraria.

Grazie all’integrazione di parametri climatici e ambientali, alla sensoristica di campo e a un sistema di supporto alle decisioni, Bluetentacles sarebbe in grado di irrigare quando davvero è necessario.

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